lunedì, Settembre 28, 2020

Sulle montagne più alte d’Italia nevicano 25 chili di plastica l’anno

Uno studio ha analizzato la neve residue in quattro diverse località della Valle d’Aosta tra i 2000 e i 3000 metri d’altitudine, rilevando una massiccia contaminazione da microplastiche.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Ricordate l’aria buona e pulita delle montagne e le loro vette incontaminate? Beh, esse sono ormai un ricordo da confinare nel passato. L’impronta dell’uomo lascia segni anche ad alta quota e una recente ricerca italiana lo conferma. Responsabili sono le microplastiche, inquinanti non solo del mare, ma anche dell’atmosfera. Secondo i dati forniti dallo studio “Nevica Plastica”, coordinato da Franco Borgogno e Roberto Cavallo, ogni anno sulle cime più alte d’Italia cadono 200 milioni di particelle, di cui 80 milioni sono microplastiche, vale a dire una nevicata di 25 chili di plastica. Una massiccia contaminazione che gli esperti considerano anche sottostimata visto che le nevi, terminato l’inverno e con l’aumento della temperatura, si sciolgono e si riversano in fiumi e ruscelli che finiscono a valle, sfuggendo così alla possibilità di essere analizzate.

Inquinamento ad alta quota

La plastica che abbandoniamo nell’ambiente impiega decenni a degradarsi e non lo fa mai completamente. I suoi frammenti più piccoli, le microplastiche, si insinuano nella catena alimentare, in quella dell’acqua, e i fenomeni atmosferici la trasportano fino agli angoli più remoti e puliti della Terra. A confermarlo anche un recente studio che ha passato al microscopio le nevi residue, cioè le coltri depositate da metà settembre, in quattro diverse località della Valle d’Aosta, tra i 2000 e i 3000 metri d’altitudine. Il risultato? Circa il 45% delle 40 particelle dei campioni di neve analizzati sono di microplastica. Ha commentato Borgogno, coordinatore scientifico della ricerca:

Il ritrovamento di microplastiche anche in alta montagna purtroppo non mi stupisce. Negli ultimi anni, con European Research Institute, ho avuto la possibilità di monitorare la situazione di questo tipo di inquinamento in ogni ambiente del nostro Pianeta, di esserne testimone diretto: dallArtico al Mediterraneo, dal fiume Po alle nevi alpine. I dati reali hanno sempre confermato i miei timori.

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Lo studio

plastica
Prelievo di campioni di neve per l’analisi in laboratorio.

Il campionamento è stato condotto dalla cooperativa Erica, in collaborazione con lo European Research Institute, Vdatralier e Aica, lassociazione internazionale per la comunicazione ambientale. Lanalisi, invece, è stata curata da ARPA Valle e dallUniversità degli Studi di Milano, sotto la direzione dei professori Marco Parolini e Roberto Ambrosini del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali. I campioni sono stati prelevati in quattro diversi siti valdostani tra i 2000 e 3000 metri d’altitudine: rifugio Deffeys, nel comune di La Thuile, ai piedi dellomonimo ghiacciaio, il rifugio Miserin, nel parco del Monte Avic, il rifugio Cuney, il più alto delle Alte Vie valdostane e il col du Malatrà, che separa la Val Ferret dalla Valle del Gran San Bernardo. Continua Borgogno:

È necessario ricordarsi che la vita esiste grazie a questo elemento puro e cristallino, in particolare grazie al mare, dove vanno a riversarsi il ghiaccio e la neve sciolti. Proprio per questo dobbiamo tutelarlo.

Riciclare plastica non basta

Riciclare la plastica è fondamentale, ma questo da solo non basta. Contenitori e imballaggi hanno invaso il Pianeta. Dice l’esperto:

Bisogna trovare nuove soluzioni che sostituiscano totalmente questo materiale. Dobbiamo scovare alternative innovative fondate su una biodegradabilità molto rapida. Parallelamente, è necessario ridisegnare i cicli industriali, abbattendo l’utilizzo di confezioni in plastica. E, devo dire, la sensibilizzazione sul tema dell’eco-sostenibilità sta spingendo verso questa direzione.

Il mio obiettivo, ben lontano da veicolare allarmismi, è comunicare che, vista la situazione, bisogna attivare azioni per preservare ciò che ci circonda. Con queste ricerche intendo raccontare il problema che la plastica comporta. E per farlo è fondamentale conoscere: la pubblicazione di questi dati è necessaria per quantificare e affrontare il problema, che è straordinariamente grave.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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