venerdì, Marzo 5, 2021

Raffaele Cutolo, il boss più detestato e rispettato: le reazioni a Ottaviano, suo paese natale

È morto il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo. Probabilmente nessun criminale italiano ha avuto il suo stesso lustro mediatico: nel bene o nel male, se così si può dire, è stato un uomo spettacolare.

Domenico Di Sarno
Domenico Di Sarno
Informatico e amante dei libri di ogni genere perché fortemente convinto che la cultura sia come il cibo, ne serve ogni giorno per nutrire la mente.. Appassionato di storia e diritto costituzionale.

È morto il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo. L’Italia si è trovata più volte a dover ricordare la morte di un esponente di Cosa Nostra o della Camorra, i nomi sono famigerati e tanti.

Si va da Liggio e Badalamenti fino ai più recenti Provenzano e Riina. Una storia criminale, quella dell’Italia e del Mezzogiorno, annoverata già nelle inchieste dell’Italia post unitaria di Leopoldo Franchetti e Sindey Sonnino.

Morte Raffaele Cutolo, più di mezzo secolo in carcere sotto i riflettori

Il lettore ha ben presente molti di questi famigerati nomi, non ultimo il boss di Corleone. Ma la potenza mediatica e scenica di Raffaele Cutolo è un caso a sé stante.

Cutolo nasce a Ottaviano nel dicembre del 1941, è costretto a crescere in fretta, perde i genitori in giovane età. Nel 1963 commette il primo omicidio nel suo paese, un omicidio nato da una lite. I racconti sono vari a Ottaviano, qualcuno parla di motivi di viabilità, altri di onorabilità. Fatto sta che da lì inizia l’ascesa criminale del giovane Cutolo.

Proprio il carcere sarà per lui il luogo nel quale tessere le conoscenze e relazioni della sua fitta rete criminale. La camorra napoletana, nella sua struttura è piatta e non a cupola come Cosa Nostra. Fino all’avvento della NCO la Camorra non aveva conosciuto una risonanza mediatica e una potenza di questo tipo.

Cutolo cerca l’appoggio delle classi deboli, aiuta chi è in difficoltà, pensa alle famiglie dei suoi affiliati che sono in prigione e propone dei riti di affiliazione al clan.

Un clan gestito come un’impresa, la Camorra diventa imprenditrice e con una struttura, almeno nel suo clan, di tipo piramidale al cui vertice c’è lui anche quando viene trasferito nel carcere di Poggioreale.

Morte Raffaele Cutolo, le reazioni a Ottaviano suo paese natale

raffaele cutolo

Oggi a Ottaviano il clima è surreale, in un certo senso si avverte la distanza tra due generazioni: una nata e cresciuta con la presenza, mitica o ingombrante, sono opinioni personali, di Cutolo, l’altra non opposta alla prima ma ignara di quelli che sono stati gli anni della guerra tra la NCO e la Nuova Famiglia.

Probabilmente nessun criminale italiano ha avuto il lustro mediatico di Raffaele Cutolo, era un uomo spettacolare per quanto sia il bene che il male possano essere spettacolari.

Molti a Ottaviano sono convinti dei suoi legami con i vecchi apparati dello Stato, soprattutto con la prima Repubblica e credono fermamente che, se non avesse portato con sé alcuni segreti nella sua tomba, una buona parte della classe politica dirigente della Prima ma anche della Seconda Repubblica non sarebbe al proprio posto. Lo giudicano un uomo d’onore, l’unico o comunque uno dei pochi a non essersi mai pentito.

Nel 1986 fu intervistato da Enzo Biagi. Intervista pungente ma con toni educati e rispettosi da ambo le parti. Cutolo metteva in evidenza la sua volontà di aiutare le classi deboli e di voler impedire ai ricchi e ai potenti di calpestare i diritti degli altri. Probabilmente è proprio questa vicinanza alla gente ad aver reso l’uomo Cutolo così famoso.

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Morte Raffaele Cutolo, tra mito e criminalità

Nel suo paese natale c’è chi loda le sue gesta come fosse un conquistatore e chi invece non le condivide. Più volte ha fatto parlare di sé.

Lo Stato per qualche motivo è stato indulgente su alcuni punti ma inflessibile su altri. Viene da chiedersi perché.

Fatto sta che per anni Ottaviano, terra dei Medici di Ottajano e di una villa dell’imperatore Augusto, è stato ricordato nei media per essere il paese di Cutolo. Lui possedeva, per averlo acquistato, il Castello mediceo che attualmente appartiene all’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, lui aiutava le persone in difficoltà. Per lui fu necessario scomodare carabinieri e reparti dell’esercito e un errore giudiziario lega il suo clan al nome di Enzo Tortora.

Morte Raffaele Cutolo, Ottaviano: le voci della gente e le reazioni della politica

Ma oggi Ottaviano è un comune di 25 mila abitanti che ha la fortuna di avere nel proprio territorio il cono del Vesuvio. È un distretto industriale dove tutto sommato si vive bene.

Si parla molto sui social di quanto accaduto, molti invocano “Rispetto”, altri offendono o difendono il boss. Facebook è diventato un vespaio di polemiche, in poche ore si sono registrati più di 500 commenti e non è detto che non stiano aumentando. Il paese è spaccato e interviene, a calmare gli animi e a rendere giustizia alla figura del paese, il sindaco Luca Capasso avvocato penalista, rieletto nel 2018 con un voto bulgaro:

Come sindaco di Ottaviano, devo ricordare quali e quante ombre proiettò sulla storia della nostra città la storia di Raffaele Cutolo: la storia vera, e la storia dipinta con i colori del cinema.

Devo ricordare i segni terribili della morte, e il coraggio luminoso di chi credeva nei valori della legge fino al sacrificio della sua vita.

Come sindaco di Ottaviano, devo dire con orgoglio che la nostra città ha saputo riconquistare il pieno controllo del proprio destino, ed è riuscita a riannodare il presente ai valori e alle tradizioni del suo glorioso passato.

Raffaele Cutolo ora sta davanti al tribunale della Giustizia Divina, il “luogo” dell’eterno silenzio.

A noi resta il compito di non dimenticare, di approfondire, di far sì che certi capitoli della storia siano conclusi per sempre.

Morte Raffaele Cutolo, quando il cinema fa storia

raffaele cutolo film a lui ispirato il camorrista di Torntore 1986

Un pensiero, quello del primo cittadino che descrive bene la distanza tra la storia e la storiografia. Quando si parla di cinema ci si riferisce al film “Il Camorrista”, esordio di Giuseppe Tornatore che nel 1986 volle ricalcare e romanzare l’epopea criminale aggiungendo dei particolari frutto della fantasia, che però sono stati talvolta dati per reali da chi li osservava.

Ma c’è una Ottaviano che vive all’ombra di Cutolo e una che vuole un’immagine diversa. Alcuni ricordano il terremoto del 1980 e gli stanziamenti. Molti parlano di come la camorra abbia messo le mani sugli appalti per la ricostruzione ma evidenziano anche che questo è accaduto anche in Irpinia, dove a mettere le mani sulla ricostruzione stessa ci ha pensato la politica.

Il 17 febbraio 2021 sarà ricordato come la fine di questa epoca, fatta di ragazzini che andavano in giro citando le battute del film “Il Camorrista”, che canticchiavano la canzone “Don Raffaé” di Fabrizio De André che ironia della sorte, era nato il 18 febbraio, quasi come anche la data dovesse essere parte finale dello spettacolo.

Ma giovani e meno giovani concordano: “Se Cutolo avesse parlato sarebbe saltato tutto il Parlamento”.

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Morte Raffaele Cutolo, come Ottaviano accoglie le parole di Roberto Saviano

Anche Roberto Saviano ha scritto il suo pensiero da intellettuale ed esperto di mafie e non si discosta molto da questa visione:

“Raffaele Cutolo fu un boss potente, più di un primo ministro, più di un ammiraglio d’azienda. Un potere che lo tenne in carcere tutta la vita e i suoi segreti – che porta in tomba con sé – non riuscirono a ricattare il potere politico che l’aveva usato. Uomo violento e disperato partorito da un territorio violento e disperato”.

Nel paese alle pendici del Vesuvio molti non hanno gradito le affermazioni dello scrittore, peraltro conterraneo anche perché sembra attaccare un intero paese fatto anche di persone con il senso dello Stato. Intanto c’è chi posta “Sono di Ottaviano”.

Morte Raffaele Cutolo, le sue raccomandazioni ai giovani per una vita onesta

Quasi nessuno a Ottaviano ricorda le parole di Cutolo in una intervista a Repubblica pubblicata il 24 febbraio 2006 curata da Paolo Berizzi, alla domanda: “Che rapporti ha avuto coi politici? E che cosa pensa della politica?” . Lui rispondeva:

Ne ho conosciuti molti. Con qualcuno sono sceso a patti.

I politici non sono molto diversi dai camorristi. Pensano al potere, al consenso, all’arricchimento. Ma dei bisogni della gente se ne fottono.

E ancora nella stessa intervista: “Per molti guappi della camorra lei è ancora un modello, un’icona. Certi ragazzini a Napoli scaricano sul cellulare le suonerie del film che ha per protagonista Raffaele Cutolo. A questi giovani vuole dire qualcosa?”

E lui rispondeva come un uomo tra gli uomini, come qualcuno che sapendo di aver sbagliato voleva mettere gli altri su una strada migliore della sua:

Studiate, lavorate. Dimostrate che siete capaci di diventare ottimi manager.

Credetemi, il crimine non paga.

Sarebbe bello guardare a questa ultima affermazione come a un testamento di redenzione che stimoli i giovani, ottavianesi ma non solo, a dare il meglio di sé e a usare le proprie potenzialità per sviluppare il proprio benessere senza atti criminali e senza danneggiare gli altri.

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Domenico Di Sarno
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Informatico e amante dei libri di ogni genere perché fortemente convinto che la cultura sia come il cibo, ne serve ogni giorno per nutrire la mente.. Appassionato di storia e diritto costituzionale.

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