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Bologna, ecco chi c’è dietro il movimento delle sardine

Quando gli ideali bastano a realizzare qualcosa di grande: la storia dei quattro trentenni che hanno portato migliaia di persone in piazza Maggiore per protestare contro il fascismo.

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Quattro poveri cristi decidono di fare la rivoluzione e, con i sogni in tasca e senza raccomandazioni, si mobilitano per far sentire la voce di un’intera città. Quattro amici al bar volevano cambiare il mondo, avrebbe detto Paoli, cantando la disillusione che spegne gli ideali di gioventù con il passare degli anni e la materiale crudezza della vita. Ma è davvero sempre così, o qualche volta è possibile riuscire a cambiare le cose, anche senza essere schierati, anche quando si è distaccati da ogni contesto politico e guidati soltanto da un’idea?

Qualche volta si può, e la prova è l’impresa di Mattia Santori, il 32enne che ha portato migliaia di bolognesi in Piazza Maggiore in segno di protesta contro la Lega di Matteo Salvini. Perché a volte, a smuovere gli animi in un periodo di malessere condiviso basta proprio un’idea: un pesce che non abbocca all’amo dell’odio e della paura. Bologna, la rossa, la città di sinistra per antonomasia, lo scenario.

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Un’idea diffusa grazie al potere dei social

Tutto nasce una notte, in un appartamento condiviso dove Mattia incontra i tre amici più fidati. La sua piccola parte per cambiare il mondo, o almeno qualche vita, Mattia l’ha sempre fatta: insegnante di basket per disabili, presidente di un’associazione di beneficenza, attivista impegnato nel miglioramento dei playground delle periferie. Forse per questo conosce l’importanza della determinazione, così come la portata mediatica e la potenza e dei social.

Come lui anche gli altri si danno da fare per migliorare quello che hanno intorno. C’è Roberto Morotti, ingegnere con uno smodato interesse per le tecniche innovative di riciclo della plastica. Giulia Trappoloni, la più giovane, di mestiere fa la fisioterapista e di storie di tenacia e determinazione ne vede ogni giorno. Andrea Gareffa, infine, dopo aver vissuto a lungo altrove, è tornato in Italia a fare da guida turistica e mostrare ai visitatori le meraviglie di casa.

I quattro decidono di provarci e partono alla ricerca di 6000 persone da far stare strette come sardine in Piazza Maggiore. Sei giorni di tempo per andare in vantaggio numerico su Salvini e la Borgonzoni. La pagina Facebook viene lanciata e un mare ─ è proprio il caso di dirlo ─ di pesci di carta distribuiti agli interessati. Niente bandiere né simboli politici, solo gli slogan “Bologna non si Lega” e “L’Emilia Romagna non abbocca” riproposti in diverse varianti sugli striscioni.

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Un successo virale

La missione riesce: la piazza è gremita, le persone raccolte sono il doppio di quelle immaginate. Talmente tante che c’è chi cerca di sminuire il risultato facendo girare una bufala sulla presunta manipolazione delle foto di un capodanno passato spacciate per quelle della manifestazione.

E adesso? Adesso ogni cosa torna alla normalità, forse. Lo scopo della manifestazione era far riflettere, lanciare un messaggio chiaro a chi cerca di traghettare Bologna dall’altra parte, lei che il sangue l’ha sempre avuto di un rosso acceso. Questa era la scintilla di partenza, il monito all’avversario, il “noi ci siamo, anche se fino ad ora abbiamo preferito non fare troppo rumore”. Il primo passo verso le elezioni, quelle che sole decreteranno il vincitore. Per adesso, le sardine hanno parlato.

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di Marianna Chiuchiolo

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