Per milioni di persone il caffè del mattino è un rituale quotidiano irrinunciabile. Da anni, però, la ricerca si interroga sugli effetti del suo consumo, se rappresenti un beneficio o un rischio per la salute cardiovascolare. A oggi lo studio A scientific statement about Caffeine and Cardiovascular disease, dell’American Heart Association, pubblicato sulla rivista “Circulation”, offre un quadro più chiaro.
Le evidenze disponibili indicano che un consumo moderato di caffeina è generalmente compatibile con la salute cardiovascolare e, in alcuni casi, può essere associato a un minor rischio di sviluppare determinate patologie. Il caffè contiene infatti numerosi composti bioattivi, tra cui polifenoli e altre sostanze dotate di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, che sembrano esercitare un effetto favorevole sul sistema cardiovascolare.
Per gli adulti sani, il limite di assimilazione considerato sicuro è di circa 400 mg al giorno, una quantità che corrisponde indicativamente a quattro o cinque espressi, pur con le dovute differenze legate al tipo di caffè e al metodo di preparazione.
Le regole PER IL consumo di caffè

Il sistema cardiovascolare può beneficiare di un’assunzione responsabile di caffè, purché vengano rispettate le principali linee guida rispetto il suo consumo. Il primo parametro da considerare riguarda la dose complessiva di caffeina.
Un espresso tradizionale, stando a quanto riportato su “Mondosanità”, contiene mediamente circa 80 mg di caffeina, sebbene il contenuto possa variare in funzione della miscela, del grado di tostatura, della quantità di caffè utilizzata e del metodo di estrazione. Di conseguenza, non è possibile stabilire un numero universale di tazzine valide per ogni individuo, poiché la tolleranza alla caffeina varia considerevolmente da persona a persona.
Anche la modalità di preparazione può fare la differenza. Il caffè non filtrato, come quello della moka, contiene quantità maggiori di cafestolo, sostanza che, se consumata in quantità elevate e per lunghi periodi, può contribuire all’aumento del colesterolo LDL. Le preparazioni come quelle in capsula, invece, trattengono gran parte di questo composto, riducendone significativamente l’assunzione.
Particolare attenzione deve essere riservata anche alle bevande energetiche. A differenza della bevanda oggetto di ricerca, gli energy drink associano elevate concentrazioni di caffeina ad altri composti stimolanti e a un importante contenuto di zuccheri, determinando un aumento del rischio di palpitazioni, insonnia e stress, soprattutto e altri effetti indesiderati, soprattutto nei soggetti più sensibili.
i risultati dello studio
Lo studio A scientific statement about Caffeine and Cardiovascular disease ha rilevato quindi un’associazione tra il consumo moderato di caffè e una minore incidenza di malattia coronarica, scompenso cardiaco e ictus, ma non solo. Le evidenze degli esperti:
I dati provenienti da studi randomizzati, controllati e condotti su consumatori abituali di caffè, hanno mostrato che, grazie all’azione della caffeina, si riduce il rischio di incombenza della fibrillazione atriale.
La maggioranza degli studi suggerisce una relazione inversa tra il consumo di prodotti contenenti questa sostanza alcaloide stimolante, di origine naturale, e la pressione arteriosa.
Dunque, il consumo della bevanda è stato associato a un minor rischio di insorgenza della patologia corrispondente al diabete di tipo 2.
Il caffè non fa meglio, ma il consumo moderato è compatibile con la salute cardiovascolare.
Nonostante gli aspetti positivi, è chiaro che la bevanda in questione non sostituisce le principali strategie di prevenzione cardiovascolare, come una dieta equilibrata, l’attività fisica regolare e il controllo dei fattori di rischio, ma può rappresentare una scelta compatibile con la salute del cuore quando consumato con moderazione.
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