giovedì, Ottobre 1, 2020

“La terra è piatta”: come è possibile che in Italia siano migliaia a pensarlo?

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

Da sempre l’uomo è attratto dai limiti e vorrebbe crearne di nuovi. Per superali. Le colonne d’Ercole erano la marmellata incustodita per i nostri antenati: dove portava quell’accesso esotico? Nessuno lo sapeva. Scire nefas, appunto, scriveva Orazio: “Non si deve sapere/non è giusto sapere”. Un invito ad osare, praticamente. Le grandi narrazioni e le grandi ideologie hanno riempito poi nei secoli successivi, colmato questo bisogno di conoscenza dell’altrove, di assoluto, d’ignoto. Ora, nella società postidealista, le grandi narrazioni popolari sono morte, sgretolate sotto i mattoni del muro di Berlino e negli ultimi trent’anni la massa, il popolo, coloro che non vogliamo vedere perché ottusi e/o ignoranti hanno creato le proprie storie bislacche.

Complotti, li chiamiamo

Ma sarebbe più corretto definirli temi alternativi su spartiti già scritti. La luna è ancora adespota e la terra è piatta. Perché? Perché costoro hanno bisogno di credere, sperare. E credenze e speranze sono state proprio le vittime sacrificali di questo terzo millennio, bruciate sulla pira della fredda razionalità, del profitto, della logica iperfinanziaria, del neoliberismo e ordoliberismus, del “blastare” i meno scolarizzati sui social media. Come ha recentemente scritto Giulio Sapelli, economista e storico:

Il popolo degli abissi si è messo in marcia, ha reagito ad anni e anni di giochi di specchi e disincanti, il popolo degli abissi si è levato, ha preso l’arma del voto come una bandiera e con calma risoluta ha detto basta.

Il servizio delle Iene, che avrete già visto, ridicolizza e stigmatizza questa massa informe che ingenuamente crede al mito ancestrale della “Terra Piatta”. Come il più meschino dei bulli stritola gli occhiali al quattrocchi stupidello. Certo, chi muove le fila del movimento “terrapiattista” ha una grande responsabilità e molto probabilmente la coscienza sporca di chi sta sfruttando intelligenze deboli e passati fragili per organizzare convegni, interviste e pubblicare libri. Insomma, per portare avanti un vero carrozzone pseudo-culturale. Una sorta di Voyager del paese reale…che ingolosisce i palati più semplici con la solita favola del mondo proibito ai più, terreno delle élites bruttecattive.

Una terra piatta come il nostro encefalogramma

È vero. Ma noi, noi che ci riteniamo così sensibili e mossi dalle giuste idee e dai giusti sentimenti, noi non possiamo dimenticare che facciamo parte della stessa società di questi giullari. Non possiamo bullizzare in questo modo altre persone. Pena la distruzione di questa stessa società che vorremmo guarire. Occorre creare nuovi argomenti, nuove narrazioni, per donare bellezza e speranza, ancora una volta, a chi ha da tempo perso la bussola, e si affida a ciarlatani che vendono filastrocche di basso costo, da ripetersi come pappagalli ammaestrati. Se non costruiamo nuove storie in cui credere davvero, sarà la fine. Se non ci riusciamo, la partita è già persa fin da ora. E la terra resterà piatta come l’encefalogramma del nostro mondo. di Alessandro Isidoro Re

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

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