Giornalisti del Messaggero: Sciopero di tre giorni contro nuovo taglio ai compensi

Dopo l’apertura formale dello stato di agitazione insieme alla Fnsi lo scorso mese, i collaboratori del quotidiano romano annunciano tre giorni di sciopero in risposta ad un taglio del 30% dei compensi.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien
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Si resta in silenzio per farsi ascoltare”. Così il documento dell’assemblea dei giornalisti del quotidiano Il Messaggero, per protestare contro l’ulteriore taglio dei compensi del 30% annunciato dall’editore (Messaggero S.p.A., nello specifico Caltagirone Editore). Un documento forte che vuole rimarcare la situazione drammatica dei collaboratori giornalistici del quotidiano romano (ma non solo), tra precariato e compensi già irrisori.

Lo sciopero al Messaggero

Lo sciopero è l’ultima risorsa che hanno i giornalisti per richiamare l’attenzione su questa condizione estrema in cui versa il panorama dell’informazione italiana in generale. Sciopero scaturito anche dal rifiuto dell’editore, reiterato, di instaurare un dialogo con le parti in causa. Sciopero d’intesa con il sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani, la Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), che caldeggia questa nuova battaglia del giornalismo contemporaneo.

Quotidiani Italiani
Quotidiani italiani

Niente diritti

L’Assemblea dichiara sciopero dopo aver ribadito la propria importanza all’interno del meccanismo mediatico e il proprio senso di lealtà verso l’azienda. Lealtà nonostante la mancata applicazione del Contratto nazionale di lavoro e il conseguente lavoro non dipendente (precariato Ndr). Una battaglia che sottolineano essere per tutti i giornalisti e anche per tutti i lettori, con cui si scusano, ma necessaria per la dignità e qualità del lavoro. Una realtà professionale che è caratterizzata della mancanza di diritti, mancanza di stabilità e stipendi irrisori. Per questo rinnovano l’appello all’editore di ritirare la proposta unilaterale di taglio dei compensi a partire dal 14 luglio e invitano i colleghi e le colleghe a non accettare decurtazioni, secondo cui:

i pezzi già sono oggi pagati una miseria .

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Il sostegno diffuso

Deciso e puntuale il supporto di diverse realtà del settore giornalistico italiano. In testa Mattia Motta, segretario generale aggiunto Fnsi e presidente Clan (Commissione lavoro autonomo nazionale), che si pronuncia così:Quella che stiamo vivendo è una pagina veramente triste dell’editoria italiana e non riguarda solo giornalisti ed editori. Parole che mettono in risalto lo scopo dello sciopero, una protesta che riguarda tutti e deve mettere in contatto le istituzioni e i cittadini. Una ricerca di dialogo che accende una luce più intensa sul mondo del precariato e dei contratti co.co.co.: “una forma di sfruttamento legalizzato. Tutto questo deve dar inizio ad una ricerca per compenso più equo, in special modo per un lavoro altamente qualificato ed essenziale. Nella speranza che questo risulti un annuncio forte e deciso, sottolinea:

Valiamo più di 7 euro ad articolo.

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Non da meno il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, che rinnova la necessità di dare nuova vitalità a questo settore, imprescindibile alla vita pubblica del Paese. Anch’esso in sostegno dei colleghi del Messaggero afferma: Il rifiuto opposto dai collaboratori ad un nuovo taglio dei già esigui compensi, che l’editore sta cercando di imporre con la formula ‘prendere o lasciare’, è un atto di denuncia forte e perentorio”. Con un invito speciale e diretto al Governo, nella speranza che possa accogliere il messaggio di tutta la categoria. Questo anche perché, grazie anche all’emergenza Covid-19, si è messa in evidenza l’assenza di una visione di sistema e una strategia comune, a partire dal Governo. In particolare, spera che questa nuova azione possa segnare una più ampia mobilitazione e:

faccia cadere il velo di ipocrisia che, fino ad oggi, ha permesso agli editori e agli stessi organi di informazione di ignorare le gravi condizioni di precarietà

Raffaele Lorusso Fnsi
Raffaele Lorusso, Segretario Generale Federazione Nazionale Stampa italiana

“watchdog journalism”

Entrambi non mancano di rimarcare come questi giornalisti, cronisti e reporter siano dei tasselli fondamentali della vita pubblica nazionale, dei riferimenti a carattere sia locale sia internazionale. Il continuo degrado del comparto mediatico non può far altro che interessare, più o meno direttamente, tutta la realtà italiana. Una sana informazione permette un florido svolgimento del meccanismo democratico e fa da cane da guardia del pluralismo pubblico. Anche per questo si è avuto un buon riscontro dell’iniziativa dei giornalisti del Messaggero. Sono state diverse le iniziative di sostegno, come il lancio dell’hashtag #nonvalgo7euro dell’Ordine e Sindacato giornalisti del Veneto, l’endorsement del Coordinamento giornalisti non contrattualizzati Rai, i colleghi di Articolo21 e diversi altri su tutto il suolo nazionale.

L’attacco alla libertà della stampa, quale che sia la forma che assume e quali che siano le categorie contrattuali o gli istituti che colpisce, è un attacco contro la libertà di tutti.

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