lunedì, Ottobre 25, 2021

Pena di morte, il fenomeno oscurato dalla pandemia

Tra i fenomeni oscurati dalla pandemia, e di cui nessuno parla, c’è proprio la pena di morte. Sebbene la tendenza globale va verso la diminuzione, alcuni Stati hanno addirittura triplicato le esecuzioni rispetto all’anno precedente.

Che cos’è oggi la pena di morte? Nonostante sia stata abolita dalla maggior parte dei Paesi del mondo, differentemente da quanto si pensi, la pena di morte è ancora fortemente presente in diverse realtà.

Nel 2021, gli Stati in cui la pena capitale è ancora presente sono circa 58 ed in ben 56 di questi viene praticata. Iniezione, camera a gas, sedia elettrica, impiccagione, fucilazione sono solo alcuni dei metodi più violenti utilizzati per la pena capitale: in Italia, ricordiamo, è stata abolita dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la caduta del fascismo. Risale infatti al 10 agosto 1944 la decisione di Umberto di Savoia il quale abolì la pena di morte per tutti i reati previsti dal codice penale del 1930.

In quali Stati esiste ancora la pena di morte?

Afghanistan, Antigua e Barbuda, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados. Bielorussia, Belize, Botswana, Ciad, Cina, Comore, Cuba, Repubblica democratica del Congo, Dominica, Egitto, Guinea Equatoriale, Etiopia, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giappone, Giamaica, Giordania, Kuwait, Lesotho, Libya, Malaysia, Nigeria, Corea del Nord, Oman, Pakistan, Territori Palestinesi, Arabia Saudita, Singapore, Somalia, Sud Sudan, San Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sudan, Siria, Taiwan, Thailandia, Trinidad e Tobago, Uganda, Stati Arabi Uniti, Stati Uniti d’America, Vietnam, Yemen, Zimbabwe. (Fonte: Amnesty)

Per quanto riguarda l’America del Nord, abbiamo:

Alabama, Arizona , Arkansas, California, Florida, Georgia, Idaho, Indiana, Kansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, Carolina del Nord, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Carolina del Sud, Sud Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Virginia, Wyoming. In tre di questi (Pennsylvania, California e Oregon) c’è una moratoria delle esecuzioni capitali imposta dai governatori. (Fonte: Amnesty)

La denuncia di tutto questo, i dati, arrivano da Amnesty International che, come ogni anno, ha presentato il “Rapporto sulla pena di morte nel 2020”.

Parliamone.

L’uso della pena di morte oggi

Immagine ricavata dal Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2020

Il 2020 è stato l’anno in cui sicuramente si è registrato un ulteriore rallentamento dell’uso della pena di morte a livello globale. Il calo può essere riconducibile ad una generale sospensione delle esecuzioni causata proprio dalla situazione legata strettamente alla diffusione del Coronavirus. Anche in Paesi come Iraq o Arabia Saudita che, da sempre, hanno valori altissimi in questo senso.

Il problema sta nel fatto che, con l’allentarsi delle misure di sicurezza legate proprio all’emergenza sanitaria, le esecuzioni potrebbero aumentare notevolmente.

“Negli Stati Uniti d’America l’impennata delle esecuzioni federali è stata bilanciata, nel conteggio nazionale, principalmente dalla sospensione in alcuni stati delle esecuzioni, o da una più lenta esecuzione degli ordini di esecuzione, a causa della pandemia” denuncia Amnesy International nel suo rapporto proprio sulla pena di morte.

Basti pensare ad Mustafa al-Darwish, 26enne ucciso proprio questa settimana per la sua presunta partecipazione alle proteste per le primavere arabe proprio in Arabia Saudita. Secondo quanto dichiarato da IlFatto, l’anno scorso, il regno saudita aveva annunciato l’intenzione di porre fine all’uso della pena di morte per persone condannate per crimini commessi ad un’età inferiore a 18 anni. Ad esclusione, però, delle condanne per crimini che vanno contro la legge antiterrorismo del Paese. Una legge che, ricorda la fonte sopracitata, viene applicata “anche a chi ha espresso pacificamente il proprio dissenso”.

E la storia di Mustafa si va a sommare a tante altre storie di giovani come lui.

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Pena di morte e pandemia a confronto

Tra i fenomeni più oscurati dalla pandemia, e dall’emergenza sanitaria tutt’ora in atto, c’è proprio la pena di morte. Sebbene la tendenza globale va verso la diminuzione, alcuni Stati hanno addirittura triplicato le esecuzioni rispetto all’anno precedente. 

“Tra gli stati che hanno messo a morte il maggior numero di persone figurano l’Egitto, che ha triplicato le esecuzioni rispetto al 2019, e la Cina che in almeno un caso ha applicato la pena di morte per reati relativi alle misure di prevenzione della pandemia. Negli Usa, l’amministrazione Trump ha ripristinato le esecuzioni federali dopo 17 anni mettendo a morte 10 condannati in meno di sei mesi. India, Oman, Qatar e Taiwan hanno a loro volta eseguito condanne a morte”

Scrive Amnesty International

C’è da sottolineare però che molti Stati, tra cui proprio la Cina, ma anche Corea del Nord, Vietnam, considerano i dati sulle pene capitali “segreti di stato”. Questo fattore è in realtà determinante perché impedisce un vero e proprio monitoraggio dei numeri. Nonostante ciò, escludendo dunque queste realtà, Amnesty ha registrato circa 483 esecuzioni:

“A livello globale, il numero delle condanne a morte note, almeno 1477, è diminuito del 36 per cento rispetto al 2019”.

Oltre alla Cina, ci sarebbero altri quattro Paesi che la fonte indica come responsabili di più dell’80% delle esecuzioni conosciute nel 2020: l’Iran con 246 esecuzioni, l’Egitto che ne conta circa 107, Iraq almeno 45 e Arabia Saudita (27). 

La pena di morte in America

Pena di morte nel 2020
Immagine di wired.it

Come detto anche in precedenza, sono ancora diversi gli Stati USA che hanno ed utilizzano la pena capitale. Sicuramente alcuni di questi stanno facendo degli importanti passi indietro, eppure altri stanno ancoraggi inasprendo le esecuzioni. Proprio nel mese di maggio, infatti, in South Carolina è stato reintrodotto il plotone esecuzione: i condannati, insomma, potranno scegliere tra fucilazione e sedia elettrica qualora mancassero i farmaci per l’iniezione letale.

Molto discusso è stato anche il caso di Lisa Montgomery, la prima donna condannata a morte a livello federale dopo quasi 70 anni. L’esecuzione è avvenuta proprio negli USA, in Indiana, lo scorso 13 gennaio 2021: Lisa era stata condannata per aver ucciso nel 2004 una donna incinta. Secondo quanto dichiarato da Repubblica, dopo aver asportato il bambino dal grembo della vittima, la donna avrebbe rivendicato la maternità del neonato. L’esecuzione era stata sospesa per accertamenti psichiatrici della donna. Secondo Fanpage, è stata l’11esima esecuzione da luglio, cioè da quando l’ex Presidente Donald Trump ha ripristinato la pena capitale dopo circa diciassette anni. Il mese successivo, a febbraio, la Virginia ha deciso di abolire la pratica definitivamente. 

In tutto questo discorso, è importante sottolineare che l’America si troverebbe al settimo posto della classifica di Amnesty. 32 le nuove condanne a morte: nel report risulta essere il risultati più basso dal 1973. Sicuramente un segnale positivo, che si aggancia facilmente però al tema delle condanne che, invece, sarebbero in aumento. Secondo i dati raccolti da Amnesty, infatti, l’America si prenderebbe il secondo posto del podio proprio in tema di condanne: 3.117 persone con pena di morte. Secondo quanto dichiarato da wired : una tendenza in netto aumento rispetto a quello conosciuto nel 2015 (1.998).

Sarà  possibile abolire la pena di morte?

Nel 2020 Ciad e Colorado hanno abolito la pena di morte. Secondo dati aggiornati ad aprile del 2021, dichiara Amnesty nel report, ben144 Stati hanno abolito la pena di morte nelle leggi o nella prassi, 108 dei quali per tutti i reati.

L’ultima notizia positiva arriva proprio dal Malawi. La Corte Suprema, infatti, ha accolto il ricorso di un detenuto dichiarando la pena di morte incostituzionale e ordinando quindi nuovi processi per i condannati. Su questa scia si sta muovendo anche la Sierra Leone.“Il governo ha deciso di prendere l’iniziativa per abolire la pena di morte, per rispettare i diritti fondamentali dei cittadini” ha dichiarato Umaru Napoleon Koroma, Viceministro della Giustizia del Paese, “una volta che la proposta arriverà in Parlamento e verrà approvata, sarà la fine della storia della pena di morte nel nostro Paese”

Che cos’è oggi la pena di morte?

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