Federica, 30 anni, è diventata mamma per la seconda volta grazie alla competenza dei medici del Sant’Anna di Torino. La donna, fa sapere Ansa, aveva già perso un bimbo nel 2025, a causa di una grave e rarissima forma di incompatibilità immunologica tra madre e feto, la Gald.
Il tasso di ricorrenza nelle gravidanze successive è fino al 90%, ma questa volta Federica è riuscita a dare alla luce il piccolo Filippo, lo scorso 23 giugno. A salvare la vita a mamma e bimbo è stata la terapia endovenosa e il continuo monitoraggio delle condizioni cliniche materne e fetali, a cui la 30enne si è sottoposta.
Diventa mamma nonostante la rara patologia

All’ospedale Sant’Anna di Torino il team medico ha aiutato una donna a portare a termine la propria gravidanza, salvando sia la mamma che il bimbo. Lo scorso anno, evidenzia Ansa, il sistema immunitario di Federica aveva prodotto degli anticorpi che avevano attaccato le cellule epatiche fetali, causando la perdita del piccolo a soli tre giorni di vita.
Il motivo risiede nella Gald, Gestational Alloimmune Liver Disease, ossia una grave e rarissima forma di incompatibilità immunologica tra madre e feto, che ha un tasso di ricorrenza nelle gravidanze successive fino al 90%. Non si conosce l’esatta incidenza della patologia e la diagnosi precoce in gravidanza è quasi impossibile, motivo per cui i medici hanno deciso, questa volta, di far nascere il bambino con due mesi di anticipo.
Quando la gravidanza ne è coinvolta, infatti, l’esito è praticamente sempre negativo. Di conseguenza, la gestazione si interrompe in utero oppure con la morte del neonato, a meno che non si riesca a intervenire in tempo con un trapianto di fegato.
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Si può curare la patologia?
Il processo che si attiva con la Gald è simile a quanto accade con altre reazioni immunologiche, come la reazione che avviene con madre gravida con gruppo sanguigno Rh negativo contro il sangue del feto con gruppo sanguigno Rh positivo. Si può fare riferimento anche alla reazione di rigetto di un ricevente di un organo trapiantato.
Come fa sapere Ansa, la letteratura scientifica propone un’unica possibilità di cura in gravidanza, tentata all’estero ma che non garantisce il successo. La terapia consiste nel somministrare alla mamma, ancora in stato d’attesa, dei flaconi di immunoglobuline umane per via endovenosa, una volta alla settimana, dal mattino alla sera, dal terzo mese di gestazione fino al termine.
La direzione sanitaria del Sant’Anna di Torino, sotto la dirigenza del dottor Umberto Fiandra, ha messo a disposizione un team multidisciplinare composto da ginecologi esperti di patologia ostetrica del reparto e neonatologi della struttura.
La paziente, Federica, e il compagno Luca hanno iniziato una nuova gravidanza a fine 2025 e, a partire da febbraio 2026, la donna si è sottoposta alla terapia endovenosa e a continuo monitoraggio delle condizioni cliniche materne e fetali. Il 23 giugno è finalmente nato il piccolo Filippo, accolto da mamma, papà e dalla sorellina Ludovica, di 7 anni.
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