mercoledì, Ottobre 28, 2020

Roma, ordinato il sequestro della sede di CasaPound. È ufficiale

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

È ora ufficiale l’avvio dell’iter per la notifica di sequestro preventivo dello storico edificio occupato dal movimento neofascista di CasaPound a Roma, in via Napoleone III, quartiere Esquilino. Già da ieri circolavano notizie sull’imminente sgombero dell’edificio, ma senza alcuna confermata ufficialmente. E, anzi, la questura stessa aveva smentito. La conferma arriva solo questa mattina ed è stata diffusa ufficialmente anche dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, ospite in una trasmissione televisiva del mattino in onda su La7. Un giorno importante nella lotta al neofascismo che sposa una data simbolica. Quella della Liberazione di Roma dalla occupazione nazi-fascista del 44. Scrive la sindaca sulla sua pagina Facebook:

Oggi si festeggia il 76mo Anniversario della Liberazione di Roma dalla occupazione nazi-fascista. Ringrazio la Procura della Repubblica di Roma che ha avviato l’iter per la notifica del provvedimento di sequestro per l’immobile occupato da CasaPound a via Napoleone III in centro a Roma.

Ristabilire la legalità

Lo storico stabile di proprietà dell’Agenzia del Demanio è stato occupato nel lontano 2003 dal movimento neofascista di CasaPound. Al momento dell’occupazione lo stabile era vuoto, ma il Ministero dell’istruzione, che aveva la concessione sul palazzo, ne aveva richiesto lo sgombero quasi subito. Senza risultato. A oggi, il danno erariale per omessa disponibilità del bene e mancata riscossione dei canoni da parte del Demanio, calcolato dalla Corte dei conti, equivarrebbe a circa di 4,6 milioni di euro. Oltre a ciò, gli attivisti del movimento hanno cumulato debiti per il mancato pagamento delle utenze. L’Espresso fa sapere che dai due decreti ingiuntivi, che la testata giornalistica ha potuto visionare, risultano oltre 210mila euro di debiti nei confronti di Acea. Il leader nazionale di CasaPound, Simone di Stefano, in un’intervista a TgCom24 aveva sostenuto:

Ci vivono famiglie di italiani. Non sono sconosciute al Comune di Roma perché hanno residenza e pagano le utenze. È una situazione sotto controllo.

Il palazzo conta sei piani, con grande terrazza sul tetto. Al suo interno hanno ricavato circa 20 appartamenti, in cui vivono decine di persone tra dirigenti del movimento e attivisti. Queste persone in molti casi svolgono altri lavori, oltre all’attività politica, e non sono ritenute in situazioni economiche particolarmente deboli o precarie. Leggi anche: Raggi: “Le strade intitolate ai fascisti saranno dedicate agli eroi dell’Olocausto”

La lunga strada fino allo sgombero

Lo stato d’occupazione di CasaPound passa in sordina per oltre un decennio. Non era più chiaro chi dovesse occuparsi di cosa, se il Demanio o il Ministero. La stessa prefettura non ha mai ritenuto di dare priorità alla questione e per anni accantona la pratica. La questione torna a essere attuale nel 2019, quando l’allora Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, promette agli elettori di liberare tutti gli edifici occupati della città di Roma, spesso invasi da famiglie povere e migranti. In quel caso l’edificio di CasaPound non compariva nelle ‘liste’ degli sgomberi urgenti da fare. Intanto a gennaio 2019, il comune di Roma aveva approvato una mozione per chiederne lo sgombero. Ma l’edificio non è di proprietà del Comune, quindi la sindaca Raggi poteva solo impegnarsi a richiedere lo sgombero alle autorità competenti. A inizio luglio 2019, anche l’Agenzia del Demanio aveva presentato una nuova denuncia. A tutto ciò si aggiunge l’inchiesta della procura della Corte dei conti e la situazione diventa esplosiva.

Gli edifici diventano due

La sindaca Raggi nei giorni scorsi torna a occuparsi di CasaPound. Invia due lettere al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e a quello dell’Economia, Roberto Gualtieri, chiedendo lo sgombero di ben due occupazioni di CasaPound. La prima riguarda quella dell’edificio di via Napoleone III, nel quartiere Esquilino. La seconda indica un altro edificio, sito a Ostia, proprietà dell’Aeronautica militare. Proprio per questo motivo, la sindaca di Roma a fine maggio viene contestata a Ostia da alcuni militanti guidati dal leader locale del movimento neofascista, il consigliere municipale Luca Marsella, poi denunciato. A creare confusione sui giornali è stato invece il tweet della vice-ministra dell’Economia, Laura Castelli, che alle ora 20 di ieri scrive:

Ho appena saputo che è stato ordinato lo sgombero da Via Napoleone III a CasaPound. Ci lavoriamo da tanto, finalmente si ristabilisce la legalità.

Così i giornali hanno iniziato a rilanciare la notizia, poi rettificata da Repubblica, che fa sapere che la questura di Roma aveva negato la sussistenza di un atto di sgombero. L’atto è arrivato solo questa mattina. Leggi anche: Isacco Milesi: “Vi racconto come ho salvato gli ebrei dall’Olocausto” di Elza Coculo

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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