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“Vogliamo dire addio ai rifiuti plastici e mantenere il pianeta pulito”, la sfida di Unilever

L’azienda sta mettendo a punto una tecnologia per ottenere imballaggi di plastica riutilizzabili, riciclabili o compostabili entro il 2025. Ecco come.

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Unilever è tra le aziende leader nella vendita di beni di largo consumo. Immette sul mercato tonnellate di plastica e packaging per realizzare contenitori per condimenti, bevande, prodotti per la cura della casa e della persona e molto altro. La multinazionale ha oltre 200 filiali in tutto il mondo ed è presente in 90 Paesi, conta migliaia di dipendenti ed è quotata in borsa.

Questo colosso anglo-olandese è impegnato dal 2010 nel programma Unilever Sustainable Living Plan, volto a ridurre l’impatto sull’ambiente controllando la produzione di Co2 e il consumo di risorse idriche attraverso il ripensamento di modelli di business sostenibili. Sanjeev Das, Global Packaging Director, collaboratore di Unilever dal 2004, ha spiegato chiaramente quali sono le risorse messe in campo dell’azienda:

In Unilever, ci siamo impegnati ad assicurare che tutti i nostri imballaggi di plastica siano riutilizzabili, riciclabili o compostabili entro il 2025 e siamo costantemente alla ricerca di tecnologie rivoluzionarie che ci possano aiutare a raggiungere questo obiettivo. Quando ci hanno presentato Ioniqa, abbiamo subito intuito il potenziale dell’azienda.

Gli imballaggi green non sono la vera novità, è già dal 2017 che Unilever si è votata a questo obiettivo. Il vero salto in avanti dell’azienda è la partnership avviata con Ioniqa. Quest’ultima è una nuova realtà dei Paesi Bassi che lavora nella trasformazione del PET.

Ioniqa ha sviluppato una tecnologia che impiega un magnetic catalyst brevettato per portare la plastica PET al livello molecolare, vale a dire a quello originale. In questo modo è possibile rimuovere le tracce di colore e le impurità da qualsiasi tipo di rifiuto e trasformarlo in plastica pura, pulita e trasparente, pronta per i prodotti alimentari.

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La plastica come risorsa da sfruttare all’infinito, è davvero possibile?

Il polietilentereftalato, il PET, è molto usato per produrre gli imballaggi di plastica. Si tratta di un materiale talmente versatile che gli usi a cui è destinato sono innumerevoli. Purtroppo, riusciamo a riciclare solo il 15% di tutto il PET prodotto. Il resto finisce negli inceneritori, in discarica o nell’ambiente, sostanzialmente per la mancanza di infrastrutture adibite a raccogliere e smaltire rifiuti plastici. Inoltre, una volta colorato o contaminato da sostanze alimentari, questo materiale non è più adatto al riciclo. Per questo la tecnologia messa a punto da Inoqua risulta rivoluzionaria: riportando la plastica allo stato originale, cioè pura e non contaminata, sarebbe possibile riciclarla per intero e infinite volte.

Unilever pensa alla plastica come una risorsa da sfruttare e gestire in modo efficiente. Realisticamente è un prodotto valido che, se gestito correttamente, potrebbe continuare a servire il mercato. Una gestione virtuosa della plastica significa il passaggio da un modello di consumo lineare, ossia prendere-trasformare-buttare, a un modello completamente circolare.

Nei Paesi Bassi Inoqua ha già avviato una produzione di 10.000 tonnellate di PET riciclata, che sarà poi convertita in resina PET e riutilizzata per imballaggi. Ma ora bisogna estendere l’utilizzo di questa tecnologia.

Stimiamo che avremo PET circolare pronto per l’uso entro il terzo quarto del 2019. Ma non vogliamo continuare da soli. Crediamo che questa tecnologia abbia le potenzialità per rivoluzionare i processi di riciclo della plastica e trasformare l’intera industria su larga scala. Per questo vogliamo condividere quello che stiamo facendo con altre aziende che, come noi, desiderano porre fine ai rifiuti plastici e mantenere il pianeta pulito.

Unilever collabora già con diverse aziende, con governi e con ONG. Ma la strada da fare per raggiungere l’obiettivo 12 dello sviluppo sostenibile, quello relativo al consumo e alla produzione responsabile, è ancora tanta. Per questo è richiesta una maggiore collaborazione dalle Istituzioni e dalle altre grandi multinazionali che gestiscono il settore della plastica.

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di Elza Coculo

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