martedì, Maggio 11, 2021

Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati: così marcisce il garantismo italiano

Dopo il ricorso di Formigoni, la Commissione Contenziosa ha annullato la delibera Grasso-Boldrini: sì al vitalizio ai parlamentari condannati per reati gravi.

Asia Buconi
Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Incredibile ma vero, la Commissione Contenziosa del Senato ha annullato la delibera Grasso-Boldrini del 2015, che aveva previsto la sospensione dei vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva per reati di particolare gravità. Il provvedimento era nato per garantire l’uguaglianza tra parlamentari e “normali” lavoratori. È evidente che la decisione della Commissione di ieri rappresenti un enorme passo indietro rispetto a quanto stabilito sei anni fa, quando Pd, Sel, Scelta Civica, FdI e Lega votarono a favore della Grasso-Boldrini, mentre Forza Italia, M5S e i moderati di Ap non parteciparono.

Se poi si pensa al motivo che ha portato all’annullamento della delibera, diventa impossibile trattenere un certo moto di indignazione: la decisione della Commissione Contenziosa è arrivata in seguito al ricorso presentato da Roberto Formigoni. Sì, proprio lui: l’ex Presidente della Regione Lombardia che ha derubato la Sanità di milioni di euro, indagato mentre era alla presidenza, poi condannato per corruzione e non solo.

La validità erga omnes dell’annullamento della sospensione dei vitalizi non ha rimpinguato solo le tasche di Formigoni, che potrà godere nuovamente del vitalizio da 7.000 euro al mese, ma anche di molti altri politici, che potrebbero tornare a godere di ricchissime “pensioni”: tra gli altri, ci potrebbero essere Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Ottaviano Del Turco, ex-governatore dell’Abruzzo.

Commissione Contenziosa del Senato: membri e funzioni

Commissione Contenziosa del Senato: membri e funzioni

La Commissione Contenziosa del Senato, che si è espressa sul ricorso di Formigoni, è composta da tre membri della Camera alta in carica, nominati dal Presidente del Senato. Il requisito principale per farvi parte è essere stati magistrati, docenti di materie giuridiche o avvocati. Attualmente, la Commissione ha come presidente Giacomo Caliendo (Forza Italia), come vicepresidente Simone Pillon (Lega) e come componente titolare Alessandra Riccardi (ex pentastellata, ora Lega), oltre a quattro membri supplenti.

Il ruolo della Commissione Contenziosa del Senato è esprimersi sui ricorsi presentati dai dipendenti del Senato contro atti e provvedimenti dell’Amministrazione, per la tutela di diritti e interessi legittimi. E proprio questo ha fatto Formigoni, il cui ricorso è andato senza dubbio a buon fine: a quanto pare diversi diritti e interessi dell’ex-governatore lombardo non erano stati sufficientemente tutelati.

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Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati: la parabola politica del “Celeste” Roberto Formigoni

Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati: la parabola politica di Roberto Formigoni

La parabola politica di Roberto Formigoni è paradigmatica, certamente non in senso positivo: dal malgoverno, si arriva alla condanna, poi al ridimensionamento della stessa e, dopo ieri, anche il vitalizio. Un giusto premio per le sue eroiche gesta: l’ex-governatore lombardo è noto per essere il protagonista di una delle pagine politiche più vergognose degli ultimi anni.

Formigoni, all’epoca volto di primo piano del partito berlusconiano Forza Italia, sale per la prima volta alla presidenza della Regione Lombardia nel 1995, riuscendo ad ottenere il mandato anche nelle tre elezioni successive: conquisterà così il record di permanenza al Pirellone. I primi problemi con la giustizia risalgono all’aprile 2012, quando scoppia il caso Maugeri, fiore all’occhiello della Sanità lombarda. Ai tempi, la Procura di Milano dispose l’arresto di cinque persone, accusate di aver sottratto 56 milioni di euro dalle casse della Fondazione Maugeri. Soldi destinati alla Sanità. Tra gli arrestati figurava il nome di Pierangelo Daccò, amico di Formigoni. L’inchiesta si allargherà fino a coinvolgere il San Raffaele.

Il processo si apre nel maggio del 2014: secondo i pm di Milano, i soldi sottratti alla fondazione Maugeri sarebbero confluiti sui conti delle società di Daccò, che poi avrebbero garantito a Formigoni circa 8 milioni di euro tra contanti, viaggi e la disponibilità di tre yacht. In cambio dei ricchi compensi, Formigoni avrebbe favorito Maugeri e San Raffaele garantendo rimborsi indebiti. I pm chiederanno per Formigoni la condanna a 9 anni di carcere per associazione a delinquere e corruzione.

La sentenza del 2016 condannerà Formigoni a 6 anni. La Corte d’Appello di Milano aggraverà poi la pena a 7 anni e 6 mesi. Fino ad arrivare alla sentenza definitiva del 21 febbraio 2019: con essa, la Corte di Cassazione condanna l’ex-governatore lombardo a 5 anni e 10 mesi, con leggero sconto di pena causa prescrizione. Quanto rimarrà in carcere Formigoni? Solo 5 mesi, dal 22 febbraio al 22 luglio 2019, giorno in cui verrà rilasciato dal penitenziario di Bollate dopo aver ottenuto la detenzione domiciliare, in quanto ultrasettantenne.

E ieri l’ulteriore carezza della giustizia italiana all’ex governatore lombardo condannato: la concessione del vitalizio da 7.000 euro al mese, nonostante i furti operati ai danni della Sanità pubblica.

E gli faranno molto comodo, specie se si pensa ai numerosi appelli fatti nel corso degli ultimi anni dal “Celeste” per ottenere il vitalizio, denunciando la sua presunta condizione di indigenza. Il collega Del Turco aveva invece intrapreso un’altra strategia per riavere la pensione, facendo leva sulle sue gravi condizioni di salute. Le dichiarazioni dei due ex-governatori avevano portato la Presidente del Senato Casellati a sospendere l’annullamento del vitalizio, in attesa di approfondimenti. La Grasso-Boldrini, però, non concedeva deroghe per povertà o malattia. Ma per loro fortuna, questo non è più un problema.

Vitalizio per i parlamentari condannati, le motivazioni della Commissione Contenziosa, Caliendo: “Non una scelta politica”

Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati: le motivazioni della Commissione Contenziosa

Da quanto si legge nelle motivazioni depositate dalla Commissione Contenziosa del Senato, il ricorso di Formigoni sarebbe “fondato“: dopo la sospensione del vitalizio nel 2019 causata dalla condanna definitiva, ora il “Celeste” potrà godere nuovamente della sua ricca pensione.

Questo perchè, sottolinea la Commissione, la normativa esclude i pagamenti dei trattamenti previdenziali solo a chi è condannato in via definitiva ma è latitante o evaso, o chi si è macchiato di reati a stampo mafioso o terroristico.

Perciò il forzista Giacomo Caliendo, presidente della Commissione Contenziosa, ha sottolineato come l’accoglimento del ricorso del “Celeste” non rappresenti una scelta politica, ma semplicemente un provvedimento basato sulla legge, dato che Formigoni sta regolarmente scontando la pena ai domiciliari. Ma, di fatto, la Grasso-Boldrini del 2015 aveva imposto la sospensione del vitalizio agli ex-senatori condannati fino ad una eventuale riabilitazione. Ma forse Caliendo si è dimenticato di questo particolare.

In ogni caso, Formigoni, esprimendosi sulla decisione della Commissione Contenziosa, ha detto:

Una decisione giusta, che pone rimedio ad un errore clamoroso. Ero convinto del mio diritto, per cui ringrazio che si sia posto rimedio, anche nei confronti di tanti altri. Contro di me invettive forcaiole, è stato semplicemente ripristinato un mio diritto.

La validità erga omnes dell’annullamento della sospensione dei vitalizi potrebbe concedere laute pensioni anche a Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Ottaviano Del Turco. Quest’ultimo, ex-governatore della Regione Abbruzzo, era stato condannato per le mazzette nel noto caso Sanitopoli abruzzese.

Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati, l’indignazione del M5S, Crimi: “Atto di ingiustizia sociale”

Ritorna il vitalizio per i parlamentari condannati, l'indignazione del M5S, Crimi: "Atto di ingiustizia sociale"

Le reazioni alla notizia dell’annullamento della sospensione del vitalizio agli ex-senatori condannati ha generato un’indignazione generale: tweet, post e dichiarazioni di protesta sono arrivate a migliaia. È insorto il Movimento 5 Stelle, con il capo politico reggente Vito Crimi che ha tuonato:

Una vergogna che oltre agli esecutori vede corresponsabili i loro capi di partito e tutti i colleghi conniventi.

Con questo atto di ingiustizia sociale e iniquo non fanno altro che dimostrarci che nel nostro Paese la battaglia di civiltà contro la casta, contro gli odiosi privilegi e i privilegiati che si tutelano a vicenda, a discapito dei signor nessuno, non è affatto terminata.

Così marcisce il garantismo italiano: si trasforma in qualcosa di altro, tutelando ex-parlamentari condannati in via definitiva, in nome di un’applicazione della legge che si fa più o meno rigida a seconda dei casi. E la riflessione sorge spontanea: è giusto che gli italiani continuino a mantenere con soldi pubblici un individuo come Formigoni, che tanto ha nuociuto ai cittadini? O ancora: se un normale impiegato avesse derubato l’azienda per cui lavorava, sarebbe comunque riuscito a percepire la pensione? Sono vicende di questo tipo che rendono la giustizia italiana ancora un privilegio alla portata di pochi.

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Asia Buconi
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Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

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