giovedì, Dicembre 2, 2021

Bologna, infermiere multato dopo 11 ore di turno perché non in grado di guidare

Si legge sul verbale: "Non in grado di conservare il controllo del mezzo". L'infermiere multato a Bologna ha accusato un colpo di sonno per eccessiva stanchezza.

Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Dopo aver trascorso 11 ore in reparto tra pazienti Covid chiunque accuserebbe una significativa stanchezza. Un infermiere bolognese è stato multato perché non in grado di guidare il veicolo dopo un turno estenuante in reparto Covid. Il giovane 31enne ha accusato stanchezza alla guida e conseguente colpo di sonno, che ha provocato l’incidente.

Bologna, infermiere multato dopo il turno

“Non in grado di conservare il controllo del mezzo”. È quanto scritto dagli agenti nel verbale della multa da 84 euro. Il giovane infermiere emiliano stava percorrendo la tangenziale di Bologna e un colpo di sonno lo ha colpito improvvisamente facendolo sbandare e finire fuori strada. Nell’impatto ha urtato un altro veicolo, ma, per fortuna, nessuno è rimasto gravemente ferito. Mortificato, l’infermiere ha dichiarato subito la stanchezza eccessiva che ha causato il colpo di sonno.

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Infermiere multato dopo il turno, la denuncia

infermiere multatao
Medici e infermieri sono di nuovo sottoposti a turni massacranti, lavorano senza sosta per garantire le cure ai pazienti Covid.

A denunciare la gravità di quanto accaduto l’amico dell’infermiere multato, Lorenzo. Se inizialmente medici e operatori sanitari erano stati osannati per il loro lavoro e per i turni estenuanti in reparto, oggi non sembra essere così. Per loro però le cose non sono cambiate e continuano a spendersi senza sosta per i malati. Queste le parole di Lorenzo:

La politica si preoccupa dei contagi, dei ricoveri, delle vittime e degli ospedali, ma trascura professionisti e professioniste che lavorano in condizioni disumane e sono ridotti a numeri. Lo Stato non tutela affatto gli operatori spremuti all’osso, che stanno dando la vita per salvare l’Italia. Ecco il glorioso epilogo del nostro eroe, che rischia la vita per 1500 euro al mese, torna a casa senza auto, distrutta ma da pagare a rate ancora per due anni, e col rimorso di aver coinvolto altre persone in un incidente.

Volevo convincerlo a non andare a lavorare, almeno oggi, ma lui ha preso l’autobus ed è andato comunque, dicendo che c’è troppo bisogno di personale. Cari signori, non meritate un eroe come lui.

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Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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