lunedì, Settembre 28, 2020

Emergenza Covid, lettera a Conte: “Introdurre il divieto d’allevamento degli animali da pelliccia”

Una lettera da parte della PETA, importante organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali, contro gli allevamenti di animali da pelliccia in Italia. La motivazione i focolai di coronavirus legati a questa attività.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

Un importante messaggio sui rischi del coronavirus e gli allevamenti di animali da pelliccia quello rivolto al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro della Salute Speranza, la Ministra dell’Agricoltura Bellanova e al Ministro dell’Ambiente Costa. Nella lettera, firmata dall’ufficio londinese della PETA, sono richiamati i focolai di Covid-19 scoppiati nei Paesi Bassi e legati a questa attività, e dove il virus è stato trasmesso dai visoni all’uomo. In seguito a questi eventi il parlamento olandese il mese scorso ha votato, con una maggioranza significativa, l’attuazione del divieto di allevamento di animali da pelliccia in Olanda.

Esortiamo l’Italia a fare lo stesso come atto imperativo di salute e sicurezza.

Leggi anche: Coronavirus e allevamento di animali: il legame è ufficiale

La battaglia della PETA

La PETA è un’organizzazione statunitense che conta 800.000 membri e oltre 100 impiegati. Ha importanti uffici nel Regno Unito, in India, in Germania, nei Paesi Bassi e in Asia. Lotta in particolar modo per vietare gli allevamenti intensivi, la vivisezione, l’uso di animali nell’industria dell’intrattenimento e infine gli allevamenti di animali da pelliccia. Nel comunicato reso pubblico oggi, ci tiene a comunicare al Presidente Conte come l’Olanda non è la prima a vietare l’allevamento di animali da pelliccia.

Entro la fine di quest’anno, l’Olanda si unirà ad Austria, Svizzera, Regno Unito e molti altri Paesi nel vietare l’allevamento di animali destinati alla produzione di pellicce.

PETA contro allevamenti Italia
Logo della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals)

Rischi legati alla salute pubblica

Continuando a leggere risalta l’indicazione di come questi allevamenti siano un grosso rischio per la salute pubblica. Quantificati in 13 allevamenti sparsi principalmente nel nord Italia, ogni anno circa 200.000 visoni vengono ammassati in piccoli ambienti in condizioni estreme e disumane. Condizioni che causano un alto livello di stress nelle creature e che portano gli animali ad ammalarsi, infettarsi e contagiarsi tra di loro. Ferite e malattie che non vengono controllate o curate a dovere e che sfociano in inevitabili realtà fortemente antigeniche.

Gli allevamenti di visoni rimasti in Italia non sono diversi dal mercato degli animali vivi in cui si ritiene che questo devastante coronavirus abbia avuto origine.

Leggi anche: ‘Adotta una mucca’. Ecco come le piccole aziende agricole rispondono alla crisi

Spillover

L’accento è posto sulle pandemie degli ultimi decenni, che la lettera sottolinea, hanno avuto come protagonisti agenti patogeni zoonotici (di origine animale). Agenti che hanno poi effettuato uno “spillover”, il salto di specie, che può determinare il passaggio agli esseri umani. La PETA si avvale di esperti di sanità pubblica, che confermano come i visoni possano trasportare o trasmettere un’ampia varietà di batteri e virus zoonotici, l’epatite E, influenza e salmonella. Molti tipi di virus e batteri che possono saltare da altre specie all’uomo, causando malattie e persino morte. Consentire a questo tipo di allevamenti di continuare la propria attività sarebbe un rischio troppo grande da correre, avvisa l’organizzazione per i diritti degli animali.

La crisi del coronavirus sta dimostrando che stipare animali malati e stressati insieme in condizioni antigieniche crea il terreno fertile perfetto per pericolosi agenti patogeni zoonotici.

Leggi anche:

L’Appello

Per questo la lettera-comunicato si conclude con un appello ai nostri ministri e al nostro capo del governo. Per la PETA c’è un bisogno urgente, a suo dire sostenuto dal 90% della popolazione, di reinventare l’Italia come paese libero dalle pellicce, per la sicurezza dei cittadini e per il benessere degli animali. In particolare, riprendendo le parole dello stesso Conte durante la conferenza del DL Semplificazioni dello scorso 7 luglio:

non è sufficiente riformare il Paese. Dobbiamo reinventare il Paese che vogliamo. Bisogna affermare una nuova normalità.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

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