martedì, Marzo 2, 2021

Vaccino Johnson & Johnson in fase 3: perché l’Europa è preoccupata?

L'Ue è preoccupata per gli accordi con il vaccino Johnson & Johnson, molto atteso perché monodose.

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

Pochi giorni fa il vaccino Johnson & Johnson ha iniziato la fase 3 presentando una richiesta all’Fda per ottenere un’autorizzazione all’uso di emergenza per il suo vaccino anti COVID-19.

Dovrebbe essere autorizzato dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali) entro marzo: è stato testato su 43.783 partecipanti. Il siero anti-Covid Johnson & Johnson è monodose, per questo molto atteso in Ue.

Eppure potrebbe esserci un problema, vediamo quale.

Vaccino Johnson & Johnson, c’è un problema

Johnson & Johnson.

Il vaccino Johnson & Johnson potrebbe avere un problema: la multinazionale Usa avrebbe chiesto e ottenuto di realizzare il ‘fill and finish’ negli Stati Uniti. Inoltre, gli Usa hanno in vigore un divieto di esportazioni di vaccini.

Ciò desta molta preoccupazione in Unione Europea.

Nel contratto tra l’Ue e Johnson & Johnson è stato inserito l’obbligo di riportare i vaccini nell’Ue dopo il ‘fill and finish’. Ma questo potrebbe non accadere.

Il vaccino Johnson & Johnson è un esempio di come l’autorizzazione delle esportazioni di vaccini possa essere utilizzato anche dall’Ue per proteggere i propri interessi.

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Vaccino Johnson & Johnson, la preoccupazione Ue

Vaccino Johnson & Johnson UE.

La preoccupazione dell’Ue sulla faccenda del vaccino Johson & Johnson è reale anche dopo quanto accaduto con Pfizer e AstraZeneca. Nel secondo caso, infatti, la multinazionale anglosvedese con sede nel Regno Unito ha avvisato all’ultimo momento Bruxelles di non essere in grado di consegnare le dosi previste.

Il Ceo di AstraZeneca Pascal Soriot ha dichiarato alla stampa che il contratto parla di ‘best effort’.

L’atteggiamento della tedesca Pfizer-BionTech, invece, è stato totalmente diverso in quanto ha informato per tempo la Commissione dei problemi di produzione nello stabilimento di Puurs, dovuti ad un ampliamento della capacità produttiva e ha ripreso le forniture secondo il numero di dosi previsto.

Ecco perché l’Ue è preoccupata ed ecco perché avere le proprie multinazionali conta. Soprattutto in pandemia.

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Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

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