Se domani non torno, presentato il film su Giulia Cecchettin: “Un impegno di responsabilità civile”

Presentata al Giffoni Film Festival la nuova pellicola che racconta la storia di Giulia Cecchettin. Il papà Gino: "Sappiamo quanto un dolore come quello che abbiamo vissuto noi, se non raccontato, si possa ripetere. La nostra speranza che qualcuno, o qualcuna, possa vedere nella storia di Giulia un segnale per potersi mettere in salvo".

Samuele Cupido
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Il cinema aiuta a cogliere tutte le sfaccettature di una vicenda, e nel caso di Giulia Cecchettin è fondamentale che questo accada: la regista Paola Randi presenta Se domani non torno, il film a lei dedicato e alla vicenda dell’11 novembre 2023. La pellicola, introdotta in occasione della 56esima edizione del Giffoni Film Festival, narra il fatto da ogni punto di vista, andando oltre la cronaca di ormai pubblico dominio.

Infatti, l’idea nasce dal voler raccontare la prospettiva interna alla famiglia, e di come loro siano riusciti a unirsi nel dolore per trasformare questo incolmabile senso di vuoto in dedizione: dedizione per una causa più grande, con il coraggio delle grandi persone. La storia si ispira al libro Cara Giulia, edito da Rizzoli e scritto a quattro mani da Marco Franzoso con Gino Cecchettin, padre di Giulia, anche lui presente alla presentazione.

Se domani non torno, un impegno di responsabilità civile per Giulia Cecchettin: le parole del padre Gino

Giulia Cecchettin

Se domani non torno, film prodotto da Notorius Pictures e in uscita il prossimo 5 novembre, che racconta in modo autobiografico il dolore della famiglia di Giulia Cecchettin, e come questo si può tramutare in azione dal momento in cui si fa della battaglia al femminicidio una vocazione personale, o se si preferisce, collettiva.

Il tema della violenza di genere è ormai centrale nella missione di Gino Cecchettin, papà di Giulia nonché fondatore e principale promotore, insieme ai figli Elena e Davide, della Fondazione Giulia Cecchettin Ets. Ormai figura di riferimento su questa tematica, interviene anche lui al Giffoni Film Festival, sottolineando in particolare il ruolo sociale che ha questa iniziativa:

Il nostro è un impegno di responsabilità civile.

Sappiamo quanto un dolore come quello che abbiamo vissuto noi, se non raccontato, si possa ripetere.

Dunque, la nostra speranza che qualcuno, o qualcuna, possa vedere nella storia di Giulia un segnale per potersi mettere in salvo.

Giulia non è solo la tragedia che l’è capitata, ma è anche la storia di una ragazza di 22 anni che ha pagato con la sua vita una scelta, quindi parliamo di una donna libera.

Perché storie come questa non debbano più essere raccontate: il succo del suo prezioso discorso gira intorno al concetto di responsabilità, soprattutto su come questa opera cinematografica si colloca in merito alla consapevolezza e alla conoscenza di questo terribile fenomeno, ancora troppo diffuso per essere considerato un problema archiviato.

Se domani non torno: l’intervento della regista Paola Randi

Alla presentazione del nuovo film si pronuncia in merito anche la regista della pellicola, Paola Randi. La regista e sceneggiatrice, impegnata anche nell’ambito della sceneggiatura, cita con orgoglio la collaborazione attiva con lo stesso Gino Cecchettin, ma soprattutto con l’altra autrice Lisa Nur, con la quale sostiene di essersi confrontata molto in fase dI stesura.

Ciò che più preme comunicare a Paola Randi di questa storia sono gli elementi interconnessi con le dinamiche familiari, quelle più intime e personali, quelle che fondamentalmente hanno portato i Cecchettin al conseguente impegno sociale su questa delicata tematica di cui sono rimasti vittime.

La pellicola, che trasmette emozioni scomode ma forti, serve proprio, stando al suo intervento al Giffoni Film Festival, a sensibilizzare, favorendo l’assimilazione del rifiuto di questo fenomeno grazie al grande eco che questo film intende far registrare. Le sue parole:

Abbiamo voluto evidenziare cosa accade in una famiglia quando si vive una tragedia del genere, e raccontare Giulia attraverso il ricordo dei suoi cari, cercando di seguire il livello emotivo.

È il nostro modo di fare rumore, ed è così importante che supera anche la paura di sbagliare.

Che si continui a fare rete, che si parli tra di noi, perché è questo il modo di infrangere il muro del silenzio. Questa narrativa può contribuire a cambiare le cose

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