venerdì, Settembre 25, 2020

Isacco Milesi: “Vi racconto come ho salvato gli ebrei dall’Olocausto”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Riyfka e Arnold Israilovici si conobbero nel 1930 a Berlino. Si sposarono e misero su famiglia. Dalla loro unione nacquero Leonhard Eliezer Israilovici nel 1931, Hella Sara Ester nel 1933. Più tardi, nel maggio 1942, nacque l’ultimo di tre fratelli, Isacco Israilovici, testimone vivente e narratore di questa storia. Quella che si racconta qui è la storia di tre famiglie salvate dalla deportazione nei campi di concentramento tedeschi all’epoca dei rastrellamenti, per eroismo e solidarietà dalla famiglia Milesi e della comunità di Roncobello, a rischio delle loro stesse vite. Prendendo in prestito le parole di Primo Levi: “Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato”.

Mia mamma non parlò mai con me di quello che accadde negli anni della persecuzione. Solo molto tempo dopo cominciò ad aprirsi. Nessuno dei superstiti parlava di quanto accaduto. Forse solo dopo la ripubblicazione del Diario di Anna Frank in Italia, alla fine degli anni ’80, qualcosa cominciò a cambiare. Iniziò a raccontare, ma per lo più lo fece con mia moglie, Miriam Edna Lavi. Ricordare il passato era doloroso e ci volle molto per uscire da quel lungo silenzio. Così cominciammo a riunire i tasselli e a scrivere la storia delle mie origini, che ci portò dritti nel comune di Roncobello, in provincia di Bergamo, dove aveva vissuto il geometra e Podestà Isacco Milesi. È grazie a lui se sono qui oggi, è grazie a lui se la mia famiglia non è stata deportata in Germania. Con Edna ci siamo impegnati per rendergli onore e sarà ricordato per sempre come Uomo Giusto da tutta la comunità ebraica.

L’inizio delle persecuzioni. Fuggire o restare?

Riyfka e Arnold abbandonarono Berlino quando amici ben informati consigliarono loro di lasciare la città in previsione di tempi poco sicuri per gli ebrei in Germania. La giovane coppia scappò prima a Trieste, poi a Milano, dove nel 1939 li raggiunge anche zia Lola, Leja Gerstenfeld, sorella acquisita di Riyfka. Ben presto l’incubo antisemita raggiunse anche l’Italia. Con regio decreto, nel settembre del 1938, entrarono in vigore, anche nella Penisola, le leggi razziali. La famiglia si disperse. Zia Lola fu mandata nel campo di concentramento a Casacalenda, in Molise. Riyfka, Leo e Hella vennero mandati a Ferramonti, Calabria, nel più grande campo di concentramento fascista italiano per ‘indesiderati’. Arnold raggiunse la famiglia successivamente, forse perché aveva saputo che Hella aveva contratto il tifo ed era grave. O perché seppe che Riyfka era incinta del terzo figlio. Comunque, dopo la morte prematura di Hella, la famiglia venne trasferita a Ponte di Nossa, poi a Branzi, in provincia di Bergamo. Erano internati liberi con obbligo di firma giornaliera presso la stazione dei carabinieri. Isacco Israilovici nasce all’ospedale di Bergamo nel maggio del 1942, durante l’esilio. Tutta la famiglia rimase lì fino al settembre del 1943, anno della capitolazione. Si legge nella lettera di Arnold alla comunità israelitica di Milano, scritta il 26 maggio del 1955:

Per molti giorni ci assillò un grave problema: andare o restare, finché venne richiesto alle varie stazioni dei carabinieri e ai podestà se v’erano ancora ebrei e in caso positivo di consegnarli. I carabinieri stessi ci avvertirono indirettamente del grave pericolo e non ci restò altro da fare che fuggire.

La fuga tra le montagne, poi l’incontro con Milesi, l’uomo che gli salvò la vita

La famiglia prese la via della montagna. Durante la fuga il gruppo incontra lungo la strada un fascista, tale Isacco Milesi. Nella lettera di Arnold:

Documento del 1939. Il podestà Milesi afferma che nel suo comune non vivono più ebrei.
 

Casualmente incontrai l’uomo al quale dobbiamo, si può dir, la vita: il geometra Isacco Milesi podestà del comune di Roncobello. Gli spiegai senza preamboli la nostra situazione ed egli senza minima esitazione ci disse di venir nel suo paese il giorno dopo. Nel contempo ci avrebbe procurato un alloggio e comunicato alla Prefettura di Bergamo che non vi erano ebrei nel paese. Raggiungemmo l’indomani a piedi il paese di Roncobello. C’ero io, mia moglie, i miei due figli, due anziane sorelle ebree iugoslave e un’anziana coppia viennese. Queste persone erano internate con noi e sono purtroppo decedute durante questi ultimi periodi, crediamo in Svizzera, dove più tardi riuscirono a espatriare.

Isacco Milesi aveva giurato fedeltà al regime fascista. Era un fascista convinto. Ma la deriva a cui si era arrivati non gli sembrava giusta. Non era più una scelta politica, ma umana. E Isacco Milesi scelse l’umanità.

Tutta la solidarietà di Roncobello

Isacco nascose tutte quelle persone nel suo paese, a Roncobello. Sistemò la famiglia Israilovici in una casetta nella frazione di Costa Inferiore, di fronte alla sua abitazione. Riyfka e il piccolo Isacco vennero nascosti nell’intercapedine della soffitta, Leo e Arnold nel fienile di casa. Le due sorelle iugoslave e la coppia di austriaci alloggiarono presso altre abitazioni. Tutti ebbero un tetto, una tessera annonaria per poter mangiare e documenti falsi per essere in regola in caso di controlli. La famiglia Israilovici divenne la famiglia Rossi. Anche la zia Lola, riuscita ad allontanarsi dal campo di Casacalenda, ebbe i suoi documenti. Lei però aveva scelto di vivere a Milano, dove preferì rimanere avendo ottime amicizie. I rifugiati vissero nascosti a Roncobello per due anni sotto la protezione di tutto il Paese. Anche durante gli interrogatori e le torture dei nazisti nessuno parlò mai. Nella lettera che Arnold si legge:

A Isacco Milesi va la nostra riconoscenza, perché senza di lui non sappiamo se saremmo ancora qui. Ma oltre al Milesi ricordiamo con viva riconoscenza tutti gli abitanti del Paese che sapevano della nostra presenza tra loro e ci aiutarono a nasconderci durante i rastrellamenti. Fra questi maggiormente Oldofredi Onorato, segretario comunale che aiutò il podestà alla compilazione delle carte senza la benché minima obiezione. Il parroco del paese, Don Giovan Battista Ceroni, che mai si stancava di ricordare alla popolazione di non rivelare la nostra presenza, e del maestro che fece la stessa cosa a scuola. E al parrucchiere Milesi Lorenzo che, imprigionato e torturato due volte, non parlò. Così fece pure il sopra nominato segretario, che subì la stessa sorte. Con molti altri avvenimenti potrei ricordare a parole ciò che loro hanno compiuto con i fatti. Fatti che difficilmente accadono fra ignoti come noi lo eravamo. Ma l’alto sentimento umano ancora una volta ha prevalso sulla crudele ferocia.

È la storia di un uomo giusto

Nel 1945, alla fine della guerra, i partigiani imprigionavano e uccidevano i fascisti. Arrivò a Roncobello un partigiano, detto il Rosso, per catturare il podestà Isacco Milesi. Grazie ad Arnold, testimone vivente dell’umanità del ricercato fascista, Isacco Milesi ebbe salva la vita. Lasciò il paese con tutta la sua famiglia e fu Arnold, questa volta, ad aiutare loro, trovandogli una sistemazione e un lavoro. Arnold Israilovici morì nel 1955 a causa della leucemia. Questa storia è stata ricostruita poco più di dieci anni fa dal più piccolo dei figli di Arnold, Isacco Israilovici, che oggi ha 78 anni, con il prezioso aiuto di sua moglie, Miriam Edna Lavi. Hanno ottenuto nel 2012, presso lo Yad Vashem di Gerusalemme, il riconoscimento d’onore per Isacco Milesi nel Giardino dei Giusti, rispettando il volere di Arnold Israilovici. Leggi anche: Giornata della Memoria, perché proprio il 27 gennaio? di Elza Coculo

Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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