Migrante scappa dal Darfur e si laurea con una tesi sulla guerra da cui fugge

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, una formazione da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fervida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.
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─ Senta, ma lei lo sa dov’è il Darfur? ─ È dentro di noi.

Con questo dialogo tratto da quella perla di genialità e visione che era Boris, la sempre attuale serie tv si prendeva gioco dell’assistenzialismo disinformato e di facciata che riempiva i telegiornali circa un decennio fa. Dal Darfur quello vero, invece, arriva una storia di rivincita che ha del letterario: quella di Ahmed Musa, un migrante che adesso festeggia la sua laurea in Diritto Internazionale all’Università di Torino, e che per la tesi ha scelto di analizzare proprio il genocidio che ha insanguinato la sua terra. Ahmed nasce nel 1987 in Darfur, quello fatto di altopiani e di sabbia, e si laurea in economia all’Università di Khartoum. Il lavoro come docente sembra aprirgli le pronte di una brillante carriera accademica, ma… In ogni storia che si rispetti c’è sempre un ma, un conflitto che fa in modo che le cose non vadano secondo i piani.

Guerra, fuga, rinascita

È il 2008 e la situazione in Darfour è pericolosa. Non è una novità: da anni due fazioni si scontrano in uno dei genocidi più sanguinosi e meno conosciuti della storia. Quando due elefanti si scontrano, la vittima è l’erba, dice un detto arabo, e di quest’erba fa parte la famiglia Musa. Sia Ahmed che suo padre vengono rapiti dai miliziani Janjawid, che li portano via dalla loro Entkena. Seguono torture e carcere. Il padre di Ahmed muore per mano degli aguzzini, lui si salva perché creduto morto a causa di una malattia che lo ha colpito durante la prigionia. Un gruppo di contadini lo recupera dal campo in cui era stato gettato e lo soccorre. È il momento di lasciarsi questa vita alle spalle e fuggire in Libia. Per un paio di anni le cose sembrano stabilizzarsi, ma dopo la caduta di Gheddafi la Libia non è più un porto sicuro. L’ennesima partenza avviene nel 2011, su un barcone dei tanti diretti a Lampedusa. In un paese straniero e senza un lavoro, Ahmed decide di spostarsi verso Nord e si dirige a Torino: è intenzionato a non buttar via la sua vita in strada, solo e senza la benevolenza degli italiani. Decide di continuare gli studi universitari lavorando per pagarsi la retta: cameriere, addetto alle pulizie, qualunque cosa va bene pur di raggiungere il traguardo che si è prefissato. Finalmente il riscatto arriva: non solo si laurea a pieni voti a Torino in una materia, il Diritto Internazionale, le cui diramazioni ha sperimentato in prima persona, ma lo fa raccontando e analizzando la tragedia da cui è fuggito. Un successo condiviso idealmente con tutta la sua gente e fisicamente con sua moglie e suo figlio, che è venuto al mondo da poco e al quale ha dato nome Mandela, altro grande uomo che provò il tormento della prigione e decise di fare qualcosa per cambiare la vita della sua gente. Leggi anche: Tanti auguri Dottor Siddique: da venditore di rose a laureato in Medicina   di Marianna Chiuchiolo

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Marianna Chiuchiolo
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Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, una formazione da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fervida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.
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