lunedì, Settembre 21, 2020

Mauritius: “L’abbiamo uccisa. Ci vorranno almeno cento anni per riportarla a quello che era”

Il consulente all’ambiente Mokshanand Sunil Dowarkasing denuncia l’attuale situazione sull’Isola. Oltre al disastro ambientale, si teme per l’economia di centinaia di famiglie che vivevano essenzialmente di pesca e turismo.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

La petroliera giapponese Mv Wakashio, che ormai da venti giorni è incagliata al largo delle isole Mauritius, si è spezzata in due. Il cargo, che trasportava 220 tonnellate di diesel e 3.800 di petrolio, ha disperso in mare oltre mille tonnellate di liquido. Le squadre di salvataggio hanno pompato le restanti 3 mila tonnellate fuori dalla nave. Dopo che il primo ministro Pravind Kumar Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale, spiegando che l’isola non ha né le risorse né le capacità per far fronte da sola al disastro, la compagnia nipponica Nagashi Shipping si è resa disponibile a risarcire lo stato di Mauritius per quanto accaduto.

Il disastro ambientale delle Mauritius

La petroliera Mv Wakashio è rimasta incagliata in una barriera corallina a sud-est dell’isola, vicino alle note mete turistiche di Pointe d’Esny e il Blue Bay Marine Park. Il carburante sversato ha interessato un’area di 15-20 chilometri, che sta inevitabilmente raggiungendo le coste. Immagini aeree e riprese dei droni mostrano chilometri di costa ricoperte da una spessa melma nera. Mokshanand Sunil Dowarkasing, consulente ambientale a Mauritius ed ex capo strategie di Greenpeace Africa, ha denunciato:

È uno dei disastri ecologici più gravi dell’isola e si è verificato nella laguna più grande e una delle più belle del Paese. La marea nera ha già raggiunto le nostre coste. Qui dove mi trovo è già contaminato dal carburante.

Posso dire, per esperienza, che questa zona non sarà più quella di una volta. L’abbiamo già uccisa. Ci vorranno almeno cento anni per riporla a quello che era.

Leggi anche: Mauritius, sull’orlo di un disastro ambientale

Un disastro ambientale ed economico

Mauritius, volontari che cercano di ripulire le spiagge raggiunte dal carburante.

La struttura sociale di Port Louis gira intorno a turismo e pesca. Questo significa che le centinaia di famiglie che vivono nell’area interessata dal disastro ambientale sono a rischio. Gli sversamenti, inoltre, stanno raggiungendo il sito di Blue-Bay Marine Park, area di grande valore ecologico e turistico, che, se contaminata, sarebbe un enorme disastro per Mauritius. Lo stesso si teme per l’isola delle Aigrettes, a poche centinaia di chilometri dal disastro. Lo spazio faunistico delle Aigrettes ospita specie endemiche di camaleonti e rettili mauriziani che potrebbero risentire dell’accaduto. Ha denunciato Dowarkasing:

È un eco-ecidio. E anche il governo non si è mosso correttamente. Non siamo preparati a far fronte una crisi ecologica di tale portata su un’isola tanto piccola.

Il crowdfunding per le Mauritius

Nonostante la buona volontà dei volontari impegnati a pulire e costruire barriere sulle spiagge della zona per cercare di contenere l’espansione del petrolio, il danno è irreversibile. Secondo gli ambientalisti, la risposta del governo è stata lenta e, complice il mare mosso, quello che poteva essere un piccolo incidente si è trasformato in un disastro ecologico ed economico. Ora le organizzazioni locali hanno anche lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito www.crowdfund.mu, chiedendo aiuto al resto del mondo. Il progetto si chiama Mauritius Oil Spill Cleaning 2020 – MV WAKASHIO.

Leggi anche: Artico canadese, collassa l’ultima piattaforma di ghiaccio ancora intatta

Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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