Avere un cane o un gatto rallenta il declino cognitivo negli anziani: “Sono uno stimolo che va oltre la compagnia”

Uno studio europeo ha confermato quanto la medicina geriatrica analizza da tempo, ovvero che avere un cane o un gatto rallenta il declino cognitivo nelle persone anziane, e non solo. Gli animali domestici, inoltre, comportano l'ampliamento della rete sociale del padrone.

Giorgia Fazio
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Uno studio pubblicato su Scientific Reports conferma come avere un cane o un gatto comporti un rallentamento nel declino cognitivo nelle persone anziane. Si tratta di una conferma di quanto la medicina geriatrica sta analizzando da tempo, e ora ogni ipotesi sta prendendo forma.

A dare maggiori spiegazioni è stato il geriatra Graziano Onder, il quale ha sottolineato: Il beneficio è evidente: l’animale domestico riduce l’ansia, migliora l’umore, attiva la regolazione emotiva. È uno stimolo che va ben oltre la compagnia.

Lo studio sull’avere un cane o un gatto

La ricerca “Longitudinal relationships between pet ownership and cognitive functioning in later adulthood across pet types and individuals’ ages, pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports e ripresa da Repubblica, è stata condotta dalla scienziata Adriana Rostekova e i colleghi dell’Università di Ginevra e dell’Università di Losanna.

Lo studio ha analizzato i dati del progetto Share (Survey of Health and Retirement in Europe), la ricerca che dal 2004 monitora la salute degli over 50 in undici Paesi europei, compresa l’Italia. Il campione finale ha compreso 16.582 persone di età compresa tra 50 e 99 anni, seguite per circa 18 anni. Sono state misurate, quindi, due aree cognitive. La prima inerente alle funzioni esecutive, valutate attraverso un test di fluenza verbale, la seconda relativa alla memoria episodica.

Al momento dello studio, il 39,4% dei partecipanti possedeva almeno un animale domestico, elemento chiave per i ricercatori. È stato notato, infatti, che possedere un cane o un gatto rallenta significativamente nel tempo il declino cognitivo. Inoltre, è stato rilevato che sono soprattutto coloro che possiedono un cane ad avere tale risultato, sia in maniera immediata che differita. Chi ha un gatto, invece, ha un effetto protettivo sulla fluenza verbale e sulla memoria differita.

Graziano Onder, geriatra e professore di Medicina dell’invecchiamento all’Università Cattolica di Roma, ha spiegato dunque perché cani e gatti sono così rilevanti per le funzioni cognitive dell’essere umano. Queste le sue parole riportate da Repubblica:

La parte che riguarda il cane è la più evidente: la socialità e l’attività fisica sono fattori chiari.

Portare fuori il cane a passeggio significa muoversi, e il movimento è un fattore protettivo riconosciuto contro il declino cognitivo.

Ma c’è di più: camminare col cane crea legami sociali con altre persone che fanno la stessa cosa e questo rafforza la rete di relazioni.

Anche i gatti, che non costringono a uscire, ti connettono con un altro essere vivente.

C’è una parte di stimolazione emotiva, di regolazione dell’ansia, di miglioramento dell’umore. Sono esseri particolarmente complessi e questo stimola dal punto di vista emotivo.

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Perché cane e gatto aiutano le funzioni cognitive?

Anziano e cane

Lo studio ha evidenziato come la presenza di un cane o un gatto sia associata a una riduzione di cortisolo e della frequenza cardiaca, in situazioni di stress. L’eccesso di cortisolo, infatti, danneggia l’ippocampo, che appare essere maggiormente a rischio di deterioramento cognitivo. Lo stesso effetto lo produce una pressione arteriosa sistemica più bassa e una risposta pressoria ridotta allo stress mentale.

I ricercatori, inoltre, hanno avanzato l’ipotesi secondo cui l’animale domestico rappresenta una “riserva relazionale” per la persona, ovvero l’insieme di legami e interazioni sociali che porta avanti scambi con le riserve cognitive e contribuisce a rallentare il declino. Per chi ha una rete sociale ridotta, dunque, il rapporto con un cane o un gatto potrebbe compensare almeno in parte la mancanza di relazioni umane.

Sembrerebbe che nei proprietari fortemente legati al proprio gatto, l’animale agisce come fonte aggiuntiva di supporto emotivo o sostituto della rete sociale. Altro elemento emerso riguarda l’età delle persone coinvolte. Non sono solo gli anziani a essere toccati da questo beneficio, ma anche i più giovani, proprio come chiarisce Onder:

L’effetto non è funzione dell’età ma di altri fattori.

In qualsiasi momento della vita in cui una persona si trova in una condizione di isolamento sociale, di depressione o di ansia, la presenza di un animale domestico può avere un impatto positivo.

Non è una questione anagrafica, ma situazionale.

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