Maurizio Costanzo, il figlio Saverio gli dedica il suo ultimo film: “Non ho mai parlato di lui prima d’ora”

Alla Mostra del Cinema di Venezia Saverio Costanzo dedica "Finalmente l'alba" a suo padre Maurizio: "Era il minimo che potessi fare".

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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“Non ho mai parlato di lui”. Il regista e sceneggiatore Saverio Costanzo stupisce alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato il suo ultimo film, Finalmente l’alba. Nato dal matrimonio tra Flaminia Morandi e Maurizio Costanzo, dopo la morte di suo padre non ha mai rilasciato né interviste né dichiarazioni su di lui e sul loro rapporto. Ma durante l’80esima edizione della Mostra di Venezia, prima della proiezione ha voluto esprimere pubblicamente la sua gratitudine verso il suo più grande Maestro ed esempio, suo papà:

C’è il pubblico e c’è il privato. La dedica è il minimo che potessi fare.

Saverio Costanzo dedica il film a suo padre Maurizio: “Finalmente l’alba è per lui”

Saverio Costanzo ha ricevuto molti applausi per il film, Finalmente l’alba, che ha dedicato a suo padre Maurizio, scomparso lo scorso febbraio. Sarà al cinema dal 14 dicembre. Il regista e sceneggiatore ci porta indietro nel tempo, negli anni ’50, in cui una ragazza romana viene affascinata dal mondo affascinante dello star system hollywoodiano e di Cinecittà. Il provino per prendere parte a un kolossal americano le cambierà per sempre la vita.

Nel cast c’è l’esordiente Rebecca Antonaci che interpreta la protagonista Mimosa, affiancata da nomi molto nomi tra cui Alba Rohrwacher, nei panni di Alida Valli, Lily James nelle vesti di Josephine Esperanto, Willem Dafoe in Rufo, Carmen Pommella che sarà Elvira, Joe Keery molto conosciuto per Stranger Things, Sofia Panizzi ovvero Iris e tanti altri.

Saverio Costanzo: “Il cinema ti permette di guardare dentro te stesso”

Saverio Costanzo, regista de L’amica geniale, si cimenta per la prima volta in un prodotto originale, che ci porta direttamente dietro le quinte di Cinecittà e ci fa capire la sfaccettatura dei personaggi. Come racconta a “Cosmopolitan”:

Io ho sempre fatto adattamenti, quindi non so perché mi è venuto in mente.

Per L’amica geniale sono rimasto a lungo in quel periodo storico, dalle cose più piccole.

Io sono spettatore di cinema e mi sono divertito a ricostruirne l’iconografia.

Cinecittà siamo noi. La differenza con uno studio più impersonale sono le nostre facce e il nostro modo di essere.

Dagli attori più timidi che pensano di non aver talento ai divi che abitavano sulle colline di Hollywood in un mondo sfarzoso quanto segreto, ecco cosa rivela Costanzo:

Gli attori sono come eroi moderni, sembrano negativi, ma sono solo insicuri.

Nell’incontro con un personaggio che è una pagina bianca, si scrive la sua storia e vengono tolti i filtri.

Anche noi cerchiamo di rappresentarci come non siamo.

Il personaggio di Rebecca Antonaci è come uno specchio. Quello di Joey Keery pensa di non aver talento, ma non è vero.

Il dovere delle dive dell’epoca, come fa qui Lily James, era quello di dover essere sempre divina e ammaliante.

Quello di Willem Dafoe, invece, è una sorta di Caronte buono.

I negativi sono gli squali da salotto, non gli artisti, ma chi ci sta attorno, i predatori.

Leggi anche: Il Costanzo eclettico: dalle canzoni alla sceneggiatura di “Una giornata particolare”

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