mercoledì, Dicembre 2, 2020

Coding per bambini, come aiutare lo sviluppo del pensiero logico

Il coding per bambini è un nuovo approccio alla didattica scolastica, pensato per avvicinare i più piccoli ai concetti base dell’informatica e del pensiero computazionale.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Avete mai sentito parlare di coding? Significa programmazione informatica e di base serve all’uomo per “dialogare” con il computer, cioè impartire alla macchina comandi chiari da eseguire. Ultimamente sempre più spesso la parola viene associata alla scuola e alla didattica e si lega ai concetti di logica e pensiero computazionale. Vale la pena saperne di più.

Il coding a scuola

Lo studio del coding per bambini sta diventando centrale nel dibattito sull’insegnamento, poiché sempre più educatori sono convinti che nell’era digitale imparare a scuola il linguaggio di programmazione sia un’attività di base necessaria come leggere, scrivere, contare o imparare una seconda lingua. È un diverso approccio alla didattica scolastica, la cui prerogativa è “imparare facendo” e, nel caso dei più piccoli, imparare giocando. Lo studio del coding percorre strade nuove e mette al centro dell’apprendimento dei ragazzi la programmazione informatica come strumento necessario allo sviluppo del pensiero computazionale, ovvero l’attitudine a risolvere problemi complessi in modo semplice, stimolando la creatività. Studiando il coding i ragazzi non solo imparano a programmare, ma programmano per apprendere.

Coding per bambini, non solo informatica

coding per bambini
Il coding per bambini prevede un diverso approccio alla didattica scolastica. La prerogativa è “imparare facendo” e, nel caso dei più piccoli, imparare giocando.

Letteralmente coding significa ‘scrivere un codice’. In maniera informale, più spesso, con il termine coding ci si riferisce alla programmazione informatica, ma nella pratica è molto raro che un programmatore usi tale parola per riferirsi alla sua attività quotidiana, preferendo piuttosto parlare di programming, programmazione, o developing, sviluppo. Ciò per dire che insegnare il coding a scuola non è solo un modo per formare futuri programmatori, di cui il mercato del lavoro comunque fa sempre grande richiesta, come non insegniamo ai bambini a scrivere affinché diventino scrittori.

Cos’è il coding, qualche nozione

In sostanza, il coding altro non è che una sequenza ordinata di informazioni, una sequenza logica che servirà, nel nostro caso all’alunno, per “dialogare” con il computer e impartirgli comandi. Apprendere questo linguaggio serve a sviluppare concetti logici, a insegnare il pensiero computazionale, oltre che ad avvicinarsi alle basi della programmazione informatica in modo pratico e divertente. Il coding per bambini, infatti, prevede un approccio ludico e ciò è particolarmente efficace perché cattura la loro attenzione. Gli studenti credono semplicemnte di giocare davanti a uno schermo e invece, giocando, stanno imparando il pensiero computazionale.

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Coding scuola primaria, una nuova idea di didattica

La conoscenza del coding e del pensiero computazionale hanno una ricaduta incredibile sullo sviluppo cognitivo e personale di ogni alunno. Per gli studenti più giovani e aperti l’insegnamento di queste discipline significa studiare la scienza e la tecnologia in un modo nuovo e avvincente, significa diventare parte attiva nel processo educativo. Lo studente “costruisce” letteralmente il proprio apprendimento. Ma cosa significa in pratica quanto detto?

Il coding a scuola, spiegato

coding per bambini
L’obiettivo del coding per bambini è quello di far sviluppare loro il pensiero computazionale, ovvero la capacità di risolvere problemi complessi con strategie semplici.

I ragazzi si trovano davanti a un PC, un tablet o un robot. PRATICAMENTE, viene chiesto loro di animare, far prendere vita, far muovere i loro personaggi in un certo modo. Imparando a farlo, acquisiscono il linguaggio informatico e risolvono il problema che hanno di fronte. Il modo più interessante di proporre il coding per bambini, infatti, è quello di realizzare esperienze di apprendimento creativo attraverso piattaforme specifiche. Ai bambini viene richiesto di esplorare le offerte dell’ambiente di programmazione per provare a realizzare un loro progetto che li appassioni, che li stimoli e interessi. Nel farlo hanno occasione di confrontarsi con i loro vicini e, anzi, devono essere stimolati a farlo per lasciarsi ispirare dai progetti degli altri, mostrando e spiegando cosa, invece, hanno fatto loro.

Coding, imparare giocando

Tutto questo avviene in un ambiente giocoso, dove giocare sta per ‘imparare facendo’. E mentre ci si diverte si supera più facilmente la paura di fare cose nuove, affrontare sfide o sbagliare. Solo allora l’errore diventa vera occasione di miglioramento. È per questo che quando si parla di coding si fa riferimento a tutta una serie di competenze trasversali legate allo studio della disciplina, quali stimolo della creatività, attitudine a lavorare in gruppo e capacità di risolvere problemi complessi con soluzioni semplici.

Informatica per bambini, perché se ne sente il bisogno

Finora abbiamo detto che apprendere il coding sin da piccoli è un modo per contaminare la didattica rendendola più avvincente per gli studenti, permette di acquisire competenze trasversali importanti per lo sviluppo della mente ed è un modo per introdurre i bambini nell’era digitale, rendendoli “alfabetizzati” e consapevoli degli strumenti a loro disposizione. Ma cosa più importante, il linguaggio di programmazione serve a sviluppare il pensiero computazionale. Sul sito del Miur dedicato al progetto di inserimento del pensiero computazionale e coding nelle scuole, Programma per il futuro, per meglio comprendere di cosa si sta parlando, si è scelto di mostrare direttamente un esempio pratico, tratto dl film Apollo 13.

Secondo la definizione data dal Miur:

Con il pensiero computazionale si definiscono procedure che vengono poi attuate da un esecutore (agente), che opera in modo “meccanico” e “inconsapevole” nell’ambito di un contesto prefissato, per raggiungere degli obiettivi assegnati.

Cos’è il pensiero computazionale

L’espressione ‘pensiero computazionale’ fu introdotta nel 2006 da una scienziata informatica americana, Jeannette Wing, per descrivere l’insieme dei processi mentali coinvolti nella formulazione di un problema e della sua soluzione. In altre parole, il pensiero computazionale è un’abilità, è la capacità di risolvere un problema pianificando una strategia, o per dirlo che le parole della Wing, significa “pensare come un informatico, in modo algoritmico e a livelli multipli di astrazione”.

Pensare in modo computazionale significa, dunque, essere in grado di scomporre un dato complesso in parti, suddividere il processo decisionale in singoli step e arrivare alla risoluzione del problema. In realtà è un comportamento che ognuno mette in partica quotidianamente, ma in modo inconsapevole. Allenare questa capacità, e renderla propria sin dalla tenera età, potrebbe avere invece risvolti incredibili per lo sviluppo dei ragazzi.

Coding per bambini e logica computazionale, cosa lega i due concetti

coding per bambini
Nell’era digitale studiare conding a scuola significa “alfabetizzare” i più piccoli e renderli consapevoli degli strumenti a loro disposizione.

Per meglio chiarire ancora questi due concetti e ciò che li lega, si potrebbe definire il coding come la palestra del pensiero computazionale. Di conseguenza, lo strumento didattico più efficace per educare i bambini al pensiero computazionale è certamente il coding. Tutto sommato è una sequenza semplice: il coding insegna a risolvere un problema, risolvo il problema attraverso una serie di istruzioni che impartisco al pc perché conosco il linguaggio informatico. Così facendo, sviluppo il pensiero computazionale.

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Coding per bambini, gli strumenti

Il modo più interessante di proporre il coding per bambini, infatti, è quello di realizzare esperienze di apprendimento creativo attraverso piattaforme specifiche.

Per fare coding a scuola, come a casa, esistono numerose piattaforme su Internet che insegnano a scrivere e a usare il codice di programmazione. Tra le più conosciute:

Code.org

Per chi parte da zero è consigliabile l’uso di code.org che consente la programmazione a blocchi e si comporta come un vero e proprio videogioco. Il bambino si trova a dover evitare ostacoli o a fuggire per non farsi catturare da qualcuno, per fare degli esempi, e per vincere la sfida deve risolvere il problema, trovando le soluzioni possibili. Così facendo, il bambino scrive inconsapevolmente righe di codice informatico, poiché a ogni blocchetto corrisponde una funzione e un codice stabilito. Materialmente si sono solo spostati blocchetti rettangolari, in pratica si è fatta esperienza di coding.

Programma Scratch o Scratch Jr

Un’altra piattaforma divertente su cui fare esperienza è sicuramente Scratch. Ideata dal MIT, Massachusetts Institute of Technology di Boston, anche Scratch utilizza i blocchi e permette di creare storie interattive, videogiochi e animazioni. Su Scratch i progetti realizzati potranno anche essere condivisi con i membri della comunità e lavorati insieme. Un veloce tutorial vi introdurrà all’utilizzo della piattaforma. Un modo facile e divertente per iniziare a familiarizzare con algoritmi, cicli e variabili. Per i più piccoli, bambini dai 5 ai 7 anni, c’è anche la possibilità di scaricare Scratch Junior, una versione con interfaccia semplificata e adatta anche ai più piccoli.

Codeacademy.com e CoderDojo

Ancora, esistono club gratuiti il cui obiettivo è l’insegnamento della programmazione informatica dei più piccoli attraverso il gioco e il divertimento. Tra questi si consigliano Codeacademy.com, una piattaforma online gratuita. Oppure, ci si può rivolgere direttamente al CoderDojo più vicino a casa, community locali create e gestite da volontari.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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