Uno studio pubblicato sull’European Heart Journal ha mostrato come una piccola quantità di attività fisica intensa implichi un minor rischio di sviluppare otto diverse malattie croniche. Nello specifico, riporta Repubblica, si tratta di demenza, diabete di tipo 2, fegato grasso, malattie respiratorie croniche, malattie renali croniche, malattie infiammatorie immuno-mediate, eventi cardiovascolari maggiori e fibrillazione atriale.
La ricerca ha messo in rapporto l’intensità dell’attività fisica e il rischio di sviluppare diverse malattie croniche, esaminando i dati di due grandi gruppo di partecipanti della UK Biobank, progetto che raccoglie informazioni sanitarie di centinaia di migliaia di persone. Vediamo, quindi, cosa è stato scoperto dall’indagine.
Benefici dell’attività fisica intensa

Fare attività fisica intensa riduce il rischio di sviluppare 8 malattie croniche e a dirlo è uno studio recente, pubblicato sull’European Heart Journal. A essere presi in considerazione sono stati i dati di due gruppi di partecipanti della UK Biobank, un progetto britannico che raccoglie informazioni sanitarie e sugli stili di vita di un’ampia gamma di persone.
Il primo gruppo comprendeva 96mila persone, che indossavano dispositivi da polso in grado di misurare oggettivamente il movimento. Il secondo includeva oltre 375mila persone, che avevano riportato autonomamente i propri livelli di attività fisica. I ricercatori, quindi, hanno rapportato l’intensità dell’allenamento con il rischio di sviluppare diverse malattie croniche.
I partecipanti, fa sapere Repubblica, sono stati seguiti per nove anni, durante i quali gli esperti hanno valutato lo sviluppo di otto condizioni, ossia eventi cardiovascolari maggiori, fibrillazione atriale, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immuno-mediate, fegato grasso, malattie respiratorie croniche, malattie renali croniche e demenza, oltre alla mortalità per tutte le cause.
Al termine dell’analisi, si è notato che fare attività fisica a un’intensità vigorosa incideva in maniera significativa sulla salute delle persone. Chi ha dedicato oltre il 4% della propria attività totale a esercizio vigoroso, infatti, ha presentato rischi molto inferiori rispetto a chi non svolgeva mai un allenamento intenso.
Leggi anche: Attività fisica difende il cervello da quali malattie, oltre ictus e demenza?
Quando un allenamento è intenso?
A commentare lo studio pubblicato sull’European Heart Journal è stato Francesco Landi, ordinario di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del dipartimento di Scienze dell’invecchiamento del Policlinico Gemelli Irccs. Il professionista ha sottolineato come l’allenamento spesso possa rappresentare un vero e proprio farmaco “naturale”. Ecco le sue parole, riportate su Repubblica:
È un concetto molto importante perché ci aiuta a considerare l’esercizio fisico sempre più come una vera e propria medicina.
Come per un farmaco, non conta soltanto la durata del trattamento, ma anche la dose e la frequenza.
Oggi sappiamo che l’intensità dell’attività fisica rappresenta un elemento chiave dei benefici per la salute.
Questo non significa che tutti debbano fare attività estreme, ma che un esercizio più intenso può consentire di ottenere benefici simili in tempi più brevi rispetto a un’attività più leggera e prolungata.
È un principio che, in parte, era già presente nelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il professor Landi, inoltre, ha sottolineato come l’intensità di un allenamento non derivi solo dallo sforzo, ma anche dalla resistenza contro cui si lavora. Di conseguenza, è bene alternare attività aerobica e attività contro resistenza, in associazione a esercizi di forza con piccoli pesi o altri carichi. Se si svolge un allenamento intenso, dunque, si sottopone l’organismo a uno sforzo maggiore in un tempo più breve.
Ciò può migliorare la forma cardiovascolare, aumentare la sensibilità all’insulina e favorire la salute metabolica in modo più efficiente rispetto all’attività a bassa intensità. I ricercatori hanno notato che a registrare dati positivi è stata la riduzione del rischio di demenza. Il geriatra ha quindi spiegato il legame tra attività vigorosa e salute del cervello:
Le evidenze accumulate negli ultimi anni indicano che l’esercizio fisico è uno dei più importanti fattori modificabili nella prevenzione della demenza e della malattia di Alzheimer.
Studi sperimentali suggeriscono che l’attività fisica possa ridurre l’accumulo delle proteine patologiche coinvolte nella malattia, come beta-amiloide e tau, e favorire una migliore comunicazione tra i neuroni.
Inoltre, migliora la vascolarizzazione cerebrale e stimola la produzione, a livello muscolare, di sostanze benefiche che raggiungono il cervello attraversando la barriera ematoencefalica e svolgendo un’azione protettiva e antinfiammatoria.
Leggi anche: Avere un cane o un gatto rallenta il declino cognitivo negli anziani: “Sono uno stimolo che va oltre la compagnia”

