Dalla malattia alla musica, passando per le proprie esperienze di vita: il maestro Giovanni Allevi si racconta al Giffoni Film Festival, lasciando un segno profondo al pubblico presente all’evento, composto per la maggioranza da giovani.
Il musicista italiano di fama internazionale attraversa, con tutto l’ottimismo e la gioia di vivere che lo contraddistingue, le fasi più toccanti del proprio vissuto tramite un lungo discorso rivolto alla platea della sala Truffaut.
Giovanni Allevi, grazie alla sua proverbiale sensibilità, riesce a creare contemporaneamente momenti di felicità e commozione, prima citando il delicato periodo, risalente al 2022, in cui gli è stato diagnosticato il Mieloma Multiplo, poi toccando corde emotive inarrivabili, se non da lui, per mezzo di un excursus filosofico su come fragilità e cultura si uniscono in un potente connubio d’amore.
Il prezioso momento di unione intorno alla sua presenza culmina con la consegna del premio “Futura – Rendere possibile l’impossibile”, realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato in occasione della 56esima edizione della rassegna cinematografica.
Il suo intervento al Giffoni Film Festival rappresenta per le persone presenti all’evento, specialmente i giovani che coincidono con la maggior parte della platea, un momento dal valore fortemente didascalico che insegna come reagire positivamente alle coincidenze che, nel bene e nel male, sopraggiungono nel percorso:
Se si riesce a entrare nella fragilità e a farsene da portavoce, allora si entra nel magico mondo dell’arte.
Tutto quello che si fa è mosso da un amore incondizionato, ed è così che si diventa veramente liberi, me lo auguro e ve lo auguro.
“La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo”: Giovanni Allevi a cuore aperto

L’intervento di Giovanni Allevi ha inizio con la presentazione del suo prossimo concerto speciale, in programma il 19 settembre presso la Reggia di Caserta, in cui, tra i brani proposti, è presente la sua composizione originale “Concerto per violoncello e orchestra MM22”.
La profondità del brano è una menzione, trascritta in musica, della malattia che colpisce il compositore italiano nel 2022, e con il quale convive, anche se più serenamente, ancora oggi. Il maestro racconta, sulla base delle dichiarazioni riportate nel sito ufficiale del Festival, quel drammatico periodo, di fronte a una platea attenta e commossa allo stesso tempo:
Quando ricevi una diagnosi del genere incontri il buio, perdi tutti i riferimenti abituali e, la cosa peggiore, è vedere il dolore negli occhi di chi hai di fronte.
Ma, come dice Buddha, la disperazione è impermanente, e alla fine anche la mia è svanita.
L’opera nasce grazie a un parallelismo tra il suo estro creativo e l’arte della fuga, tecnica stilistica ideata dal compositore tedesco Johann Sebastian Bach in cui si riporta una determinata parola in musica tramite l’associazione teorica tra lettere e note.
In riferimento a questo, la bellezza di MM22, con le due lettere che coincidono proprio con Mieloma Multiplo, sta proprio lì. il compositore italiano declina la sua patologia in musica, concependo una melodia dolce che nasce dalle sette lettere che la identificano, M-I-E-L-O-M-A.
Il carattere creativo della composizione si fonde con l’attitudine di Allevi a trattare la malattia più “dolcemente”, quasi come se fosse una vecchia amica con cui convivere, anziché una nemica da distruggere:
Ho cercato di dare un significato alla malattia, perché le possibilità sono due: o cedi alla disperazione e alla rabbia oppure cerchi una strada alternativa.
Alla fine ho guardato il mostro nei suoi occhi di abisso e non mi sono fatto intimidire, anzi , gli ho fatto le carezze sotto il mento e si è addormentato.
Certo, se dovesse svegliarsi mi divorerebbe, ma fino ad allora vivo e vivrò pericolosamente.
La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo.
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La lezione di vita di Giovanni Allevi ai giovani del Giffoni Film Festival
Il grande apporto che il Maestro porta al Giffoni Film Festival è però un altro: per poter interpretare al meglio le sue parole, il riferimento che propone è quello dell’archetipo del guaritore ferito, concetto dello psicologo Carl Jung in comunione con il concetto di compassione ed empatia:
Vi è mai capitato di incontrare qualcuno che solo parlandovi vi abbia fatto sentire meglio?
È il guaritore ferito, quello che sta attraversando il buio ma ritrova nel suo sguardo una luce.
Queste persone le individui subito appena entrano in una stanza, perché vibrano a una potenza superiore.
Giovanni Allevi, all’epilogo del suo intervento sul palco della sala Truffaut come riporta il sito web del Giffoni, lancia il commovente messaggio ai giovani presenti, incoraggiandoli a non mollare mai e, soprattutto, a interpretare le proprie fragilità non come una debolezza, ma come punto di forza:
Come si fa ad accettarsi anche nelle proprie debolezze? Entrando nella bolla del silenzio per ritrovare la propria voce interiore.
Quando una persona scopre l’immensità che si annida dentro la propria anima allora smette di sentirsi inadeguata e diventa immediatamente non più governabile come vogliono farci invece credere.
Rivendicate il vostro diritto alla fragilità.
La vera cultura è la fragilità umana che cerca un abbraccio, e l’ho capito perché mi sono sentito parte di tutta la storia.
Che cos’è la cultura?La fragilità che trova un abbraccio universale, tutto il resto è intrattenimento.
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