giovedì, Giugno 30, 2022

Tutti i virologi contro le riaperture di Draghi: “Siamo governati da incompetenti”

Virologi e sindacati si sono opposti alle riaperture del 26 aprile annunciate da Draghi: le vaccinazioni e i morti non consentirebbero gli allentamenti voluti dal Premier.

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Sindacati e virologi contro le riaperture di Draghi. Le principali disposizioni del nuovo Decreto sono le ormai note riaperture del 26 aprile, che daranno il via libera al ritorno a scuola e alle attività all’aperto, compresa la possibilità di cenare al ristorante, purché non ci si trovi in locali al chiuso.

Nel comunicare le nuove disposizioni, in conferenza stampa Draghi aveva parlato di un “rischio ragionato” che il Governo stava prendendo, anticipando di una settimana l’allentamento delle restrizioni per venire incontro alle pressanti richieste del centro-destra. Per questo motivo il Premier aveva esortato le forze dell’ordine a prestare particolare attenzione nel momento in cui si sarebbe riaperto, invitando gli italiani a continuare ad osservare un atteggiamento anti-contagio scrupoloso, con distanziamenti e mascherine.

Tuttavia, dal momento dell’annuncio delle nuove disposizioni, tutti i virologi ed esperti Covid si sono opposti alle decisioni di “allentamento” volute del Premier. Il motivo? Le vaccinazioni procedono a rilento e non consentirebbero una riapertura, senza contare le centinaia di morti giornalieri e l’andamento dei contagi, ancora preoccupante.

Virologi contro le riaperture di Draghi, Crisanti: “Vaccinare con alti livelli di trasmissione è un azzardo biologico, governati da incompetenti”

Virologi contro le riaperture di Draghi, Crisanti: "Vaccinare con alti livelli di trasmissione è un azzardo biologico"

Virologi contro le riaperture del 26 aprile. Il primo ad opporsi è stato Andrea Crisanti, professore di Microbiologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, che, in merito alle decisioni di “allentamento” previste dal Governo, ha parlato di un grosso rischio, forse affrettato. Ospite a The Breakfast Club su Radio Capital, ha detto:

I numeri non giustificano queste decisioni del Governo. L’Inghilterra è arrivata a queste scelte con 15 morti al giorno, duemila casi e il 70% di popolazione vaccinata. Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare.

Non si vaccina con alti livelli di trasmissione, è un azzardo biologico. In questo modo si dà al virus l’opportunità di mutare. Bisogna adottare il modello inglese, che ha accelerato con la campagna vaccinale quando i contatti tra i cittadini erano ridotti.

Siamo governati da persone che non hanno gli strumenti conoscitivi giusti. Nel primo Cts c’erano persone competenti, nel secondo i competenti sono in minoranza.

Pensare alle riaperture adesso vuol dire che tra un mese avremo un aumento dei casi che metterà a rischio l’estate e dovremo richiudere. Quello delle zone gialle, arancioni e rosse è un sistema infernale.

Ospite all’Aria che tira, Crisanti ha poi aggiunto:

Noi abbiamo vaccinato il 15% della popolazione e la protezione è intorno al 12%. E’ una riapertura pericolosa, le varianti possono proliferare. Inoltre mi sembra sbagliato riaprire senza blindare l’Italia da altri paesi dove ci sono le varianti, è un altro momento di pericolosità. Solo sulle scuole mi assumerei il rischio perché è impossibile tenere ancora a casa i figli, un altro svantaggio per chi è già svantaggiato oltre a un danno per questa generazione.

Virologi contro le riaperture di Draghi, Galli: “Non possiamo permetterci un messaggio di liberi tutti”

Virologi contro le riaperture di Draghi, Galli: "Non possiamo permetterci un messaggio di liberi tutti"

Tra i virologi contro le riaperture anche Massimo Galli, infettivologo del Sacco di Milano, che, intervistato dal Fatto Quotidiano, non ha nascosto una certa rabbia e ha detto:

Con l’annuncio delle riaperture è stato dato un messaggio di liberi tutti che non ci possiamo ancora permettere, ci saranno ancora un milione di infezioni attive in Italia: non tutti i positivi sanno di esserlo.

Temo la diffusione del virus: per mesi abbiamo giocato coi colori in Sardegna e abbiamo recentemente visto il risultato. Ed eccoci qui a riaprire mentre nel nostro Paese ci sono almeno un milione di infezioni attive, e la stima è conservativa.

Il rischio di cui parla il Governo è ben poco o male calcolato.

E per spiegare il netto “no” alle riaperture, Galli mostra dei dati: nel Regno Unito sono arrivati a dare 60 dosi ogni 100 persone, mentre l’Italia avrà da qui al 26 aprile circa 17 milioni di vaccinati, pari a circa 30 dosi ogni 100 persone. Il che rende la riapertura particolarmente pericolosa, tanto che Galli, al contrario di Crisanti, si è opposto pure al ritorno degli studenti in aula.

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Virologi contro le riaperture di Draghi, Andreoni: “Adesso dovremmo pensare alle chiusure, non a riaprire”

Virologi contro le riaperture di Draghi, Andreoni: "Adesso dovremmo pensare alle chiusure, non a riaprire"

Si è opposto alle decisioni di Draghi anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), nonché primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. Andreoni, intervistato dall’Adnkronos Salute, ha detto:

Stiamo riaprendo con 15mila casi e 400 morti al giorno, mentre gli altri Paesi sono in lockdown o stanno riaprendo lentamente dopo mesi di serrata e milioni di vaccinazioni. In termini epidemici, riaprire ora è un azzardo che ha una sola motivazione: quella politica.

Ricordo che le terapie intensive vivono ancora una situazione molto complicata di allerta, che non è risolta.

In un momento cruciale per la campagna vaccinale italiana dovremmo essere più rigorosi, pensare alle chiusure, non a riaprire.

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I sindacati si oppongono alla riapertura delle scuole: “Cosa è cambiato rispetto a prima?”

I sindacati si oppongono alla riapertura delle scuole: "Cosa è cambiato rispetto a prima?"

Le disposizioni del nuovo decreto porteranno il 26 aprile alla riapertura completa delle scuole, che saranno al 100% in presenza in zona gialla e arancione, mentre in fascia rossa verrà portata avanti la modalità mista, tra Dad e lezioni dal vivo, che dovranno essere almeno il 50%. Oltre a Galli, si sono espressi contro tale provvedimento anche i sindacati, che hanno espresso due giorni fa tutte le loro perplessità in videoconferenza con i rappresentanti del Ministero dell’Istruzione.

In particolare, il segretario Uil scuola, Pino Turi, ha posto una serie di domande accusatorie al Governo e ha detto:

Quali interventi sono stati messi in campo per riaprire le scuole? Cosa è cambiato rispetto a prima? Il tracciamento non è stato mai realizzato. I tamponi salivari ci sono o no?

E gli ha fatto eco Francesco Sinopoli, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza, che ha sottolineato:

Ci troviamo davanti ad un atto di volontà politica, che non è supportato da condizioni reali. Non c’è alcuna garanzia per studenti e personale scolastico.

E questa è una triste realtà: i protocolli di sicurezza, infatti, non sono stati rinnovati. Perciò non sono state distribuite alle scuole le mascherine Ffp2, le aule non sono state dotate di adeguati sistemi di aerazione, non sono stati effettuati tracciamenti e, cosa più preoccupante, non sono stati potenziati i trasporti. La decisione del Governo, sostanzialmente, è sembrata ai più una scelta politica, non fondata su evidenze scientifiche o interventi mirati, perciò inconcludente e pericolosa.

Virologi contro le riaperture di Draghi, ma Burioni è d’accordo: “Riaprire è una decisione politica”

Non proprio tutti gli esperti sono dello stesso parere. Roberto Burioni, virologo dell’Università Vita-Salute san Raffaele di Milano, in merito alle riaperture ha twittato:

La decisione di riaprire è una decisione politica, non scientifica.

Questo l’ho scritto un anno fa ma è estremamente attuale.

Burioni, infatti, quasi un anno fa, parlando del dibattito sulle riaperture dopo il lungo lockdown, si era così espresso:

È in questi momenti che la politica deve riappropiarsi di spazi che spesso ha colpevolmente trascurato o domandato ad altri. Le conoscenze scientifiche sono fondamentali nell’arrivare a decisioni quali la riapertura, ma non possono essere l’unico aspetto da tenere in considerazione.

L’interrogativo rimane: riaprire dovrebbe essere una decisione politica o scientifica? Bisogna tutelare i commercianti in rovina o proteggere i nostri anziani dal virus? Probabilmente solo il tempo ci darà la risposta che cerchiamo. Sperando che, a quel punto, non sarà troppo tardi per tornare indietro.

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Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

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