domenica, Gennaio 17, 2021

Strage del rapido 904, 36 anni fa il “disastro di Natale” tra ombre e mafia

Il 23 dicembre 1984 una bomba esplode sul treno Napoli-Milano, nella galleria di San Benedetto Val di Sambro: 16 morti, 267 feriti. È la strage del rapido 904. Sono passati 36 anni e quella tragedia rimane ancora irrisolta. Almeno per la giustizia terrena.

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

Il 23 dicembre 1984 la strage sul treno Rapido 904 provoca 16 vittime e 267 feriti. Alle 19.08 del giorno prima della Vigilia Natale del 1984, il treno, proveniente da Napoli fu squarciato da una esplosione violentissima, mentre si trovava all’interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro.

La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, collocata su una griglia portabagagli mentre il treno era fermo alla stazione di Firenze.

Il contesto della strage del rapido 904

Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi amaramente commentò così la strage del rapido 904:

S’è voluto sporcare di sangue questo Natale.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, nel discorso di fine anno, commentò:

Cinque stragi abbiamo avuto, tutte lo stesso marchio d’infamia, e i responsabili non sono stati ancora assicurati alla giustizia.

I parenti delle vittime, il popolo italiano non chiedono, come qualcuno ha insinuato, vendetta, ma chiedono giustizia.

Il 1984 è stato un anno particolare, iniziava a venir fuori quella zona definita “grigia”, dove si incontrano mafie, affari, politica.

Alle elezioni europee di giugno 1984, svoltesi all’indomani della morte di Berlinguer dopo il comizio di Padova, il Pci era diventato il primo partito del Paese.

Il mese seguente, le conclusioni della relazione Anselmi, al termine dei lavori della Commissione d’inchiesta sulla loggia P2, avevano provocato le dimissioni del ministro socialdemocratico Pietro Longo.

Intanto Michele Sindona era estradato in Italia e venivano arrestati il boss della banda della Magliana Enrico Nicoletti e vari esponenti della camorra.

Ma furono le rivelazioni di Tommaso Buscetta (personaggio di primo piano di “Cosa nostra” estradato in Italia) a mettere in discussione una serie di equilibri dello strapotere della mafia.

Ne derivarono, il 29 settembre, ben 366 mandati di cattura per reati di mafia. Ne seguirono altri 127 arresti provocati dalle dichiarazioni del pentito Salvatore Contorno.

Cosa nostra reagiva, il 18 ottobre, con la strage di piazza Scaffa a Palermo.

Negli stessi giorni, il generale Musumeci, ex vicedirettore del Sismi, e altri cinque dirigenti dei servizi segreti venivano arrestati con l’accusa di aver depistato le indagini sulla strage di Bologna.

Una serie di eventi portava alla luce quella che l’ex presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, definirà:

La ‘zona grigia’ fatta da elementi della P2, dei servizi, da un mondo oscuro degli affari, da criminalità organizzata, siciliana e romana, da personaggi della destra eversiva.

È in questo contesto che matura la strage del rapido 904: la “strage di Natale”.

Leggi anche: Convivere con la paura e sotto scorta, intervista a Paolo Borrometi

La strage del rapido 904 Napoli-Milano

Strage del rapido 904.
Un’immagine del rapido 904 dopo l’esplosione.

È il 23 dicembre 1984, due giorni prima di Natale.

Sul rapido 904 a Napoli salgono meridionali con parenti al nord per trascorrere le festività con loro. Qualcuno torna a casa, invece, come i due giovani fidanzati, Susanna Cavalli e Pier Francesco Leoni, saliti sul treno a Roma, diretti verso casa, a Collecchio.

Il treno rapido 904 parte da Napoli alle 12.55 del 23 dicembre 1984. Alle 19.08, quando ha lasciato da mezz’ora la stazione di Firenze, una terribile esplosione, partita dal vagone 9 di seconda classe, lo squarcia e ne arresta la corsa.

Lo scoppio avviene nella Grande Galleria dell’Appennino, tra le stazioni di Vernio e S. Benedetto Val di Sambro, la stessa zona dove dieci anni prima era avvenuta la strage dell’Italicus.

Quindici morti, tra cui tre bambini, 267 i feriti, di cui alcuni in modo grave. Un sedicesimo viaggiatore, Gioacchino Taglialatela, padre di una delle vittime, morirà a causa delle ferite riportate.

Nelle testimonianze i superstiti ricordano il boato, il buio pesto, il fumo denso, e un silenzio irreale.

Le indagini sulla strage del rapido 904

Corriere strage del Rapido 904.
La prima pagina del Corriere della Sera dopo la strage del Rapido 904.

Le indagini si indirizzano verso il clan di Giuseppe Misso e verso Massimo Abbatangelo, parlamentare del Movimento sociale italiano e verso l’esponente mafioso Pippo Calò.

Nell’ottobre 1985 Pippo Calò è incriminato come mandante della strage. Giuseppe Misso e Massimo Abbatangelo ricevono una comunicazione giudiziaria per la strage del 904.

Nel 1992 divennero definitive le condanne di Pippo Calò, dei suoi aiutanti Guido Cercola e Franco D’Agostino e del tecnico elettronico tedesco Friedrich Schaudinn. Il movente fu la risposta della mafia alle rivelazioni di Tommaso Buscetta e alle centinaia di mandati di cattura emessi da Giovanni Falcone.

Per il Pm Vigna, la strage sarebbe il frutto di un intreccio di interessi, di mafia, camorra e destra eversiva, e finalizzata a:

Distogliere l’impegno della società civile dalla lotta contro la mafia. Producendo un blocco del paese sulla via della democrazia.

Le sentenze per la strage del rapido 904

Riina mandante strage del Rapido 904.
La morte di Riina cancella la verità sulla strage del Rapido 904. Il boss di Cosa Nostra era imputato come mandante.

Solo in anni recenti alcuni pentiti hanno indicato in Salvatore Riina, che nel 1984 aveva già in pugno Cosa Nostra come l’istigatore della strage.

Resterà in sospeso per sempre il coinvolgimento di Salvatore Riina come “mandante, determinatore e istigatore” nella strage sul rapido 904.

Nel processo in corte di assise di primo grado, cominciato il 25 novembre 2014 e concluso il 14 aprile 2015, i pentiti, primo fra tutti Giovanni Brusca, hanno sostenuto che mai Pippo Calò avrebbe potuto organizzare la strage senza l’assenso di Riina.

Il processo di II grado è cominciato nel 2017, mentre le condizioni di salute di Riina peggioravano sempre di più. Il 21 giugno 2017 i giudici di appello hanno deciso di ascoltare di nuovo alcuni pentiti e hanno rinviato il processo a settembre.

Nel frattempo è entrata in vigore la riforma Orlando in forza della quale la corte ha ritenuto di dover rinnovare l’intera istruttoria dibattimentale e il 4 settembre il processo è stato rinviato a nuovo ruolo.

Il nuovo processo sarebbe cominciato il 21 dicembre. La morte di Riina lo ha cancellato. Almeno per la giustizia terrena.

Strage del Rapido 904, Collecchio ricorda Susanna e Pierfrancesco

Vittime strage del rapido 904.
Il Comune di Collecchio ricorda Susanna e Pierfrancesco, vittime della strage del rapido 904.

L’Amministrazione comunale di Collecchio ricorda, in occasione del 36 anniversario della strage del Rapido 904, Susanna Cavalli e Pierfrancesco Leoni, i due fidanzati a bordo del treno quel 23 dicembre 1984 e che riposano insieme al cimitero di Gaiano.

Il percorso della memoria vede la realizzazione di un video evento intitolato “19:08 per Susanna e Pierfrancesco“. Il video è visibile dalla mattinata di domenica 20 dicembre sulla pagina Facebook #piazzacollecchio.

Inoltre, domenica 20 dicembre alle 10 è stata celebrata una Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Gaiano e una cerimonia di commemorazione al cimitero.

Ecco le parole Sindaco di Collecchio, Maristella Galli:

Anche quest’anno vogliamo ricordare Susanna e Pierfrancesco, morti in una delle peggiori stragi di mafia che hanno insanguinato il nostro Paese.

Leggi anche: “La mafia chiedeva il pizzo a mio padre, non chiamatemi la figlia del pentito”

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

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