lunedì, Gennaio 17, 2022

La pandemia non ferma il traffico di cocaina in Europa: l’Irlanda è la nuova porta sul continente

L'Unione Europea ha sviluppato un grande problema con la cocaina, i sequestri intaccano minimamente la punta del mercato, adesso anche l'Irlanda è diventata uno snodo per lo smercio.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Il traffico di cocaina, contrariamente a quanto la crisi pandemica possa indurre a pensare, non ha subito battute di arresto.

La vendita della cocaina prima dell’avvento del Covid in Europa (seconda solo agli Stati Uniti come acquirente e consumatrice) era già a livelli storicamente elevati.

Secondo l’Unodc (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) solo in Europa tra il 2018 e 2019 sono state sequestrate 179 tonnellate di cocaina circa il 14% del totale sequestrato a livello mondiale. Primo il continente Sud americano con il 55% e secondi gli Stati Uniti con il 21%.

Molti funzionari antidroga delle agenzie europee che fanno parte dell’Europol, stimano che in continente si sequestrino annualmente tra il 10% e il 20% di prodotto, il che significherebbe che dal Sud America ogni anno arrivano in Europa tra le mille e le duemila tonnellate di cocaina.

Un affare quello della cocaina che nel continente sud americano genera ogni anno un flusso di soldi in entrata mostruoso, una cifra che oscilla tra i 500 e i 650 miliardi di dollari.

Spagna, centro Europa (Belgio e Olanda) sono le tre principali porte d’entrata in continente per la cocaina, anche l’Italia spesso e volentieri è stata teatro di ingenti sequestri. Con l’avvento della pandemia, pare invece che dal Sud America, qualcuno abbia individuato una porta di servizio: l’Irlanda.

Traffico di cocaina, fari accesi sull’Irlanda

Traffico di cocaina, fari accesi sull'Irlanda

Secondo l’Oedt (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenza) le misure adottate per prevenire la diffusione del
COVID-19 hanno avuto pochissimi effetti sul traffico di cocaina verso l’Europa. 

Le informazioni che giungono dai sequestri più grandi avvenuti nel 2020 in Belgio, Francia e Paesi Bassi confermano che il traffico di cocaina ha avuto, nel primo trimestre un aumento di sei tonnellate rispetto al periodo equivalente del 2019, da 12 a 18 tonnellate.

Chiaramente dai sequestri non sempre è possibile sapere da chi è stata inviata una quantità x di cocaina, ma soprattutto non è sempre possibile sapere a chi e a quale mercato locale è destinata.

Quello che però è certo è che la cocaina europea ( nonché quella prodotta per circa il 70% della domanda mondiale) è made in Colombia, Bolivia e Perù, e spesso parte dai porti di Panama e Brasile.

L’Irlanda, ai margini nord-occidentali dell’Europa, è ora diventata un importante hub nel commercio internazionale di cocaina, compresi i suoi aeroporti e porti marittimi, per la consegna all’Irlanda stessa e al continente europeo.

Cocaina, tutta proveniente dal Sud America e per la quale molti irlandesi pare vadano matti. Michael O’Sullivan, capo irlandese dell’unità antidroga dell’UE ha avvertito:

Siamo di fronte a uno tsunami di cocaina.

C’è un enorme mercato per questo in Europa.

Che cosa sta accadendo in Irlanda

Che cosa sta accadendo in Irlanda

Secondo l’Europol e il Garda (la polizia irlandese) di tutte le spedizione inviate in Europa negli ultimi 12 mesi una grande quantità di questa sarebbe stata destinata all’Irlanda, sia come consumo che come scalo.

Tra il 2020 e i primi mesi del 2021 il Garda ha sequestrato circa 33 milioni di euro di cocaina: 8 milioni nel 2020, a febbraio di quest’anno circa 12 milioni di euro di cocaina al porto della contea di Cork, la zona più a sud dell’Irlanda.

A marzo invece sono stati sequestrato 8 milioni e 200 mila euro di cocaina a Milford, questa volta a nord del paese. Effettuati più di una dozzina di sequestri più piccoli, ma tutti superiori ai 100 mila euro.

Il traffico di cocaina Sud America-UE può anche comportare il trasporto tramite voli commerciali, aerei leggeri ed elicotteri nonché insospettabili voli privati, quindi non solo trasporto marittimo via container.

Secondo le autorità irlandesi infatti molti narcos usano jet privati per contrabbandare grandi quantità di cocaina in Irlanda e poi per il successivo recapito in altri stati europei. Molto probabile è anche l’uso dei muli, per portare “piccole” quantità sui voli commerciali dal Sud America attraverso paesi terzi.

Un vero e proprio viaggio della speranza quello dei “muli”, persone che ingeriscono ovuli di coca per sfuggire ai controlli aeroportuali, rischiando di morire di overdose certa qualora uno degli ovuli dovesse aprirsi nello stomaco. Carichi celati nella stomaco per un valore che può sfiorare i 70 mila euro.

Il traffico di cocaina nel resto d’Europa durante la pandemia

Il traffico di cocaina nel resto d'Europa durante la pandemia

Nei Paesi Bassi, il traffico di cocaina nel porto di Rotterdam sembra essere continuato tra il 2020 e il 2021 anche secondo le autorità olandesi. I dati di sequestro dal porto di Rotterdam per i primi 3 mesi del 2020 mostrano un numero di sequestri più elevato rispetto allo stesso periodo del 2019.

Nel secondo trimestre del 2020, ad aprile in Spagna circa 4 tonnellate sono state intercettate al largo delle coste della Galizia.

Nello stesso periodo 4,5 tonnellate nei Paesi Bassi e 4 tonnellate in Belgio confermano che l’attività di traffico di massa persiste. L’Italia però non resta certo indietro, il 10 febbraio scorso nel porto di Gioia Tauro, è stata intercettata e sequestrata più di una tonnellata di cocaina (1,3) che avrebbe potuto fruttare alle ‘ndrine oltre 260 milioni di euro. 

Leggi anche: Gli italiani sono bianchi? Per molti americani la risposta è no

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Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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