martedì, Settembre 29, 2020

La storia di Davide, l’italiano che salva i cani dal massacro del Festival in Cina

Martina Mugnaini
Martina Mugnaini
Martina Mugnaini. Classe 1991. Nata e vissuta a Roma, ha un forte legame con le sue origini fiorentine. Laureata in Filologia Moderna alla Sapienza e giornalista, ama scrivere di tutto quello che riguarda l’arte, la letteratura, il teatro e la cultura digitale. Da anni lavora nel campo della comunicazione e del web writing interessandosi di tutto ciò che riguarda l'innovazione. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.

Il Festival della carne di Yulin, dieci giorni in cui cani e gatti vengono sterminati per essere cucinati e serviti sulle tavole dei ristoranti cinesi. Non esistono mezzi termini per spiegare quello che accade in Cina ogni anno. Una manifestazione che dal 2009 va avanti secondo una tradizione anacronistica e che viene puntualmente smentita dalle autorità e sminuita come un “fenomeno locale non autorizzato”. Ma è ben più di questo. Secondo questa tradizione si ritiene che la carne degli animali sia resa più tenera dalla violenza alla quale sono sottoposti prima di morire. Vengono imprigionati, spesso rubati, poi ammassati in gabbie minuscole e arrugginite lasciate sotto il sole per giorni o settimane, assetati e affamati prima di essere uccisi a bastonate o sgozzati mentre altri vengono scuoiati o bolliti ancora vivi. Una crudeltà da cui si è dissociato l’intero occidente e negli ultimi anni gran parte dell’oriente. In uno scenario del genere per fortuna ci sono persone che credono che il mondo sia un posto migliore e che la crudeltà radicata in una singola tradizione non basti a farci girare la testa dall’altra parte. Stiamo parlando di Davide Acito.

Chi è Davide Acito, l’italiano che ogni anno salva centinaia di cani

Davide Acito è un ragazzo di trent’anni originario di Matera che vive sul lago di Garda. Anche quest’anno ha deciso di tornare all’inferno, di lasciare la sua casa e il lavoro per volare in Cina e continuare la sua battaglia contro il Dog Meat Trade. Assistere ad uno spettacolo del genere, a tutta la sofferenza di questi animali è un’esperienza straziante, che ogni anno per Davide si fa sempre più difficile:

In questi giorni sto facendo molta più fatica del solito. Oggi la mia forza è il mio dolce Pippo che non c’è più. Quello che faccio lo faccio per lui. Già due anni fa avevo avuto un crollo. Ma se voglio andare avanti devo essere forte.

Pippo era uno dei cani che Davide ha salvato da Yulin l’anno scorso e che è morto durante l’inverno. L’amore per gli animali ha accompagnato questo ragazzo per tutta la sua vita ed è proprio questo che lo ha spinto a lottare per salvare quegli animali il cui destino è già segnato, dove non esiste nessuna legge che li tuteli. Racconta:

L’amore per gli animali è qualcosa che ho avuto sin da bambino. Poi, durante un viaggio in Asia ho scoperto di come i cani e i gatti vengono trattati in quella parte di mondo. E da lì ho preso a cuore il loro destino, in un posto dove non vige nessuna legge di tutela per gli animali. Amo i cani e i gatti ma anche tutti gli animali, in loro vedo quello che l’uomo non ha ancora imparato: l’amore incondizionato.

La scoperta del Festival di Yulin e il desiderio di agire

Per Davide la scoperta di questa manifestazione e delle sue conseguenze è avvenuta per caso, grazie alla lettura di un articolo su un giornale svizzero. Con solo quelle poche informazioni ha deciso comunque di fare qualcosa e così è partito per la Cina. Le difficoltà durante il viaggio sono state molte, la lingua, l’impossibilità di trovare informazioni, l’omertà delle stesse autorità. Racconta Davide:

Yulin è il nono girone dell’inferno per chi ama gli animali ma, soprattutto, per questi ultimi. Durante i primi giorni di festival c’è molta tensione. Da parte del governo si percepisce la paura che siano divulgate le informazioni a livello internazionale. La città è sorvegliata da agenti in divisa e in borghese. Visto che sanno che sono lì proprio per salvare i cani e far sapere al mondo quel che succede, mi hanno pedinato e interrogato molte volte.

E continua:

Ci sono zone dove macellano cani a cielo aperto, zone dove li vendono vivi. Ristoranti di fortuna improvvisati in strada dove servono zuppa di cane. Di solito quando mi vedono mi deridono. Mi fanno foto video mentre mi batto per i cani, come se fossi un alieno. Però lo voglio dire: non sono tutti così e una cosa che non mi piace è quando si generalizza su tutta la Cina. Ci sono dei cinesi sul posto che si fanno in quattro per aiutarmi nel progetto.

Action Project Animal, l’associazione per salvare gli animali

Ma cosa fa nella pratica Davide per salvare i cani di Yulin? Durante il festival lui e i volontari vanno in giro a riscattare i cani pagando per liberarli. Hanno bloccato i camion sui cui erano ammassati gli animali diretti al mercato. Ma intervenire direttamente sul posto non è sufficiente, per questo Davide ha fondato l’associazione Action Project Animal, con un progetto dedicato esclusivamente al festival della carne cinese, l’Operazione Yulin.

La nostra associazione si batte per tutelare, difendere e salvare gli animali. Siamo in prima linea e andiamo dove serve la nostra presenza. Non conosciamo confini, riconosciamo il dolore e la sofferenza che provano queste anime sulla Terra: salviamo gli animali combattendo nel luogo dove le ingiustizie accadono.

Un villaggio per ospitare i cani salvati da Yulin e una moda cruelty free, l’impegno della stilista Elisabetta Franchi

Con il sostegno della stilista e imprenditrice Elisabetta Franchi, animalista convinta, Davide ha inaugurato il suo Island Dog Village EF, uno spazio in cui sono sempre presenti veterinari e custodi e volontari, un’isola felice senza box o restrizioni. La stilista ha raccontato:

Sono venuta a conoscenza del festival attraverso Instagram. Ho visto un post di Davide Acito, che era già impegnato nella missione in quel momento, e ho pensato che non potevo restare indifferente di fronte a quelle immagini strazianti. Così ho deciso di contattarlo e da lì è partito tutto. Tra il 2012 e il 2013 ho eliminato l’utilizzo della pelliccia animale dalle mie collezioni, seguita da quella della piuma d’oca e della lana d’angora. Sono animalista sotto tutti i fronti, Yulin è un’atroce realtà e continuerò come ho sempre fatto ad urlare al mondo cosa succede là giù.

Elisabetta Franchi influencer animalista: la campagna sui social

Ogni giorno Elisabetta Franchi sostiene la causa e informa i suoi followers su Instagram come una vera e propria influencer animalista:

I social media, in particolare Instagram, rappresentano il mio canale principale di comunicazione. Riscontro tutti i giorni un grandissimo seguito da parte dei miei follower, che interagiscono con me in via diretta, per questo sono certa che sia il canale più efficace per divulgare certe notizie e sensibilizzare il mio pubblico su questo argomento.

Ma non è stato solo digitale il suo impegno: la stilista ha deciso di finanziare interamente le spese per portare in Cina i veterinari che si prenderanno cura sul posto dei cani salvati dal massacro. Grazie all’intervento della Fondazione Franchi, infatti, un gruppo di veterinari è partito in supporto di Davide che spiega:

I medici sono la parte più importante della nostra missione, sono fondamentali quando i nostri cani salvati dai macelli arrivano nel rifugio. Spesso molti di loro lottano tra la vita e la morte e un’organizzazione medica specializzata è decisiva per salvare loro la vita.

Leggi anche: “Fate come l’Umbria: veterinario gratis per chi adotta”

Segnali di speranza per il futuro, la sensibilità delle persone sta cambiando

Secondo Davide, la situazione sembra nettamente migliorare di anno in anno. La sensibilità delle persone sta cambiando e il numero degli attivisti cresce sempre di più, anche se:

Yulin rimane zona rossa per me, molti ancora non vogliono che si racconti quello che succede. Ma oggi è già molto più facile rispetto al passato e questo soprattutto grazie alla cooperazione. Insieme alle altre organizzazioni attive sul territorio, la locale AFMI (Animali Friends Mando Indonesia), i nostri partner tedeschi e la Fondazione Elisabetta Franchi, siamo riusciti a coinvolgere il governo che ci ha affiancato durante gli interventi. Tutto questo mi fa capire che presto le cose inizieranno a muoversi per il verso giusto.

Leggi anche: “Mi ha salvato un orso, è mio amico”: bimbo di tre anni si perde nel bosco e sopravvive al gelo   di Martina Mugnaini

Martina Mugnaini
Martina Mugnaini
Martina Mugnaini. Classe 1991. Nata e vissuta a Roma, ha un forte legame con le sue origini fiorentine. Laureata in Filologia Moderna alla Sapienza e giornalista, ama scrivere di tutto quello che riguarda l’arte, la letteratura, il teatro e la cultura digitale. Da anni lavora nel campo della comunicazione e del web writing interessandosi di tutto ciò che riguarda l'innovazione. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.

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