Aorta riaperta con un filo elettrificato su un paziente di 40 anni: è la prima volta in Italia

Intervento record a Torino, dove l'aorta di un uomo di 40 anni con la sindrome di Marfan è stata riaperta con un filo elettrificato. È la prima volta che si svolge questa operazione in Italia.

Giorgia Fazio
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All’Ospedale Molinette di Torino un 40enne è stato salvato grazie a un intervento innovativo. La sua aorta è stata riaperta con un filo elettrificato, operazione eseguita per la prima volta in Italia su un uomo con la sindrome di Marfan.

Come sottolinea TorinoToday, a spiegare le difficoltà dell’intervento è stato lo stesso Istituto piemontese: “La dissecazione aortica è una malattia altamente pericolosa per il rischio di rottura del ‘tubo’ principale del corpo umano e della conseguente emorragia, dovuta ad una degenerazione della parete della aorta“.

Aorta riaperta con un filo elettrificato

A sottoporsi all’intervento è stato un uomo di 40 anni, con la sindrome genetica di Marfan, il quale presentava la parete dell’aorta separata lungo quasi tutto il suo percorso. Come fa sapere TorinoToday, per i medici dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza del capoluogo piemontese è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo. Dagli esami, infatti, sono emerse una dissezione acuta e una dilatazione dell’aorta nel tratto più vicino al cuore.

La priorità era impedirne la rottura. In un primo momento sono intervenuti il professor Mauro Rinaldi e il suo team di cardiochirurghi, che hanno riaperto la valvola aortica e quella mitrale, sostituito l’aorta ascendente e l’arco aortico. Nonostante il cuore fosse stato messo in salvo, il sangue non raggiungeva correttamente i reni, l’intestino e una gamba del paziente.

Ecco che si è pensato a una soluzione unica nel suo genere. Il professor Fabio Verzini, Direttore della Chirurgia Vascolare universitaria, ha proposto una settotomia aortica endovascolare con guida elettrificata. Ciò vuol dire, spiega TorinoToday, raggiungere l’aorta dall’interno e tagliare longitudinalmente il setto della dissezione, senza aprire l’addome e senza affrontare direttamente dall’esterno una parete già molto fragile.

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Prima volta in Italia che viene usata questa tecnica

Filo elettrificato riapre aorta

Per la prima volta in Italia questa tecnica è stata eseguita su un paziente con una sindrome genetica della parete aortica. Inoltre, nella sindrome di Marfan il margine di errore è minimo. L’intervento si è concluso al meglio, grazie alla collaborazione con il Centro di Houston, diretto dal professor Gustavo Oderich.

Fa sapere TorinoToday che l’accesso è avvenuto in modo mini-invasivo, attraverso le arterie dell’inguine. Sotto guida radiologica, un sottile filo metallico ha raggiunto la membrana che divide l’aorta. Poi è stato elettrificato e usato come uno strumento di incisione controllata. Infine, il settore è stato aperto longitudinalmente, i due flussi sono tornati a comunicare e la lamella ha smesso di ostacolare le arterie dirette agli organi.

A compiere la procedura è stata la squadra di Chirurgia Vascolare universitaria con Verzini e il dottor Matteo Ripepi, insieme al dottor Andrea Discalzi della Radiologia universitaria diretta dal professor Paolo Fonio. Ad assistere ci sono stati il dottor Cristian Salonia e i colleghi di Anestesia e Rianimazione 2, diretta dalla dottoressa Chiara Melchiorri, nel Dipartimento guidato dal dottor Maurizio Berardino.

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Come sta ora il paziente?

A dare maggiori informazioni sulle condizioni del paziente, una volta concluso l’intervento, è stata la Citta della Salute e della Scienza di Torino. La nota è stata ripresa da TorinoToday:

Il recupero è sorprendentemente rapido.

Tre giorni dopo la procedura il paziente lascia l’ospedale, senza necessità di riabilitazione.

La brevità del ricovero non ridimensiona la gravità di ciò che è accaduto; al contrario, misura l’efficacia di una strategia costruita in due tempi e adattata all’evoluzione della malattia.

In questa storia il confine tra salvezza e catastrofe era sottile come la lamella che divideva l’aorta.

A riaprirlo è stato un filo metallico, ma a guidarlo sono state le immagini, l’esperienza e una squadra capace di unire medicina d’urgenza, cardiochirurgia, chirurgia vascolare, radiologia e anestesia.

Il caso rilancia anche il messaggio della campagna ‘Think Aorta’: davanti a un dolore toracico o addominale improvviso, pensare subito all’aorta può significare non perdere il minuto decisivo.

Livio Tranchida, Direttore generale CDSS, ha aggiunto: “L’Ospedale Molinette si conferma ancora una volta un centro di eccellenza e innovazione, dove anche i casi più complessi trovano soluzioni avanzate. Sempre più pazienti scelgono la nostra struttura, riconosciuta per la capacità di trasformare in realtà ciò che altrove appare impossibile”.

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