lunedì, Ottobre 25, 2021

Bolsonaro indagato dall’Aia per genocidio dei popoli nativi del Brasile

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Il Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, è stato indagato dall’Aia per “istigazione al genocidio” nei confronti dei popoli nativi in Brasile, popoli sterminati dal Covid perché abbandonati a se stessi e derubati delle loro terre per interessi economici di multinazionali e cercatori d’oro.

La denuncia del 2019

Di fatto la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia ha accolto la denuncia che l’organizzazione in difesa dei diritti umani Comissao Arns e la rete di avvocati Coletivo de Advocacia em Direitos Humans (Cadhu) avevano presentato nel novembre 2019. Una cosa più unica che rara, infatti è la prima volta che viene fatta un’indagine preliminare di questo tipo su un presidente ancora in carica.

Nelle oltre 70 pagine del documento accolto dalla Cpi, le accuse a Bolsonaro sono di “istigazione al genocidio” delle comunità di nativi brasiliani e di politiche che danneggiano l’ambiente in cui vivono queste popolazioni. Vengono citati atti del governo apertamente ostili ai diritti degli indigeni e vengono forniti documenti e dichiarazioni che esortano a invadere le riserve e a sfruttare i minerali in quei territori. Lo ha spiegato l’avvocato Belisario Dos Santos Junior, membro della Commissione Paulo Evaristo Arns, al quotidiano argentino Pagina 12

I nativi tra multinazionali e cercatori d’oro

Bolsonaro indagato dall'Aia per genocidio

Le popolazioni di tutta l’America Latina e in particolare quelle amazzoniche hanno sempre subito abusi e violenze. La deforestazione che da decenni rade al suolo sempre più porzioni della Amazzonia brasiliana ha messo in ginocchio intere comunità di abitanti indigeni, private delle loro terre e delle loro fonti di sostentamento. Il disboscamento sistematico fa continuamente posto a coltivazioni intensive da parte di aziende multinazionali e permette lo sfruttamento selvaggio delle risorse minerarie di cui il Brasile è ricchissimo.

Se già migliaia di membri di comunità tradizionali erano morti a causa di violenze, sfollamenti o condizioni di vita imposte dai vari governi, in particolare da quello di Dilma Rousseff, nel 2018 è arrivato Bolsonaro a dare il colpo di grazia finale, in combutta con i cercatori d’oro e le grandi lobby multinazionali. Le sue politiche sin dall’inizio sono state dichiaratamente contro le popolazioni indigene alle quali il presidente ha anche tolto l’assistenza sanitaria durante la pandemia, condannandole allo sterminio. Appena due anni di presidenza e ha già collezionato una tale serie di violazioni di diritti umani che ha sollevato indignazione, polemiche e numerosi appelli da parte di organizzazioni internazionali.

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Bolsonaro indagato dall’Aia

Bolsonaro è stato dunque indagato dall’Aia per genocidio. La Procuratrice Capo della Cpi, la giurista gambiana Fatou Bensouda, ha accolto la denuncia non solo per le numerose e dettagliate prove fornite contro di lui, ma anche per la cattivissima opinione che la comunità internazionale ha del Presidente brasiliano, il quale oltretutto, dopo la vittoria di Joe Biden, non gode più del potente appoggio dell’uscente Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il processo vero e proprio tuttavia sarà avviato solo quando e se la denuncia supererà la fase chiamata “analisi della giurisdizione“.

La denuncia dell’Arns non è la sola contro Bolsonaro. A luglio scorso l’Associacao Brasileira de Juristas pela Democracia (Abjd) lo ha denunciato per crimini contro l’umanità per la cattiva gestione della pandemia. Bolsonaro è un negazionista del Covid e con le parole “Tanto prima o poi dovremo morire tutti” ha liquidato il problema lasciando spegnersi quasi 200mila vite umane di suoi connazionali.

Verrà condannato?

La Corte Penale Internazionale dell’Aia, che fa capo alle Nazioni Unite, deve ancora percorrere diverse tappe. Il processo a cui verrebbe sottoposto Bolsonaro potrebbe durare anni e sarebbe comunque influenzabile dalla situazione politica internazionale che via via si verrebbe a verificare. Certo è che in questo momento il presidente brasiliano è isolato e le ultime elezioni municipali hanno mostrato quanto sia in crisi e stia perdendo consensi. C’è solo da aspettare e vedere se i meccanismi multilaterali, che recentemente hanno perso molta forza a causa dei sovranismi che li vorrebbero smantellare, avranno ancora il potere di far valere e rispettare il Diritto Internazionale.

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Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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