lunedì, Ottobre 18, 2021

Squid Game: la realtà perversa e spietata della serie sudcoreana più vista di Netflix

Ancora una volta Seul esporta il suo miglior prodotto culturale. L'ultimo successo è rappresentato da una fiction sanguinaria che ha aperto anche un caso politico. Un gioco letale, 456 partecipanti e un montepremi di 43 milioni di Euro. Non contiene spoiler.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

Squid Game è la nuova serie sudcoreana che sta spopolando sulla famosa piattaforma di streaming statunitense, Netflix. Risulta la più vista in Italia e in novanta paesi di tutto il mondo.

Realizzata già nel 2009 dallo scrittore e regista Hwang Dong-hyuk, in queste ultime settimane sta ottenendo un successo planetario, dovuto alle tematiche economiche, politiche e culturali affrontate.

456 giocatori, accomunati da un debito asfissiante, partecipano ad un gioco mortale di sopravvivenza, organizzato da ricchi uomini d’affari, per aggiudicarsi il montepremi finale di 45,6 miliardi di won, circa 43 milioni di euro.

Squid Game e la lotta al capitalismo sudcoreano

Squid game è a meno di un mese dal suo debutto come serie sudcoreana e già è diventata un fenomeno mediatico. Quella raccontata dal regista è una storia che si inserisce perfettamente all’interno di uno scenario realistico che si tinge di una soffocante verità, quella del capitalismo sudcoreano.

I protagonisti si rendono portavoce dell’estremo indebitamento a cui sempre più sudcoreani sono soggetti.

La Corea del Sud, dopo un primo avanzamento finanziario post bellico, è oggi lo stato asiatico con la più grave disparità economica. Per di più, il paese è colpito da una feroce disoccupazione giovanile, la sua economia è gestita da un gruppo di ricche compagnie che schiacciano i cittadini con un’altissima pressione sociale e familiare.

Molti giovani sono alla disperata ricerca di un lavoro, nello slang coreano esiste una parola il cui significato descrive in pieno l’atto di prendere in prestito dei soldi per raggiungere il benessere economico dei genitori.

La situazione è precipitata durante la pandemia, lo scorso febbraio 2020. Il governo ha allentato le regole sui prestiti, concedendo ai giovani un facile accesso a robuste somme di denaro, causando una drastica impennata di aumenti del debito. I trentenni sono in assoluto i più colpiti, prendono prestiti pari a circa il 270% del loro reddito annuo. Non è un caso che la Corea del Sud sia uno dei mercati più grandi di criptovalute.

Nella serie sudcoreana i giocatori sono tutti strangolati dai debiti e partecipano al gioco col solo obiettivo di salvarsi sia fisicamente sia economicamente:

Molti giovani sudcoreani hanno iniziato a descrivere il loro paese come un inferno perché vivere in Corea del Sud a volte sembra di nuotare nell’oceano verso un’isola lontana senza alcuna idea di quando o come arrivarci

In questo contesto non sono mancate le critiche dalle fazioni politiche. Infatti, l’intera competizione, narrata dalla serie sudcoreana Squid Game, è stata vista come umiliante dal partito di destra poiché rivelerebbe al mondo intero dinamiche riservate, e preoccupante dal partito di sinistra, dal momento che darebbe l’allarme su un’emergenza a carattere nazionale.

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Squid Game: perché siamo ossessionati dallo stile sudcoreano?

La serie sudcoreana ha scalato ovunque le classifiche Netflix e sta per essere nominata come la più vista di tutti i tempi. Ma perché non riusciamo a staccarci dalla visione?

La risposta è semplice: Squid Game parla di noi, delle nostre paure e dei nostri desideri. Può sembrare assurdo infatti identificarci con un gruppo di persone incastrate dai debiti ma gli elementi della storia si assemblano perfettamente per soddisfare le esigenze di un pubblico che si nutre di drammi.

I survival game puntano proprio ad esorcizzare le ansie reali degli spettatori.

Il regista ha voluto portare dentro lo schermo le disuguaglianze sociali, l’ossessione per i soldi, l’ansia di non riuscire, la competizione e la difficoltà nello stringere legami. Ovunque si percepisce il desiderio di evadere, di tornare ad uno stile di vita più semplice e di rivivere i momenti felici dell’infanzia e del passato.

La genialità del regista è stata proprio quella di utilizzare una simbologia che rievochi situazioni infantili: il gioco un due tre stella, il tiro alla fune e il gioco del calamaro. La caratteristica del genere è stata contrapporre i giochi legati all’innocenza alle sfide mortali.

Squid Game: giocare in nome della democrazia

Squid Game: giocare in nome della democrazia

La caratteristica più esasperante di Squid Game è che la partecipazione al gioco è completamente libera. Nonostante si tratti di giochi letali ignoti, la coercizione non è mai presente. Il dominio sulle scelte dell’altro non passa attraverso la costrizione ma mediante la libertà personale che influenza le persone in condizioni di povertà, di difficoltà e di subalternità.

Il messaggio che il protagonista vuol far passare è che bisogna sempre riflettere sulle scelte che prendiamo in totale libertà dal momento che tale libertà, intesa come pura e concreta, si rivela invece illusoria.

La serie sudcoreana rappresenta un esempio supremo della realtà perversa e nascosta della libertà nella società democratica della serie. Per quanto possiamo pensare di decidere di fare o non fare qualcosa, la sfera d’azione rimane sempre limitata e passiva ed è per di più ancorata alla vita sociale e lavorativa.

Durante il primo episodio, i giocatori, tutelati dalla clausola “Il gioco ha luogo solo se la maggioranza dei giocatori vuol giocare”, decidono di interrompere la loro partecipazione. Malgrado tale scelta, scelgono di tornare a giocare, spinti dalla disperazione di chi è disposto a tutto pur di migliorare le proprie condizioni, anche a costo di perdere la vita.

I giocatori dello Squid Game cercano di salvare la propria esistenza, esponendo se stessi alla morte in un’esperienza alienante.

La serie tv si è affermata rapidamente perché è stata in grado di creare suspense, mostrando i punti deboli delle società democratiche attraverso un’analisi sociale, culturale e politica.

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Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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