Home»Millennials»Il caso Miscusi: i due millennial stanno reinventando la pasta italiana

Il caso Miscusi: i due millennial stanno reinventando la pasta italiana

La prima startup italiana dedicata alla pasta fresca, fondata da due amici milanesi entrambi classe 1989: Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese.

3
Condivisioni
Pinterest Google+

Quella di Miscusi è una storia che parte da un’idea semplice: sentirsi come a casa propria. Un motto che da subito accoglie il cliente nella maniera più tradizionale possibile, ossia con un “Benvenuti a casa” stampato sullo zerbino all’ingresso del locale. In effetti, cosa c’è di più familiare per noi italiani che un bel piatto di pasta? Nulla, probabilmente, sarà per questo che il clima familiare si accompagna all’esaltazione della regina degli alimenti: la pasta fresca. Puntando sulla qualità delle materie prime, il design dei ristoranti e l’originalità, Miscusi è passata da startup ad azienda sana e in crescita nell’arco di un anno o poco più.

Un progetto nato dalle menti di Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, 29 anni, due millennials milanesi con un occhio alla tradizione e uno all’innovazione. I due, prima compagni di università alla Bicocca, poi cofondatori della prima startup italiana dedicata alla pasta fresca, sono l’esempio di quella Generazione Y che, grazie alle proprie idee, riesce ad avere successo, nonostante le difficoltà. Non è un caso se i due siano stati selezionati da Forbes Italia tra i 100 giovani italiani Under 30 del 2019. Due ragazzi che, terminata l’università, hanno intrapreso inizialmente percorsi differenti. Cartasegna co-fondando il progetto Helpling e Mottolese dedicandosi al lancio della start-up Xceed e rilevando un locale storico al centro di Milano. Correva l’anno 2016 quando decisero di unire le forze e partire con la prima avventura nel mondo della ristorazione, ideando un concept monotematico e aprendo il primo locale a Milano, in via Litta.

Leggi anche: OneDay, la startup che parla ai giovani e fattura 13 milioni di euro

Business di successo, anche grazie all’identità digitale

Da Miscusi, oltre all’atmosfera familiare, la playlist che alterna classici italiani a brani di nuova generazione e il pastificio a vista, si combinano varie tipologie di pasta, prodotta giornalmente all’interno del locale, a dieci diversi condimenti, nove fissi più il settimanale. L’offerta beverage che accompagna il primo conta solo vino, birra e acqua, per un servizio che, nel complesso, ha certamente prezzi contenuti per la qualità offerta. Di sicuro la carta vincente giocata da Cartasegna e Mottolese, oltre alla proposta gastronomica, è stato il sapiente uso dei social. L’apertura del primo locale, infatti, è stata anticipata da una sorta di fase sperimentale sulla pagina Facebook: una specie di caccia al tesoro in cui giorno per giorno venivano condivise immagini, accompagnate da copy divertenti, per annunciare l’arrivo della nuova attività. Dal punto di vista del marketing è proprio l’identità digitale creata a rendere Miscusi una realtà interessante e che incuriosisce, soprattutto se paragonata al modo obsoleto con cui spesso viene gestita la comunicazione online di un ristorante. Spiega Mottolese:

I social costano ancora poco per performare bene quindi non è tanto una questione di budget, quanto di capire che andare sui social effettivamente serve, perché chi lo fa ottiene risultati migliori: nella ristorazione c’è un ritorno tangibile in clienti “veri” e fidelizzati.

Ad oggi i profili Facebook e Instagram contano rispettivamente più di 38mila fan e più di 43mila follower, a dimostrazione di quanto una strategia forte e coerente sia in grado di sostenere il ristorante, rendendolo un vero e proprio brand.

Leggi anche: Nasce la startup YouArte: potrai noleggiare opere d’arte al costo di un caffè

Traguardi raggiunti e nuovi orizzonti

L’ascesa di Miscusi è stata repentina ed evidente: oggi conta sei ristoranti a Milano e uno a Torino, che ogni mese servono più di 50 mila clienti. L’azienda ha chiuso il 2018 con un fatturato di € 4,5 milioni, con un tasso di crescita medio mensile del 20%. Anche grazie all’interesse dimostrato da Milano Investments Partner (MIP), che ha finanziato le nuove aperture con 5 milioni di euro, l’azienda di Cartasegna e Mottolese punta a raggiungere i € 10 milioni nel 2019 con l’apertura di altri sei locali: un traguardo che sarà il trampolino di lancio per espandersi anche all’estero, a cominciare dalla Spagna. Spiega Cartasegna in un’intervista a Forbes:

Non è stato difficile trovare investitori. Forse è stato un po’ complesso all’inizio per spiegare il potenziale di crescita di un business offline, perché oggi c’è un grande focus sul mondo tech e digitale. Tuttavia, è molto più probabile che una startup come la nostra possa diventare un unicorno rispetto a tante aziende digitali. E gli investitori sofisticati lo sanno: ci sono poche startup tech capaci di arrivare ai 10 milioni di fatturato nel giro di due anni.

Oltre al desiderio di espandersi all’estero, ci sono altri miglioramenti in cantiere da Miscusi: un upgrade per quanto riguarda il servizio delivery, con l’ipotesi di una futura distribuzione di box di pasta da cucinare a casa. Quindi, per i clienti e per gli investitori si può dire che in ogni caso dare fiducia a questo team giovane e ambizioso, che tende sempre a superare i propri limiti, non potrà che soddisfare le aspettative.

di Federica Tuseo

Articolo Precedente

Le spiagge su cui lasciare un’impronta almeno una volta nella vita

Articolo Successivo

Egitto, la prima azienda che riconosce alle donne un giorno di ferie per il ciclo mestruale

1 Comment

  1. […] Leggi anche: Il caso Miscusi, i due millennials stanno reinventando la pasta italiana […]

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *