domenica, Gennaio 17, 2021

La rivoluzione a mani nude di Jadav, da solo ha piantato oltre 550 ettari di foresta

Vecchie maniere, costanza e dedizione, Jadav Payeng in 40 anni crea una fitta foresta vicino casa sua, in India: cambiare il mondo è possibile.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Jadav Payeng è un umile contadino del nord dell’India, vive con la sua famiglia e guarda con tristezza e rammarico quel paesaggio che lo circonda, sempre più arido e desolato. La deforestazione agevola l’avanzata del deserto e rende inevitabile la fuga di molti animali.

Jadav non ha soldi da investire per ridare vita a quei terreni, ma le vecchie maniere, unite a costanza e dedizione, si rivelano efficaci: oggi, proprio vicino alla sua abitazione, sorge una fitta foresta, un condensato di biodiversità, il nuovo habitat di tante specie.

La rivoluzione a mani nude di Jadav

Jadav
La rivoluzione a mani nude di Jadav: in India pianta una foresta.

Inizia quarant’anni fa quella che, se non fosse per Jadav, oggi diremmo un’impresa impossibile: piantare una foresta. Eppure, proprio quasi mezzo secolo fa, Jadav comincia ogni giorno per tre mesi all’anno, quelli più piovosi, a dedicarsi alla costante cura e rigenerazione, riqualificazione del territorio.

Ogni giorno, il contadino indiano prende e si dirige dalla sua dimora verso un’area completamente brulla, raggiungibile attraversando un fiume a bordo di una barchetta e camminando circa un paio d’ore. Jadav non può comprare arbusti, ma pianta, scavando delle buche, piccoli ramoscelli, i pochi rimasti intorno alla sua abitazione.

Il segreto di Jadav

Fare in modo che da un ramoscello si creino nuove radici non è così difficile come potrebbe sembrare: dalla pianta che si vuole riprodurre si taglia un ramo, il più dritto possibile, con un sasso si spappola l’estremità o la si incide nella parte terminale tagliandola in due e la si sistema in un vaso o bottiglia d’acqua trasparente.

Al riparo da fonti di calore e correnti d’aria fredda, in un luogo ben illuminato, mantenendo l’acqua costante senza sostituirla, dal ramo nascono presto radici che una volta cresciute di pochi millimetri sono pronte per essere piantate. Un procedimento semplice e alla portata di tutti che dimostra che per cambiare il mondo basta davvero poco: volontà e zelo.

Leggi anche: Addio allo sci sulle care Alpi, il 92% dei ghiacciai sarà sciolto entro la fine del secolo

I “frutti” del lavoro di Jadav

Jadav
I “frutti” del lavoro di Jadav.

Oggi, dopo 40 anni, quei piccoli ramoscelli sono una fitta e meravigliosa foresta, circa 550 ettari, più grande del Central Park di New York. Una volta cresciuti e divenuti adulti, gli alberi hanno iniziato a produrre semi e a generare nuova vita, nuovi arbusti. Il terreno, tornato fertile, ha fatto sì che Jadav potesse tornare a coltivare e guadagnarsi da vivere.

Ma non è tutto. Dopo molti anni, anche gli animali hanno trovato un nuovo ambiente in cui vivere, molti elefanti, tigri, rinoceronti hanno un nuovo spazio su questa terra. Jadav, con quella sua pelle imbrunita dal sole, non ha soltanto ridato vita ad un ecosistema, ma ha dato nuova speranza all’intero pianeta.

L’eco di una grande impresa

Jadav Payeng, divenuto noto come “Forestman of India”, ovvero l’uomo della foresta indiana, ha ben presto attirato l’attenzione del grande pubblico, invitato a numerose conferenze è oggi un modesto contadino, ma fonte d’ispirazione per intere generazioni.

Oggi Jadav segue piantando alberi. Di recente, la Fundacion Azteca, un’organizzazione senza scopo di lucro messicana, nell’ambito di progetti ambientali nel paese nordamericano, è orgogliosa di poter contare sul contributo di un uomo così audace e caparbio.

Sulla collaborazione, l’Ambasciata del Messico in India ha twittato: “Onorato di ospitare lo straordinario attivista ambientale di Flag of India, Jade Payeng. Ha piantato l’intera foresta – 40 milioni di alberi – con le proprie mani. Un’alleanza con @FundacionAzteca guiderà per promuovere la piantumazione di nuovi alberi a Flag of Mexico”

La foresta piantata in India non sembra che essere l’inizio di questa incredibile storia.

Il problema della deforestazione

Jadav
La straordinaria impresa e l’esempio di Jadav.

Secondo i dati Fao più recenti, mentre dal 1990 ad oggi sono stati persi 178 milioni di ettari di verde, gli interventi di piantumazione realizzati dall’uomo rappresentano solo il 3% della superficie boschiva attuale. Oggi le maggiori perdite sono in Africa e in Sud America.

Dalle intense opere di disboscamento derivano gravi effetti collaterali per l’uomo e per l’ambiente:

  • Rischi idrogeologici del territorio: gli alberi contribuiscono notevolmente al mantenimento del territorio, ne consentono il permanere di un certo equilibrio, naturale catalizzatore contro frane, alluvioni e smottamenti del suolo.
  • Variazioni climatiche regionali: senza foreste i venti cambiano, e quando cambiano i venti cambia anche il clima con drammatiche conseguenze non solo per le culture locali, ma per la stessa sicurezza dei cittadini.
  • Minore biodiversità: milioni di specie animali e vegetali trovano nelle foreste il proprio habitat e, quando queste vengono sradicate, flora e fauna rischiano l’estinzione. L’impoverimento genetico è una perdita irreversibile per il futuro dell’uomo e della natura.
  • Effetto serra: l’effetto serra si genera per un’eccessiva concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre. Quando si distruggono le piante, che invece attraverso la fotosintesi assorbono CO2 e liberano ossigeno, si riduce drasticamente la capacità di assorbimento di tutti quei gas che sono non solo all’origine del surriscaldamento globale, ma sono anche nocivi per l’uomo.

    Esiste una soluzione?

L’esempio di Jadav

Oggi i problemi ambientali, le cui cause sono soprattutto antropiche, hanno proporzioni spaventose, così ingenti che troppo spesso ci si sente impotenti, inermi. L’errore più grave è crederli lontani. Essendo all’origine di molti dei mali che danneggiano il nostro pianeta, bisognerebbe davvero iniziare a pensare a come poter rimediare.

Jadav e la sua storia dimostrano che si può ancora intervenire, che ognuno nel proprio piccolo può, e dovrebbe, fare qualcosa: le più grandi cattedrali si costruiscono mattone per mattone. Si comincia con poco, un passo alla volta, tutto sta a iniziare, gettare le fondamenta, o le radici.

Il regista William Douglas McMaster scrive e dirige “Forest Man”, un meraviglioso documentario che racconta la storia del grande attivista indiano. (Estratto con sottotitoli in inglese e spagnolo)

Leggi anche: Addio Maldive, sott’acqua fra meno di un secolo

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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