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Google sceglie Kevin di “Mamma ho perso l’aereo” per il marketing della nostalgia

Kevin 28 anni dopo: non più solo, ma in compagnia di un assistente virtuale: Google Assistant.

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Una geniale operazione di marketing. L’ultima trovata del colosso di Montain View in tempo di Natale. Uno spot per sponsorizzare Google Assistant che colpisce dritto al cuore tutti quei Millennials che hanno assistito alla prima proiezione di uno dei film cult del periodo natalizio. 99 minuti in cui il piccolo Kevin McCallister assapora l’esperienza, a soli otto anni, di restare da solo in casa. Poter fare tutto ciò che vuole senza alcun controllo e con qualche piccolo problema da affrontare.Un cortometraggio di qualche minuto che rievoca le scene più esilaranti di uno dei lungometraggi hollywoodiani senza i quali, dal 1990, non è più Natale senza riproporlo in tv. Google crea uno spot rievocando alcuni frame e riadattandoli al 2018. Sono passati ben 28 anni da quel 1990. Cosa farebbe Kevin oggi? Si divertirebbe ancora di più, perché non sarebbe proprio completamente solo in casa. Con lui un aiutante, complice perfetto di tutte le sue monellerie. Un alleato non ingombrante perché virtuale, efficiente perché smart, poco impegnativo perché con i soli comandi vocali puoi fargli fare quello che vuoi.

È Google Assistant, l’assistente personale del motore di ricerca più famoso del mondo. Sicuro, pratico, completamente sotto il tuo controllo. Disponibile ad accontentare ogni richiesta. Anche quella di prendere in giro il fattorino della pizza.

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Come le Madeleine di Proust

Un incontro casuale, un profumo, un sapore, un’immagine, un film. Una circostanza inaspettata che fa riaffiorare ricordi sbiaditi di un passato a cui siamo legati, che intenerisce, che commuove. Un pensiero nostalgico, misto di tenerezza e malinconia, che richiama alla memoria tempi andati. Adolescenza, gioventù, spensieratezza. Un periodo in cui non c’erano le preoccupazioni, in cui tutto sembrava più facile. Basta anche un minimo spunto e le nostre menti tornano indietro nel tempo a riscoprire emozioni, a rivivere sensazioni sepolte.

Ed è un po’ quello che succede con Mamma ho perso l’aereo ogni anno nel periodo natalizio. Uno di quei  film che vincono l’appellativo di film di Natale. Quei lungometraggi che funzionano un po’ come promemoria. Appena senti, anche solo distrattamente la loro colonna sonora, ti ricordi che tra un po’ sarà il 25 Dicembre.

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Il marketing nostalgico di Google

Un’occasione ghiotta questa per le aziende. Produrre un’emozione che evochi ricordi inaspettati, una sorta di ottimismo retrospettivo che ti faccia attaccare ai ricordi del passato estrapolandone solo gli aspetti positivi. Puntare su questa strategia può risultare vincente. Un trascinante bisogno di identità che i brand fiutano e sfruttano. E Google l’ha fatto in maniera geniale.

Sì, perché proprio in questo periodo dell’anno, inventa uno spot per sponsorizzare il suo assistente vocale utilizzando come storytelling le scene del film che hanno reso famoso Macaulay Culkin. E lo fa riproponendo lo stesso attore nei panni di un Kevin non più bambino ma sulla soglia dei 40.

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L’evoluzione digitale di Casa McCallister

Un parallelo esilarante e sbalorditivo. Gli anni ’90 e la loro rivisitazione negli anni della rivoluzione digitale.

Casa McCallister diventa intelligente, digitale, collaborativa, pullulante di domotica. Il Kevin quarantenne, per il quale 30 anni sembrano non essere passati, ora ha un alleato vincente per trascorrere in maniera ancora più divertente il suo Natale, libero di fare quello che più gli piace. Chiede a Google che giorno sia, di aggiornargli la lista della spesa mentre si fa la barba ora reale in un uomo di quasi 40 anni prima presunta in un bambino di meno di 10. Google diventa il suo compagno di gioco nello scherzo al fattorino della pizza ed è complice dell'”Operazione Kevin” messa in atto per scongiurare l’intrusione dei ladri.

Per chi ha vivide in mente le immagini del film originale, ed è difficile trovare qualcuno che non abbia mai visto Mamma ho perso l’aereo, il risultato lascia davvero a bocca aperta. Perché Kevin è ancora lì a saltare sul letto dopo decenni, anche se la sciatica si fa sentire, a mangiare pop corn davanti a un film, ad addobbare il suo albero di Natale. E il ricordo di quelle atmosfere rende più umano anche l’assistente virtuale. Non più solo una macchina risultato di algoritmi e intelligenza artificiale, ma un amico a cui chiedere qualche aiuto.

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di Valentina Cuppone

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