lunedì, 19 Aprile 2021

“Ragni” su Marte? Ecco cosa hanno scoperto gli scienziati sul Pianeta Rosso

Continuano le scoperte sul Pianeta Rosso: finalmente gli scienziati sono in grado di spiegare cosa sono i "ragni" avvistati su Marte.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Marte e i suoi “ragni”: gli scienziati hanno scoperto di cosa si tratta.

Alcune immagini provenienti proprio dalla Nasa avevano fatto impazzire gli utenti dei social alla vista di quello che apparentemente sembrava essere un inaspettato abitante del pianeta. Ma le apparenze ingannano.

Denominate “formazioni aracniformi” proprio per la somiglianza a dei ragni, le formazioni, visibili solo sul Pianeta Rosso e solo sul suolo del suo Polo Meridionale, non sono esseri viventi, ma depressioni frattali del terreno.

I “ragni” di Marte, di cosa si tratta

I "ragni" di Marte.

In nessuno dei pianeti del Sistema Solare di trova niente di simile e il fatto che queste formazioni si trovino solo nella parte meridionale del suolo marziale ha reso ancora più difficile scoprirne l’essenza.

Eppure gli scienziati, anche questa volta, ce l hanno fatta. La “ipotesi di Kieffer” è il modello più accreditato che spiega queste formazioni: la sublimazione diretta dell’anidride carbonica congelata (CO2), intrappolata nel suolo marziano, sotto gli strati di sabbia, modella queste fessure a forma di ragno.

Lauren McKeown, la scienziata planetaria della Open University (UK), spiega:

Questa ricerca presenta la prima serie di prove empiriche per spiegare un processo ancora non del tutto noto che si pensa modifichi il paesaggio polare su Marte.

L’ipotesi di Kieffer è stata ben accettata per oltre un decennio, ma fino ad ora era rimasta confinata ad contesto puramente teorico.

Gli esperimenti mostrano prove tangibili che i ‘ragni’ su Marte possono essere scolpiti dalla conversione diretta del ghiaccio secco dal solido al gas.

Leggi anche: Mars 2020, prime foto dal Pianeta rosso e quel messaggio segreto portato nello spazio

Marte, il fenomeno dei “ragni”

Il fenomeno dei "ragni" su Marte

Studi condotti in una camera di simulazione hanno permesso di verificare il processo.

Ecco cosa accadrebbe: quando durante la primavera marziana la luce penetra il ghiaccio traslucido, il terreno sottostante viene riscaldato. Proprio a causa di questo riscaldamento il ghiaccio inizia a sublimare, cioè a passare dallo stato solido allo stato aeriforme direttamente, senza passare per lo stato liquido, la pressione aumenta fino a che il ghiaccio residuo non si rompe e il gas pressurizzato fuoriesce attraverso fratture.

Il Team di ricerca alla scoperta di Marte

Il Team di ricerca alla scoperta dei ragni su Marte.

I membri del Trinity College di Dublino, della Durham University e della Open University sono riusciti quindi a verificare le “ipotesi di Kieffer” .

Malgrado il processo potrebbe sembrare piuttosto semplice e la sua spiegazione persino banale, non vi era però la certezza che su Marte vi fossero davvero le condizioni affinché fenomeni di questo tipo potessero realmente accadere.

La scoperta pubblicata sulla rivista Nature sotto la sezione Scientific Reports è sicuramente interessante e dà la certezza che sul Pianeta Rosso vi è ancora molto da scoprire, soprattutto in relazione ai meccanismi di orogenesi marziana, ovvero quelli che in geologia riguardano i processi di formazione di un qualsiasi rilievo.

Visto che il rover più avanzato e tecnologico che abbiamo è già ammartato, non resta che attendere le prossime sensazionali scoperte sul Pianeta Rosso.

Leggi anche: Marte, team italiano scopre rete di laghi salati sotto i ghiacci del Polo Sud

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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