mercoledì, Ottobre 28, 2020

Riprende la Serie A, ma non il calcio femminile. Serra: “Non siamo mai una priorità”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

La serie A ripartirà, ma non quella femminile. Troppi rischi e pochi investimenti per il calcio dilettantistico. Le tante misure da adottare per un ritorno in sicurezza e il poco tempo a disposizione hanno penalizzato i club. Solo tre società su dodici, Juventus, Milan e Sassuolo, hanno ripreso gli allenamenti. Tutti gli altri hanno rinviato. Gli introiti del calcio maschile e femminile non sono nemmeno paragonabili, ha commentato Katia Serra, responsabile dell’Associazione italiana calciatori per il settore. E ha detto:

Le problematiche da risolvere erano tante ed è difficile farlo in un ambiente privo di tutele. Purtroppo, il calcio femminile non è una priorità per nessuno, è stata fatta questa scelta. Anche per chi investe importanti somme di denaro, la mancanza del passaggio al professionismo riduce i profitti e il rischio è maggiore.

“O giocano tutte o nessuna”

La scelta della Figc è ormai ufficiale. “Una decisione presa a malincuore” dice Gabriele Gravina, presidente della Federazione, e che ha lasciato scontente molte giocatrici. Le ragazze del club bianconero, in vantaggio sulle altre di 9 punti, non riceveranno alcun titolo e dovranno aspettare il prossimo agosto per tornare a sfidarsi in campo. La formula dei play off e dei play out, che avrebbe coinvolto solo 6 squadre su 12, non ha soddisfatto le giocatrici che quindi hanno accettato la proposta della Figc di chiudere il campionato. “O giocano tutte o nessuna” hanno risposto. E spiega Katia Serra:

Il calcio femminile non ha un giro economico tale da permettere una ripresa del campionato. Ma è un bene che quello maschile sia ripartito. Ci sono tanti posti di lavoro da salvare lì.

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Le ragazze scelgono di battersi per il professionismo

Più caustico, invece, il commento di Milena Bartoli, allenatrice della Nazionale italiana femminile che ha detto alle pagine del Corriere:

Per certi club le donne sono soltanto immagine.

Il calcio femminile in Italia è praticato ancora a livello dilettantistico. I club si dovrebbero occupare maggiormente della categoria, secondo la Serra, organizzando in egual modo la programmazione, l’attenzione e la parità di trattamento che riservano ai giocatori. Finché non accadrà il calcio femminile sarà sempre penalizzato e la sua sopravvivenza dipenderà solo dalla forza di volontà delle calciatrici stesse. All’estero non è così e, anzi, le opportunità non mancano. E ha detto a tal proposito:

Se ne potrebbero andare in qualsiasi momento. Le ragazze ‘mondiali’ hanno declinato le offerte per rimanere in Italia, per continuare la battaglia per il professionismo, per dare tutele a loro stesse e alle atlete future.

Una grande prova di determinazione delle calciatrici, ma che finirà comunque con il penalizzare i risultati della Nazionale nel campionato europeo del 2022. Le atlete riprenderanno le attività solo ad agosto e già in autunno dovranno giocare le partite di qualificazione. Il rischio è quello di arrivare impreparate. Leggi anche: Presidente donna in Corte costituzionale, passo gigante per la parità di genere? di Elza Coculo  

Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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