domenica, Settembre 27, 2020

Attenzione: Meme a rischio!

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

Internet e i social media stanno diventando sempre più un’agorà del cinismo brillante. Principi indiscussi di questo regno ironico sono i cosiddetti MEME. Celeberrimi pattern formati da immagini e parole: niente di più semplice e niente, al contempo, di così dirompente. Dagli albori della cultura memetica dell’internet 2.0 alla pletora di strati d’ironia attuale, in gergo chiamati layers, i meme sono diventati i veri protagonisti dei salotti social. Perché?

Meme protagonisti dei salotti social

Le risposte al quesito sovrastante sono molte, riassumibili nella formula: perché viviamo in una società postironica. Dove tutto è scherzo, replica, boutade, risposta all’attacco, stilettata. Una divertente e variopinta tempesta di merda, insomma. Ma, in termini pratici, che cosa significa tutto ciò? La storia della memetica ha inizio con il celebre saggio del biologo Clinton Richard Dawkins Il gene egoista: in questo testo rivoluzionario del 1976, lo scienziato inglese modifica la tesi darwiniana della selezione naturale – non più la specie, secondo Dawkins, ma i geni sono coloro che comandano e guidano l’evoluzione del genere umano: e noi individui senzienti saremmo soltanto gli involucri, gli strumenti di questo cammino perpetuo…

Memetica, una storia di alti e bassi

Da allora, sulla fine degli anni settanta, il meme e l’omonimo nome hanno vissuto una storia di alti e bassi, con più ombre che luci, dato che la memetica, ossia uno studio materialista della cultura, non ha mai effettivamente sfondato, fino all’avvento dei social media. Qui, in questo locus amoenus del sollazzo witty e intelligente, ma al contempo usbergo dei più triviali slogan, il meme ha trovato l’habitat ideale per allignare e far fiorire il cazzeggio elevato.

Il meme ha fatto breccia nei cuori

Sùbito e subìto, questo strumento poliedrico ma sempre uguale a sé stesso ha fatto breccia tra i cuori e le menti di tanti surfisti del web, soprattutto di politicanti o aspiranti tali. Sì, perché Facebook nel frattempo è diventato la nuova agorà sociale, l’età media dei suoi utenti sta crescendo sempre più, e la politica ne ha occupato lesta le sue casematte. Tutto molto bello, forse, ma il gioco, ora, rischia di rompersi. La Corte Europea di Strasburgo ha infatti qualche mese fa dichiarato che questo “scherzo infinito” violerebbe i termini di Copyright vigenti nella giungla del web. Addirittura, l’articolo 13 di questa legge sul copyright è stato definito (rullo di tamburi) il “divieto del meme“. In pratica, le grandi piattaforme come Facebook, che contengono all’interno miriadi di immagini, meme e informazioni, potrebbe (con questa legge) dover chiedere all’utente di inserire questi contenuti attraverso un filtro di caricamento…

Internet è libertà ma oggi rischia di snaturarsi

Filtro di caricamento che riconosce le immagini protette da copyright, come quelle utilizzate dai nostri amati meme, impedendone l’upload. Siamo in un limbo multimediale, in attesa della decisione. Da un lato è corretto, forse, proteggere il copyright delle creazioni altrui, dall’altro, Internet è intrinsecamente libero e “condivisibile”. E questo provvedimento snaturerebbe non poco la sua natura originale. Il parlamento europea sta per l’appunto discutendo questo tema spinoso, ma nel frattempo, anche i paesi membri devono cominciare a discutere seriamente di questi meme. Ne va del futuro di Internet.   di Alessandro Isidoro Re

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

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