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13 Febbraio, festa della ricerca scientifica

Il 13 febbraio 1929 Alexander Fleming presentava al mondo la scoperta della penicillina, una pietra miliare nella storia della scienza. Ecco perché.

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Il 13 febbraio del 1929, esattamente 91 anni fa Alexander Fleming presentava al Medical Research Club di Londra le sue ricerche in merito a quella che sarebbe poi diventata probabilmente la più importante scoperta del XX secolo in campo medico: la penicillina. Attualmente la penicillina non si usa quasi più, dato che esistono antibiotici di altre categorie, con usi più mirati e che hanno efficacia su un spettro più di batteri più elevato, ma la scoperta è stata una pietra miliare per la scienza medica.

La penicillina: farmaco superato dal tempo ma non dalla storia

Oggi esistono diverse tipologie di esami che consentono agli immunologi di scegliere l’antibiotico appropriato in funzione dell’agente batterico patogeno. Fatto sta che negli anni ‘30 del Novecento la comunità scientifica internazionale, e in particolare quella anglosassone, avviarono una grossa sperimentazione su scala mondiale, potendo usufruire di cavie volontarie spinte dalle necessità della Seconda Guerra Mondiale. Anche l’attrice Marlene Dietrich nel 1943 fu curata con la penicillina in seguito ad un’infezione contratta a Bari, mentre era in viaggio in Europa per allietare le divisioni americane. Una scoperta rivoluzionaria che ha salvato la vita di decine, forse centinaia di milioni di persone.

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La scoperta di Vincenzo Tiberio: bere da un contenitore ammuffito curava i problemi intestinali

Eppure in Italia già nel 1895 Vincenzo Tiberio, un giovane medico ricercatore molisano dell’Università di Napoli, aveva fatto delle ricerche e ottenuto risultati incoraggianti sull’uso delle muffe a scopo antibatterico. In maniera particolare, essendo molisano e frequentando l’Università di Napoli, si era trasferito ad Arzano a casa di una zia paterna. Si rese conto che l’acqua piovana raccolta da un pozzo nella villa provocava dei problemi intestinali a coloro che la bevevano. Successivamente si rese conto che quando il contenitore era pieno di muffe i problemi gastroenterici non si verificavano. Decise allora di prendere le muffe e farle analizzare, sperimentando il tutto su un gruppo di ratti. Dopo vari esperimenti capì che il prodotto delle muffe, in quantità inferiore ad un centesimo del peso della cavia, produceva dei benefici antibatterici.

Correva l’anno 1895, e nel laboratorio di Igiene dell’Università di Napoli Vincenzo Tiberio si era reso conto delle potenzialità delle muffe in funzione di eliminazione degli schizomiceti, cioè dei comuni batteri responsabili di numerose infezioni. Probabilmente i tempi non erano maturi e Tiberio non ebbe seguito da parte della comunità scientifica italiana.

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Una scoperta dettata da un colpo di fortuna

Nel 1928, con una scoperta molto fortuita, dovuta anche ad una gita che lo scienziato britannico aveva promesso alla sua famiglia, Fleming capì come la decomposizione delle muffe potesse produrre il primo antibiotico della storia: la penicillina. Forse i tempi erano maturi, o forse l’impero britannico era più propenso a capire le potenzialità delle scoperte scientifiche e le loro possibili applicazioni. O forse Tiberio aveva egli stesso sottovalutato le sue potenzialità alla fine del XIX secolo, prima di arruolarsi in marina.

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Una festa per la scienza e per tutta l’umanità senza confine di nazione

Fatto sta che la storia è andata così: Fleming e la penicillina hanno salvato la vita di centinaia di milioni di persone, ma è giusto, dopo 91 anni, pensare che quello di oggi sia un anniversario da festeggiare per la scienza intera. Le scoperte fatte per il bene di tutta l’umanità non hanno bandiera, non hanno genere, non hanno paese. Citando Kennedy, dal famoso discorso ribattezzato For All Mankind, “Sono conquistate e messe a frutto per il bene dell’Umanità intera”. Ma nel giorno di questa grande festa per tutti è giusto ricordare anche Vincenzo Tiberio, il medico italiano che scoprì le funzioni battericide delle muffe.

Domenico di Sarno

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