lunedì, Ottobre 26, 2020

Sudan vieta la mutilazione genitale femminile

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Il Sudan vieta le mutilazioni genitali femminili. Tale pratica, che consiste nel rimuovere gli attributi genitali esterni, è una convenzione sociale che ha radici culturali profonde. È ancora diffusa in molti dei paesi africani, ma anche in aree dell’Asia e del Medio Oriente. Le Nazioni Unite stimano che, solo in Sudan, nove ragazze su dieci sono sottoposte all’asportazione genitale. Essa provoca spesso infezioni che causano l’infertilità e complicazioni durante il parto, oltre a compromettere la salute psichica delle bambine e delle donne che la subiscono. La decisione di Abdalla Hamdok, l’attuale primo ministro, è di grande importanza nella storia del paese, che dopo trent’anni di dittatura, si incammina verso un’idea di politica più consapevole.

Una pratica consolidata

In altri paesi africani, nonostante la pratica sia fortemente vietata dalla legge, la mutilazione genitale femminile continua a esistere. Il provvedimento di Abdalla Hamdok rappresenta una svolta importante per le donne del Sudan, ma gli esperti temono che non sarà sufficiente a debellare tale pratica. La mutilazione genitale ha valenze cultuali e religiose molto forti. In quanto pilastro della tradizione e del matrimonio è sostenuta dagli uomini, ma anche dalle donne. Salma Ismail, portavoce sudanese dell’UNICEF, ha dichiarato:

La legge aiuterà a proteggere le ragazze da questa pratica barbara e consentirà loro di vivere con dignità. E aiuterà le madri che non volevano mutilare le loro ragazze, ma sentivano di non avere scelta.

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L’apertura culturale

La maggior parte delle donne sudanesi ha conosciuto sulla propria pelle la pratica dell’infibulazione. È una forma estrema di mutilazione in cui vengono rimosse le labbra interne ed esterne della vulva, e anche il clitoride. La ferita viene poi cucita e chiusa. Il ministro degli affari religiosi del Sudan, Nasr al-Din Mufreh, in occasione della Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili ha dichiarato:

È una pratica che il tempo, il luogo, la storia e la scienza hanno dimostrato essere obsoleta.

Negli ultimi anni alcune comunità hanno iniziato lentamente ad abbandonare la pratica che, in diverse fedi, è considerata un rito di passaggio. Gli attivisti sono riusciti in alcuni casi a trovare riti alternativi alla mutilazione. Un programma promosso tra i Maasai del Kenya, per esempio, dove la mutilazione è fuorilegge dal 2011, ha salvato dalla mutilazione almeno 15.000 ragazze. Purtroppo, la legge sul divieto delle mutilazioni genitali femminili in Sudan arriva in un periodo delicato. A causa dell’epidemia da corononavirus, ci sono forti restrizioni che bloccano le persone a casa. Passato questo difficile periodo, un’adeguata informazione della popolazione sarà necessaria per sensibilizzare realmente uomini e donne alla destituzione della pratica. Leggi anche: Piplantri, il villaggio indiano dove si piantano alberi ogni volta che nasce una bambina di Elza Coculo  

Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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