martedì, Maggio 11, 2021

Yemen, coalizione saudita blocca le risorse primarie: 400mila bambini a rischio per mancanza di cure

Il conflitto yemenita degli ultimi sei anni tra gli Huthi e la coalizione saudita ha portato l'80% della popolazione a patire la fame, l'Onu: "La più grande crisi umanitaria del pianeta".

Tommaso Panza
Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

La guerra in Yemen è un conflitto che dilaga ormai da sei lunghissimi anni tra il gruppo ribelle degli Huthi, sostenuto molto probabilmente dall’Iran, e la coalizione saudita di cui attualmente fanno parte: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Giordania, Senegal e Sudan.

Coalizione che vorrebbe restituire il potere nelle mani di ‘Abd Rabbih Mansur Hadi, riconosciuto tuttora presidente dalla comunità internazionale nonostante il colpo di stato del 2015.

Coalizione saudita che militarmente è stata sempre sostenuta da Stati Uniti e Inghilterra.

Joe Biden, il presidente degli Stati Uniti, in uno dei suoi primi discorsi a febbraio ha dichiarato che l’America avrebbe “posto fine al sostegno della guerra saudita in Yemen”, anche se non è stata fatta chiarezza sul come e il quando. E in due mesi la situazione non è certo migliorata.

Secondo l’Onu a partire dal 2015 la guerra in Yemen avrebbe falciato tra le ottomila e le sedicimila vittime, negli ultimi tre anni invece i morti si attesterebbero sui 10mila.

In aggiunta al truce conflitto bellicco, il blocco merci nei porti yemeniti, che affacciano sul Mar Rosso, di Hodeida e di Salef da parte dei sauditi ha portato lo Yemen a una soglia di povertà quasi totale. Un blocco che è ormai in vigore da sei anni.

Guerra in Yemen: senza le risorse primarie circa l’80% della popolazione vive di aiuti umanitari

Guerra in Yemen: senza le risorse primarie circa l'80% della popolazione vive grazie ad aiuti umanitari

Un blocco che ha messo in ginocchio circa 18 milioni di yemeniti su una popolazione di appena 29 milioni di persone.

La coalizione guidata dai sauditi in pratica, da sei anni a questa parte, ha imposto e continua a imporre un blocco terrestre, marittimo e aereo verso lo Yemen che ha disperatamente bisogno di cibo, carburante e medicine L’82% della popolazione yemenita dipende completamente dagli aiuti umanitari dal mondo esterno.

Il 14 aprile 2015 è stata applicata la risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. che ha imposto un embargo sulle armi allo Yemen, in pratica un lascia passare legale per il blocco. 

Per una felice coincidenza, l’Arabia Saudita ha contribuito alla stesura dell’UNSCR 2216, che in sostanza invita le parti in guerra a deporre le armi, ma nella pratica rappresentava un ultimatum contro gli Huthi.

In realtà la risoluzione asserisce nel paragrafo 15 dell’UNSCR 2216 che: “l’ispezione delle navi è consentita solo quando ci sono ragionevoli motivi per ritenere che le armi siano a bordo.

Un cavillo a cui viene facile appellarsi in pratica sempre. La coalizione sostiene infatti che il blocco è necessario per rilevare le armi che vengono contrabbandate dall’Iran agli Huthi.

Unvim, l’organo di monitoraggio e ispezione ONU per lo Yemen

La creazione dell'Unvim l'organo di monitoraggio e ispezione Onu per lo Yemen

L’Unvim ha iniziato ad operare il 5 maggio 2016 e aveva lo scopo di monitorare il controllo della coalizione sulle spedizioni. 

Nonostante l’Unvim, la coalizione continua a perpetrare il controllo incontrastato sul traffico navale nel Mar Rosso. 

La coalizione intercetta e detiene le navi per periodi fino a 100 giorni, comprese le navi che l’Unvim ha stabilito essere prive di armi. Ciò quindi viola di fatto il paragrafo 15 dell’UNSCR 2216.

L’inefficacia dell’UNVIM è stata vista quest’anno. Secondo la CNN nonostante una disperata carenza di carburante nello Yemen, la Marina reale saudita aveva impedito alle petroliere di entrare nel porto di Hodeidah controllato dagli Huthi per i primi tre mesi del 2021.

Infine, il 25 marzo scorso i sauditi hanno permesso a una delle petroliere, la Thuruya di attraccare. 

La Thuruya era una delle quattordici petroliere che i sauditi avevano trattenuto nel Mar Rosso. Tutte le quattordici petroliere erano state autorizzate dall’UNVIM. Ad oggi restano ancora otto petroliere in attesa di attraccare nel porto di Hodeidah.

La CNN riferisce anche di code di camion bloccati lungo l’autostrada fuori dal porto di Hodeidah, pieni di cibo che si sta deteriorando perché non c’è carburante per i camion. 

Dulcis in fundo: Le petroliere a cui i sauditi hanno permesso di entrare a Hodeidah alla fine di marzo trasportavano benzina di cui i camion non avevano bisogno.

Viene realmente difficile pensare che ci vogliano mesi per ispezionare una nave.

L’assenza di cibo è facilmente intuibile perché generi carestia tra la popolazione. Ma l’assenza di carburante è ancora peggio, poiché migliaia di yemeniti non possono essere prelevati dalle ambulanze dalle proprie case, senza considerare che in molti ospedali manca l’elettricità.

Parte della popolazione è quindi condannata a morte certa.

Secondo l’Onu la guerra in Yemen ha generato la peggior crisi umanitaria degli ultimi trent’anni

Secondo l'Onu la guerra in Yemen ha generato la peggior crisi umanitaria degli ultimi trent'anni

Aspettare un cessate il fuoco non è sicuramente uno scenario plausibile in questo momento, ma la guerra in Yemen sta rischiando di cancellare un paese intero nel vero senso della parola, il blocco va revocato immediatamente.

Gli unici che avrebbero realmente il potere di fare pressione sull’Arabia Saudita a capo della coalizione, sono nemmeno a dirlo: gli Stati Uniti.

A tal proposito la dottoressa Shireen Al-Adeimi , attivista yemenita-americana che insegna alla Michigan State University punge pesantemente: 

L’Arabia Saudita è completamente incompetente, i sauditi non possono riparare o mantenere i propri aerei. Gli Stati Uniti addestrano persino i piloti sauditi.

In Yemen, un bambino muore ogni 70 secondi. Quest’anno la guerra potrebbe portare 400.000 bambini sotto i 5 anni a morire di fame.

Lo Yemen non può più aspettare: l’ONU ha dichiarato che di questo passo 2,3 milioni di bambini soffriranno di malnutrizione acuta nel 2021.

L’11 marzo, rivolgendosi al Consiglio di sicurezza World Food Programme Il direttore esecutivo David Beasley ha lanciato un appello disperato :

La maggior parte degli ospedali dispone di elettricità solo nelle unità di terapia intensiva perché le riserve di carburante sono molto basse. 

Lo so in prima persona perché sono entrato in ospedale e le luci erano spente.

È l’inferno sulla terra in molti luoghi dello Yemen in questo momento, quel blocco deve essere revocato, come atto umanitario. 

Altrimenti, altri milioni andranno in crisi.

La guerra in Yemen e la crisi umanitaria che ne è derivata, secondo le Nazioni Unite hanno determinato nel Paese una situazione disperata e quasi irreversibile con oltre 18.557 vittime civili civili ufficiali tra marzo 2015 e novembre 2020 e circa 3 milioni di sfollati

Sei anni di conflitto hanno costretto più di 4,3 milioni di persone, tra cui più di 2 milioni di bambini, a lasciare le loro case e circa 24,3 milioni di persone a non riuscire a sopravvivere senza assistenza umanitaria.

Una crisi su cui ovviamente ha influito anche il Covid

È stato osservato un notevole calo del numero di casi segnalati, ma gli indicatori suggeriscono che il virus stia continuando a diffondersi. 

Da gennaio a marzo 2021, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato 2.123 casi confermati di COVID-19 nello Yemen e 616 decessi, con un tasso di mortalità del 29%.

È probabile che i casi segnalati siano sottostimati a causa della limitata capacità di test e difficoltà di accesso ai servizi di cura nonché alla paura di rimanere vittima di uno dei numerosi attacchi alle strutture sanitarie.

Leggi anche: Guerra, carestia e pandemia: in Yemen è in corso la peggiore crisi umanitaria al mondo

Tommaso Panza
Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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