giovedì, 29 Ottobre 2020

Ospedale Cotugno di Napoli, modello indiscusso di eccellenza italiana

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

L’ospedale Cotugno di Napoli è indicato come il migliore in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto. Il riconoscimento viene da Sky News Regno Unito, che ha trasmesso in Gran Bretagna un lungo reportage sulla struttura napoletana. E anche il New York Times ha dato vasta eco alle cure sperimentate all’Istituto oncologico Pascale, condotte insieme al Cotugno. L’ospedale napoletano merita il plauso generale per il modo in cui ha tenuto testa all’emergenza coronavirus. E ha il grande merito di essere uno dei pochi ospedali in cui non è stato registrato nessun contagio tra medici e infermieri.

Un modello d’eccellenza

Tute integrali, maschere riutilizzabili, sorveglianza nei reparti e nei corridoi. E ancora, personale competente e attrezzature adeguate hanno contraddistinto il lavoro del Cotugno contro il Covid. Così il reportage dell’inglese Stuart Ramsay loda l’ospedale napoletano, mostrato come esempio agli inglesi. Un grande risultato per la sanità campana, affatto scontato visti i molti anni di commissariamento e tagli ai bilanci delle aziende ospedaliere. Non si sorprende invece Rodolfo Conenna, direttore dell’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui il Cotugno fa parte, che dice:

Siamo partiti presto e abbiamo reagito correttamente. Il Cotugno aveva alle spalle esperienze ultradecennali: il colera, l’HIV, la Sars, l’Ebola. Oltre al fatto che normalmente questo ospedale gestisce malattie infettive non epidemiche come la meningite.

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Il personale sanitario

In numerose altre realtà italiane il contagio tra medici e infermieri è stato decisamente alto. Il Cotugno invece è uno dei pochi ospedali in cui non sono stati registrati contagi tra medici e infermieri. A dirla tutta, anche un medico dell’ospedale napoletano si è infettato, ma a tempo debito è stato isolato dal resto della struttura, senza poter a sua volta infettare altri. Il contrario di quanto accaduto nel nord Italia dove gli ospedali sono diventati essi stessi focolai del virus. Racconta il reportage di Sky:

L’infermiere prepara una siringa fuori dalla stanza, non va mai dentro. Con i colleghi all’interno della stanza comunica attraverso i vetri. Quando è pronta l’iniezione viene passata all’interno e l’infermiere, anche se non è stato a contatto con nulla, si toglie i guanti e si pulisce le mani.

Il direttore Conenna:

Abbiamo avuto necessità di ampliare l’organico e perciò abbiamo assunto 150 infermieri e 25 medici in un solo mese. I nuovi assunti sono stati messi in squadra con infermieri esperti che hanno assunto anche il ruolo di formatori. In una settimana abbiamo ottenuto una sufficiente preparazione. Oggi l’organico del Cotugno conta 100 medici e 600 tra infermieri e operatori sociosanitari.

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Le attrezzature hanno fatto la differenza

Il reportage inglese mostra guardie di sorveglianza in tutti i reparti e corridoi e un percorso di disinfezione automatica. Il personale è sempre provvisto di maschere molto avanzate e tute ermetiche. I malati sono isolati tra di loro e tra la stanza del malato in rianimazione e il resto del reparto si comunica attraverso una finestra. Una grande organizzazione, dunque. Ma non solo. Le protezioni usate da medici e infermieri del Cotugno sono diverse da quelle usate nella maggioranza delle altre strutture. Dice Conenna:

Anche nell’approvvigionamento siamo partiti prima grazie alla nostra vocazione ed esperienza. Usiamo per lo più prodotti non monouso, soprattutto per rianimazione e pronto soccorso, oltre a schermi facciali riutilizzabili. Veniamo riforniti di solito da agenti locali, ma in questi giorni facciamo ricorso anche ad altri.

di Elza Coculo

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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