mercoledì, Settembre 23, 2020

Infermiera difende la sua categoria: “Passare da eroi a stronzi di turno è un attimo”

Un'infermiera dell'Ospedale di Bergamo, Caterina Plantamura non ci sta alle offese social verso la sua categoria da parte di chi crede che l'emergenza sanitaria da Covid sia ormai superata. Su Facebook dice la sua con determinazione.

Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli, giornalista e imprenditrice, si occupa di personaggi, interviste, attualità e lifestyle. Segni particolari? Mamma di Matilde

Infermiera lombarda, Caterina Plantamura, su Facebook non usa mezzi termini per difendere la sua categoria professionale dalle offese e dall’ingratitudine verso chi indossa camici bianchi, in questo clima pandemico ancora in corso.

Caterina, infermiera per scelta

Sui social sta diventando virale lo sfogo di una infermiera dell’Ospedale di Bergamo, Caterina Plantamura. In un lungo post sul suo profilo Facebook, la professionista difende la sua categoria e punta il dito contro l’ignoranza dilagante in merito all’argomento Covid. Ecco un passaggio del suo post:

In questi giorni sto leggendo molti post offensivi verso la nostra professione e leggo anche di tanta ignoranza a proposito dell’argomento Covid. Sono consapevole di essere in un Paese democratico, dove ognuno è libero di esprimere un’opinione ma leggere di persone che offendono me e i miei colleghi dicendo che avremmo potuto non scegliere questa professione poiché ci lamentiamo di camici termici da sauna o di mascherine che decubitano sui nostri nasi, mi rende triste e addolorata.

Leggi anche: Piero Chiambretti e il Covid: “I medici e gli infermieri, esempi da cui l’Italia deve imparare tanto”

Infermieri, eroi del Covid o professionisti usa e getta?

Quello dell’infermiera lombarda non è il primo sfogo sui social da parte della sua categoria. Anche una sua di collega di Lucca ha usato Facebook per dire la sua, rischiando anche un richiamo da parte dell’azienda ospedaliera di appartenenza. Le dichiarazioni dell’infermiera dell’Ospedale di Bergamo sono chiare e scritte fuori dai denti, figlie forse di una situazione esasperata e esasperante che, per tutti noi ma soprattutto per chi svolge questo lavoro, dura da mesi. Caterina non ci sta ad essere definita come eroe prima, nel momento del bisogno, e oggi sbeffeggiata per la missione professionale che lei e migliaia di altri infermieri hanno scelto. Ecco come prosegue il post:

Passare da eroi a stronzi di turno è un attimo, passare da #andratuttobene e da applausi sui balconi è un attimo, passare da regali e false adulazioni a “questo è il lavoro che vi siete scelti e ora non rompete le palle” è un attimo.

Leggi anche: Dl Rilancio: escluso il bonus medici e infermieri. L’ira degli eroi in corsia

L’infermiera di Bergamo contro la movida

Caterina vuole scongiurare la seconda ondata di coronavirus e parla così della movida che vede ragazzi assembrati e senza mascherina, divertirsi nei locali e non solo, avendo dimenticato tutti gli sforzi di un intero Paese profusi fino ad ora contro questo maledetto virus. “So ragazzi”? Forse non basta e l’infermiera dice la sua:

Cosa pretendiamo da una società che accusa l’immigrato di essere untore e poi va a ballare tra più di 100 persone in locali chiusi o all’aperto, senza mascherine, senza distanze. Vogliamo dire che “so ragazzi”!? Diciamolo pure ma io alla prossima ondata (che speriamo non ci sia) mi rifiuto di lavorare per questa società, mi rifiuto di trasportare morti dal letto alle barelle e di correre come una forsennata tra un paziente con grandi difficoltà respiratorie e un altro che piange perché capisce che la fine è imminente. Il problema è che voi non avete visto i 3/4/8/10 morti per turno, non avete visto padri di famiglia venire ricoverati con i loro oggetti personali che poi sono stati bruciati con le loro salme, non avete sentito figli, padri, madri al telefono piangere perché in un mese avevano perso più d’un familiare senza poter dire loro addio, non avete visto la difficoltà dei medici nel dare notizie di morte nè la fatica di noi infermieri e OSS che vivevamo con la paura e la rabbia giorno dopo giorno e facevamo fatica a prendere sonno la notte.

Leggi anche: Giornata Internazionale dell’Infermiere: “Non siamo eroi, ma professionisti”

Infermiere, l’arte della cura

La foto scelta da Caterina Plantamura per il suo lungo sfogo sul suo profilo Facebook.

Ogni lavoro è sacro e va rispettato perché è garante della dignità umana. Ci sono professioni che più di altre sono paragonabili a vere e proprie missioni. L’infermiere è una di quelle. Chi sceglie questa strada professionale lo fa perché ama il prossimo ed è in grado di superare ostacoli quotidiani, alcuni anche molto duri, che si incontrano nella cura delle vite umane. Forse anche per questo Caterina Plantamura ribadisce la sua scelta e si rivolge a chi prima applaudiva sui balconi le gesta infermieristiche ma oggi ha cambiato atteggiamento:

Io sono un’infermiera e l’ho scelto io ma voi, perché scegliete di giudicare? Perché offendete? Perché siete ipocriti? Non vi siete mai lamentati dei vostri orari di lavoro? Della vostra busta paga? Adesso mettetevi nei panni di chi a questo ci aggiunge la paura e la fatica, la morte e la disperazione. Siete comunque tutti dei grandi ingrati e comunque… mettete sta mascherina che avete rotto 3/4 di cippa con sta storia che “non ce n’è coviddi”. E i prossimi applausi fateli alle vostre professioni che intanto noi siamo quelli che non fanno nulla e puliscono solo culi. E mo basta. #andràtuttoarotoli

Catiuscia Ceccarelli
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Catiuscia Ceccarelli, giornalista e imprenditrice, si occupa di personaggi, interviste, attualità e lifestyle. Segni particolari? Mamma di Matilde

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