giovedì, Ottobre 22, 2020

Mauro Morandi: “La mia quarantena su un’isola deserta”

Mary Tagliazucchi
Mary Tagliazucchi
Mary Tagliazucchi, giornalista e fotoreporter si occupa di inchieste, reportage in giro per il mondo, cronaca e attualità. Il suo vizio? Guardare oltre, sempre.

Una cosa è certa. La terribile pandemia da Covid-19 verrà ricordata non solo per la paura del contagio e le sue gravi conseguenze, ma anche per il semi-isolamento imposto ai cittadini su tutto il territorio italiano. Da inizio marzo a seguire infatti, la popolazione ha dovuto cambiare di colpo e radicalmente le proprie abitudini e stili di vita. Dalla frenetiche corse che iniziavano la mattina per finire alla sera, ci si è ritrovati a dover restare a casa. Questo ‘fermo’ –doveroso – di fatto però sta comportando non solo conseguenze a livello economico ma anche a livello sociale. C’è chi magari ritroverà se stesso e riprenderà in mano valori che sembrava aver perso ma anche chi, come le donne vittime di violenza, si ritroverà purtroppo – ogni giorno – faccia a faccia con il suo aguzzino. Ma per tutti gli altri forse potrà diventare un vero momento di crescita personale. Un momento in cui venire a profonda conoscenza di sé stessi. Proprio di questo ultimo punto ne discutiamo con chi, nel 1989, ha deciso di lasciare per sempre il caos quotidiano della sua città, Modena, scegliendo di ‘auto-isolarsi’ nell’arcipelago della Maddalena in Sardegna, diventando l’unico abitante dell’isola di Budelli. Parliamo di Mauro Morandi, ex insegnante modenese che, da trent’anni, ha deciso di diventare il ‘custode’ dell’isola.

L’intervista a Mauro Morandi

Mauro, in molti la definiscono il ‘Robinson Crousoe’ di Budelli per la sua scelta di vivere da eremita sull’isola. Cosa l’ha spinta trent’anni fa a trasferirsi definitivamente in questa riserva naturale? Guardi io non mi sento un ‘Robinson Crousoue’ perché il personaggio in questione voleva tornare nella sua vita di sempre, io assolutamente, no. Odio la società odierna che non ama e non ha il minimo rispetto della natura che ci circonda. In verità non c’è stato un motivo particolare a spingermi a vivere qui ma una serie di fortunate coincidenze. Quali? Con altre persone io volevo trasferirmi in Polinesia, trovare un luogo isolato. Proprio mentre navigavo verso di essa, avvenne un guasto al mio catamarano. Per forza di cose dovemmo attraccare proprio a Budelli in Sardegna. Appena arrivai scoprii che l’allora guardiano dell’isola – che ci venne incontro- da lì a due giorni avrebbe lasciato l’isola. Quello è stato l’attimo da cogliere al volo: restare in quel luogo incustodito e presto deserto sarebbe stato il mio nuovo modo di vivere. La società di oggi è peggiorata ma già da allora, era il 1989, non mi ci riconoscevo più. La società non sia ieri che oggi non tiene conto dell’individuo, della persona ma corre solo per interessi economici. Insomma un chiaro segno del destino? No io la chiamo semplicemente provvidenza. Quando sei in piena empatia con le persone e la gente del luogo tutto si sussegue alla perfezione. Già da prima infatti io conoscevo quei luoghi. Per pagare i debiti alle banche, sempre per poi trasferirmi in Polinesia, con altre persone d’estate , portavano lì i turisti a far conoscere questo splendido territorio. Quando l’ex guardiano ci ha detto che andava via abbiamo colto l’occasione. Prima eravamo rimasti tutti, poi sono rimasto solo io. In molte interviste lei si è definito ‘prigioniero del Paradiso’. Una prigione che si è scelto da sé. Cosa pensa però dell’isolamento forzato e doveroso che stanno vivendo ora i suoi concittadini e il resto della popolazione mondiale? Soffrono. Si sentono chiusi in prigione, una prigione ed un isolamento che, a differenza mia, non hanno scelto. Anche se non comprendo molto il loro lamentarsi dopo neanche 10 giorni di isolamento. Pensi che io passo tutto l’inverno da solo senza parlare o vedere nessuno. La gente abituata a lavorare, viaggiare, vedere gente ovviamente ora soffre di questo fermo improvviso. Ma io per primo – anche se all’inizio non è stato semplice- ho capito che il viaggio più importante, interessante e pericoloso se vogliamo è quello che fai all’interno di te stesso. Lei che non ha paura di ‘restare solo con se stesso’ cosa consiglia a chi, fino a ieri, viveva dei ritmi frenetici imposti dalla società e ora si ritrova totalmente destabilizzato? Di leggere quanto e più possibile. Un libro tira fuori da noi qello che già abbiamo dentro. Un libro ti aiuta a capire meglio chi sei. Quante volte leggiamo delle frasi che avremmo potuto scrivere noi? Questo perché dentro di noi abbiamo molto più di quanto conosciamo. Abbiamo tutti paura di venire in contatto con il proprio Daimon che è dentro di noi, di guardare in faccia sia il bello che il brutto di ciò che siamo. Ogni giorno tra lavoro, amici, famiglia e divertimenti cerchiamo proprio di ‘sfuggire’ a noi stessi. Cerchiamo il casino, il caos per non pensare.Nessuno è felice di capire e, ammettere a se stesso, di avere delle parti di sé oscure. Ma fa parte dell’essere umano. Lei vive in una sorta di capanna sulla spiaggia e ha imparato a vivere e sopravvivere con poco. È stato facile all’inizio? Per me è stato facile fin da subito. Vede io e la mia famiglia eravamo poveri quindi non ho mai avuto vizi. Anche quando ero a Modena io i vestiti li compravo nei baracchini della roba usata. Adesso si dice ‘vintage’. Ma ancora oggi indosso abiti presi allora. Maglie di cashemere che la gente non voleva ritenendoli stracci mentre io ancora li indosso e non hanno fatto una piega. Negli anni 80 aprì io stesso un negozi di abiti usati. Tornando ad ora l’unica cosa che soffro è che per fare arrivare gli alimenti devo per forza chiedere a qualcuno mentre prima potevo farlo da me. Perché secondo lei nella società odierna si vuole sempre di più? La migliore macchina, il miglior cellulare e così via. E’ chiaro e visibile a tutti che il mondo, la società di adesso non è più il mondo di un tempo. I valori si sono completamente persi. Ricordo il Natale con le mie figlie. Sa cosa c’era sotto l’albero. Arance. Sì perché i mandarini costavano troppo. Ma noi eravamo lo stesso felici. Tutto il contrario di adesso. Sotto l’albero i bambini di neanche 10 anni si ritrovano con smartphone da 600 euro e non sono neanche soddisfatti. Esatto. Io mi chiedo perché. Cosa ci deve fare un ragazzino di 14/16 anni con tutta questa tecnologia, neanche fossero tecnici informatici. Andassero fuori all’aria aperta. Ormai siamo spinti e dipendenti dal consumismo. Per questo io odio una società come questa. Chissà, forse con questa pandemia la gente si renderà conto di dove stavamo andando, fermarsi ora è necessario. Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus i livelli di smog si sono ridotti e le immagini satellitari mostrano un calo significativo dell’inquinamento atmosferico anche in Italia. La nuvola visibile di gas tossico, piazzata sopra le centrali elettriche industriali del mondo, è quasi scomparsa. La natura ci sta dando un chiaro segnale che sta meglio senza la presenza dell’uomo? È cosi. L’inquinamento della Pianura Padana è sceso vorticosamente. Ora c’è un cielo azzurro, limpido e tutto in poco tempo. È bastato neanche un mese. Ma sono certo – e lo dico con rammarico- che una volta tornata la normalità chi governa il mondo ci vorrà tutti più produttivi, tecnologici e focalizzati al guadagno. Leggi anche: Coronavirus, gli effetti positivi dell’epidemia sul mondo Tornando sulla terribile pandemia in atto che idea si è fatto della sanità italiana? I nostri medici e infermieri sono eccellenti non c’è dubbio ma di sicuro senza i tagli fatti in precedenza potevano operare in maniera migliore senza turni massacranti e la scelta orribile di dover scegliere chi curare o meno. Leggo di molti che dicono era solo un vecchio. Questo perché la società ci vuole tutti produttivi. Dimenticando che l’anziano è la storia, il “libro” da leggere per imparare dal passato. Non si cerca più il senso della vita. È questo il dramma. Con il Coronavirus non si è imparato nulla. Finita la pandemia le parole mantra della società saranno: economia, produttività, soldi. Siamo degli autonomi che seguono quello che ci viene proposto. Ti convincono che quella è la strada giusta. Peccato che invece sia solo il sentiero per una deriva umana e sociale. Come si svolge la sua giornata tipo sull’isola? Viene scandita dalla natura, dalle stagioni. L’inverno è il momento dove sono più isolato e sono ancora più a stretto contatto con la natura. È lei che comanda. L’estate invece ho tanta gente che viene qui. Cerco di far comprendere l’importanza della natura. Posso stare più ore all’aperto ovviamente. Anche se questo inverno è stato abbastanza mite. Oggi c’è vento come vedrete dal video che vi ho inviato. Le mie giornate sono tranquille, amo fotografare e passo il tempo ad elaborare le immagini. Alcune le posto sui miei canali social: Facebook e Instagram. Proprio qui dopo un’intervista fattami dalla CNN i miei follower in un giorno sono aumentati da 27.000 a 34.500. Mauro quando si è trasferito qui aveva 50 anni ora che ne ha 81 ha qualche timore in più dovuto all’isolamento oppure è ancora più convinto della scelta fatta trent’anni fa? Sono ancora più convinto e felice della scelta fatta. La solitudine non mi è mai pesata. Solo ora ne risento un po’ ma perché sono innamorato da quattro anni di una donna. Perché la solitudine in fondo cos’è? Il desiderio di avere qualcuno vicino che non hai. Adesso che mi sono innamorato ho appunto questo desiderio. Mi manca la persona che amo. Per motivi di lavoro non può raggiungermi se non in estate. Ma due volte all’anno per controlli medici, a maggio e novembre, quando torno a Modena, vado a trovarla a Benevento. È normale quando ami sentire il bisogno di avere quella persona vicino. Vederla, sentirla o semplicemente condividere attimi con lei. Mauro ringraziandola per questa speciale intervista quale incoraggiamento vuole dare a tutte le persone, italiane e non, per affrontare questo difficile periodo? Di prendere coscienza della situazione. Di non avere paura e soprattutto di andare oltre. Questa situazione sta dando l’opportunità di affrontare in altro modo la vostra vita. Senza accorgevene prima stavate solo ‘sopravviendo’ dopo spero che cerchiate di vivere la vostra vita appieno. Non rincorrete più il benessere economico, la ricchezza, il potere. Cercate voi stessi e ciò che è meglio per voi. Solo così riuscirete a realizzare voi stessi fino in fondo. Vi abbraccio tutti. Forza. Leggi anche: Coronavirus, c’è un rapporto fra epidemia e inquinamento atmosferico

Mary Tagliazucchi
Mary Tagliazucchi
Mary Tagliazucchi, giornalista e fotoreporter si occupa di inchieste, reportage in giro per il mondo, cronaca e attualità. Il suo vizio? Guardare oltre, sempre.

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