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Innamorati del Giappone: ti regalano la casa se ti trasferisci

Regalare case per non fare sparire città e paesi, l'estrema soluzione del Sol Levante.

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Giappone, paese dall’affascinante cultura, dai paesaggi mozzafiato. Un luogo talmente lontano per usi, costumi e tradizioni che per tanti è un sogno solo poterlo raggiungere. Una moda forse, anche grazie alla mania del sushi, ma sicuramente un desiderio di molti. E se ci fosse l’occasione di trasferirsi lì? Sì, andarci proprio ad abitare nel paese del Sol Levante. Questa è l’opportunità che da qualche settimana rimbalza vertiginosamente sul web. E forse c’è già chi sta pensando a cogliere al volo la proposta o magari c’è già chi l’ha fatto. In Giappone si vendono a prezzi stracciati o addirittura si regalano case. Una manovra estrema, forse, ma sembrerebbe necessaria per tentare di ripopolare quelle zone del Paese che rischiano di sparire. Le cause? Lo spopolamento delle campagne a favore delle città, il calo demografico, la difficoltà dei giovani di comprare un appartamento, l’invecchiamento della popolazione. Insomma, nella patria dei samurai sono circa 10 milioni le abitazioni disabitate. E nei prossimi anni, secondo le previsioni dell’Istituto Nazionale Popolazione e Sicurezza Sociale, gli abitanti nipponici potrebbero diminuire del 30% e arrivare, dai circa 127 milioni del 2017, a più o meno 88 nel 2065. E sicuramente, se questa previsione si verificasse, il fenomeno delle case disabitate aumenterebbe in maniera esponenziale. Una vera e propria bomba demografica che potrebbe scoppiare e portare alla cancellazione di interi paesi e città. Necessario correre ai ripari, anche al costo di regalare dimore a chi scegliesse di portare lì la propria residenza, seppur con qualche limite.

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Ripopolare è la nuova mission del Giappone

Un piccolo paesino dell’area metropolitana di Tokyo, a circa due ore di treno dalla capitale nipponica e immerso nel parco nazionale di Chichibu – Tema – Kai, Okutama, rischia di diventare una località fantasma. Le ipotetiche cause di un’ipotesi tanto estrema non sono campate in aria: lo spopolamento delle campagne è un fenomeno a cui si assiste da decenni in diverse parti del mondo. L’abbassamento del tasso di natalità e il conseguente invecchiamento della popolazione è un problema con cui parecchi paesi hanno a che fare. Se in più ci mettiamo anche le superstizioni che intimoriscono i nipponici tanto da proibire di andare a vivere in case vuote perché si credono infestate da spiriti, o a evitarle se qualche avvenimento violento sia avvenuto fra quelle quattro mura, capiamo perché a Okutama, e non solo, sono centinaia le case lasciate vuote. Conta circa 5 mila abitanti, ma se nessuno deciderà di stabilirsi lì, probabilmente entro il 2040 la cittadina sparirà. Per questo l’amministrazione ha deciso di proporre un piano per agevolarne il popolamento. Regalerà case. Precisamente akiya, cioè case deserte.

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Akiya banks, il database delle case disponibili

Lo troviamo online: sono elenchi delle abitazioni disabitate messe a disposizione per essere donate a chiunque voglia. E come regalo di Natale,  diciamo, non c’è male. Un tentativo di ripopolamento che mira fondamentalmente a recuperare popolazione giovane in quei territori che rischiano di essere cancellati. Per essere precisi non è un’occasione concessa a tutti. Qualche requisito è richiesto. Come si dice, non si da niente in cambio di niente. Avanti chi abbia meno di 40 anni, chi ha figli minori di 18, e chi sia disposto a investire nella ristrutturazione degli edifici. Potete provenire da qualsiasi parte del mondo, l’importante è decidere di stabilirsi definitivamente nella terra del sole nascente e dei manga. Attrarre popolazione per arginare i danni dello spopolamento non è una novità escogitata ora in Giappone, ma, in diverse forme, è stato si è già verificato in diversi Stati e in diverse epoche. Nel passato tante sono state le manovre per incentivare la crescita demografica: agevolazioni fiscali, premi di vario tipo, incentivi alle nascite. In un passato meno remoto, anche in Italia c’è stato chi ha pensato a un modo per rimpolpare le file degli abitanti. Per esempio a Camini, in Calabria, dove è stato pianificato un progetto d’accoglienza per riempire di persone le vie del paese. Insomma, in un modo o nell’altro, il fine è lo stesso. Cambia il mezzo. Che l’esca sia più o meno allettante è solo una questione di opportunità.

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di Valentina Cuppone

 

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