lunedì, Ottobre 18, 2021

I talebani negano al mondo femminile anche l’istruzione

I talebani continuano a governare con il pugno di ferro, a farne le spese nella rinuncia ai diritti fondamentali sono sempre più donne, a cui ora è stato negato anche il diritto allo studio

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Sono tristi le storie che arrivano dall’Afghanistan dopo quasi due mesi di governo talebano. Specie per ciò che riguarda la vita delle donne e l’accesso a qualsiasi diritto negato loro dalla Sharia, la legge coranica con cui i talebani amministrano il loro potere.

I talebani usano la Sharia per cancellare la figura della donna

I talebani usano la Sharia per cancellare la figura della donna

Uno dei diritti negati al mondo femminile dai talebani è l’istruzione. Un episodio che lascia ben capire cosa sta succedendo è avvenuto poco tempo fa in una scuola femminile a Kabul. La direttrice vorrebbe poter conoscere i dettagli del piano dei talebani per l’istruzione delle ragazze. Ma questo non le è permesso dato che per lei è proibito partecipare alle riunioni settimanali del comitato scolastico essendo questo costituito esclusivamente da talebani. Sono per gli uomini.

La scuola è la Sayed Ul-Shuhada High School, distrutta in parte a maggio da un’esplosione causata da un’autobomba che aveva provocato la morte di 90 persone tra cui moltissime adolescenti. Quel particolare giorno, 8 maggio, a Kabul parecchi gruppi per i diritti umani protestavano ed esprimevano preoccupazione sul fatto che il ritiro delle truppe americane avrebbe lasciato le donne, e i loro guadagni educativi e sociali, particolarmente vulnerabili.

Nonostante i buoni propositi professati durante le prime conferenze stampa, una maschera da indossare davanti agli occhi del mondo, l’attuale governo emergente talebano ha ben fatto capire che intende limitare, se non cancellare del tutto, l’emancipazione lavorativa e sociale, nonché il diritto allo studio, di cui hanno goduto molte donne e ragazze negli ultimi 20 anni.

Tutto ciò richiama esattamente la prima leadership talebana. Quando hanno governato la maggior parte dell’Afghanistan alla fine del 1990, i talebani agivano esattamente come fanno oggi, tramite inferenza, intimidazione, violenza e se necessario omicidio.

La riapertura delle scuole

In Afghanistan lo scorso sabato sono stati vari i licei che hanno ripreso l’attività scolastica ma solo per studenti di sesso maschile. I talebani non hanno diffuso alcuna notizia riguardo la ripresa degli studi anche per le ragazze, che di conseguenza si sono trovate costrette a rimanere a casa.

Tutto questo, come già citato, richiama esattamente lo stesso modo di governare che i talebani attuarono la prima volta che salirono al potere. Quando furono “in carica” dal 1996 al 2001, il governo talebano anche allora negò l’istruzione a donne, ragazze e bambine.

Dopo che l’invasione guidata dagli Stati Uniti ha rovesciato il dominio talebano alla fine del 2001, le studentesse hanno iniziato a frequentare scuole e università aumentando le opportunità di una vita migliore con diritti paritari. Le donne sono state in grado di studiare per carriere nel mondo degli affari e governative, oltre che in professioni che riguardassero la medicina e la legge.

Infatti nel 2018, il tasso di alfabetizzazione femminile in Afghanistan ha raggiunto il 30%, questo secondo un rapporto dell’UNESCO, traguardo storico per il paese.

Adesso le cose sono nuovamente precipitate, da quando i talebani hanno preso Kabul il 15 agosto. Da allora hanno detto che avrebbero imposto la loro severa interpretazione della legge della Sharia.

Il nuovo governo ha detto che sarà consentita una qualche forma di istruzione per ragazze e donne, ma questi parametri non sono stati chiaramente definiti dai funzionari talebani.

Se per le donne e le ragazze sarà difficile accedere all’istruzione, qualora questo dovesse accadere resterà a ogni modo qualcosa di difficile attuazione. I talebani hanno infatti stabilito che agli uomini non sarà più permesso di insegnare a ragazze o donne. L’UNESCO ha fatto sapere che tutto questo, combinato con i vincoli nel pagamento degli stipendi degli insegnanti e il taglio degli aiuti internazionali, potrebbe avere risultati “immediati e seri” per l’istruzione in Afghanistan.

Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani e vice ministro dell’informazione e della cultura ad interim, in una recente dichiarazione pubblica ha detto che le lezioni per le ragazze di sette anni e oltre riprenderanno presto, aggiungendo:

Stiamo lavorando a un meccanismo per fornire trasporti e altre strutture necessarie per un ambiente educativo più sicuro e migliore

Ci sono città delle varie regioni che si sono impegnate ad aiutarci nel nostro settore dell’istruzione. Questo ci aiuterà a fornire un’istruzione migliore a tutti.

Resta difficile, se non impossibile, interpretare in modo ottimistico un qualunque messaggio dei talebani. Questo non solo è dimostrato, ma è avvalorato anche dagli ultimi eventi. Il ministro dell’istruzione superiore ad interim, Abdul Baqi Haqqani, la scorsa settimana ha detto che “le donne potrebbero continuare a studiare nelle università e nei programmi di laurea, purché avvenga in aule segregate per genere”. Salvo poi lo scorso venerdì inviare un segnale inquietante delle sue reali intenzioni.

Il complesso del Ministero degli Affari femminili è stato infatti convertito in uffici per la polizia di moralità religiosa. Attualmente l’edificio ospita anche il Ministero dell’Invito, dell’Orientamento e della Promozione della Virtù e della Prevenzione del Vizio.

Per le studentesse, l’improvvisa fine delle loro libertà accademiche è stata sia traumatizzante che paralizzante. Molte dicono che la gioia e l’attesa che una volta provavano quando entravano nelle aule sono state perse e sostituite dalla paura.

Il terrore è ben diffuso e anche tra gli insegnanti uomini comincia a diffondersi la paura.

Durante un’intervista anonima, rilasciata al New York Times un’insegnante della scuola femminile Sayed Ul-Shuhada ha detto che 11 studentesse sono state uccise nell’attentato dell’8 maggio, poi ha aggiunto:

Dopo l’esplosione, abbiamo perso la fiducia in noi stessi. Le ragazze non avevano la motivazione per andare a scuola.

Da quando i talebani hanno preso il potere, il morale è sceso ancora più in basso.

Il nuovo governo dice che le donne e le ragazze non possono lavorare nel governo, quindi è per questo che hanno perso la loro motivazione.

Leggi anche: Afghanistan, a casa l’ultimo soldato USA. È veramente pace?

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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