lunedì, Settembre 27, 2021

Mattanza di Santa Maria Capua Vetere, il giornalista Nello Trocchia: “Un depistaggio di stato organizzato”

Le prove orchestrate dalla catena di comando del carcere hanno dimostrato come nelle ore successive al pestaggio si sia provato a depistare i violenti accaduti

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

“Un’orribile mattanza”, queste le parole del gip che ha confermato le 52 misure cautelari richieste dalla procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti degli agenti della polizia penitenziari, che il 6 aprile 2020 si sono resi protagonisti di un pestaggio durato ore ai danni della popolazione detenuta all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere.

L’inchiesta, testimoniata tramite i video del circuito di sorveglianza, è stata portata alla luce dal quotidiano Domani grazie al lavoro investigativo del giornalista Nello Trocchia.

Mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: un depistaggio ordito dall’inizio

Mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: un depistaggio ordito dall'inizio

Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano Domani, un fatto che desta ancora più inquietudine è il tentativo di depistaggio orchestrato dall’intera catena di comando del carcere per provare a far sembrare l’aggressione della penitenziaria nei confronti dei detenuti solo un estremo tentativo di reprimere una rappresaglia interna. Sul sito del giornale, le false fotografie che provano il depistaggio organizzato dalle forze dell’ordine del carcere.

Le fotografie sarebbero state “oggetto di manipolazione informatica” al fine di “creare ulteriori elementi calunniatori nei confronti dei detenuti”.

Secondo il rapporto della penitenziaria, il giorno successivo al pestaggio di massa le manganellate “correttive” sarebbero scaturite a causa di una perquisizione organizzata il giorno dopo alcune contestazioni avvenute all’interno del carcere che risalirebbero al 5 aprile 2020.

Viene definito un “lavoro di bonifica” per individuare oggetti volti ad attaccare i poliziotti della penitenziaria:

Per ristabilire l’ordine e la sicurezza del reparto, è stato necessario bonificare la totalità delle celle, nelle quali sono stati rinvenuti oggetti di fattura rudimentale atti a offendere: pentole colme di liquidi bollenti, accumuli di bombolette di gas pronte per essere lanciate, spranghe di ferro ecc…

Questo materiale per evidenziare la colpevolezza dei detenuti viene organizzato ad hoc, gli oggetti di cui il rapporto parla sono in realtà inesistenti. Lo conferma un messaggio inviato da Anna Rita Costanzo, commissario capo responsabile del reparto Nilo, a un collega:

Con discrezione e con qualcuno fidato fai delle foto a qualche spranga di ferro… In qualche cella in assenza di detenuti fotografa qualche pentolino su fornellino anche con acqua.

Quello del pentolino sul fornello contenente acqua sarebbe stato l’escamotage per indicare come all’interno di tali recipienti i detenuti vi stessero riscaldando dell’olio bollente da riversare poi sugli agenti di sicurezza.

Per camuffare ulteriormente la mattanza, la data delle foto scattate dagli agenti, risalenti all’8 aprile, sarebbe stata modificata con la data 6 aprile. Per avvalere la tesi di tentativo di ristabilire l’ordine. Lo scrive nel proprio rapporto anche il gip Sergio Enea, che ieri ha dato il via ai primi 9 interrogatori:

Il tutto serviva ad accreditare la tesi secondo cui le lesioni subite dai detenuti fossero causate dalla necessità di vincere la loro resistenza, imputando la detenzione al giorno 6 aprile, a sostegno della falsa relazione redatta da Colucci in data 8 aprile.

Per questi fatti terribili è finito ai domiciliari anche il comandante del gruppo di supporto agli interventi, Pasquale Colucci.

Mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: la testimonianza di Nello Trocchia

Mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: la testimonianza di Nello Trocchia

Intervenuto questa mattina nella trasmissione Omnibus su La7, Nello Trocchia, che ha caparbiamente per mesi portato avanti le indagini sulla mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ha parlato di un vero e proprio “depistaggio di stato”:

Si dovevano giustificare quelle violenze, il pestaggio di massa, e allora imbastiscono un “classico italiano” che abbiamo già visto molte volte nella storia del nostro paese.

Un depistaggio ordito, pianificato e organizzato con il contributo della catena di comando e non di singole mele marce.

“Con discrezione e con qualche fidato fai delle foto a qualche spranga di ferro, in qualche cella in assenza dei detenuti fotografa qualche pentolino sul fornello anche con l’acqua”- diceva ai suoi la commissaria capo del reparto nei giorni successivi al 6 aprile 2020.

Sono state realizzate false informative per giustificare la violenta rappresaglia.

Il punto chiave di questa vicenda sono le indagini, che non ci sarebbero state senza la prontezza dei carabinieri di Caserta, la lungimiranza della magistratura e anche le segnalazioni dei garanti Ciambriello, regionale, e Ioia, napoletano.

I garanti mandano la segnalazione l’8 aprile e l’11 i carabinieri di Caserta sono già sul posto, in carcere non gli vengono fornite le immagine e allora portano un ausiliare e sequestrano l’intero impianto di video sorveglianza.

Infatti gli agenti indagati e la catena di comando diranno, rivolgendosi a uno di loro e parlando del sistema di video sorveglianza sequestrato dai carabinieri: “ha dimenticato di spegnerlo e non siamo riusciti a non far prendere le immagini ai carabinieri”.

Nei giorni in cui ricorre il ventennale del G8 di Genova, ecco che riemerge prepotentemente un atto di violenza, questa volta perpetrato dalla polizia penitenziaria, sulla falsa scia di quella che fu la “macelleria messicana” della scuola Diaz.

Ma la violenza delle forze dell’ordine, non tutte ovviamente, ma di quelli che non reggono il peso della divisa è una questione, oltre che una piaga, che in Italia ha causato anche troppi morti.

Da Carlo Giuliani, passando per Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva fino a Stefano Cucchi.

Leggi anche: Aggressione razzista a Milano da parte di polizia e carabinieri: l’accusa arriva da un video social

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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