domenica, Gennaio 29, 2023

Perché la Giornata nazionale in memoria delle vittime di Covid dovrebbe essere mondiale

La pandemia è una piaga globale che ha colpito ogni angolo della Terra, quindi la Giornata nazionale in memoria delle vittime di Covid dovrebbe essere mondiale.

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Oggi, 18 marzo, si celebra la Giornata nazionale in memoria delle vittime di Covid. La pandemia ha ucciso solo in Italia oltre 100mila persone e continua inesorabile a mietere più di 400 vittime ogni giorno. È trascorso un anno dall’inizio di questo incubo e di fatto si è risolto molto meno di quanto ci si aspettava 12 mesi fa, quando si sperava che il primo lockdown fosse anche l’ultimo.

L’Italia è stato il primo paese occidentale ad essere ufficialmente colpito dal virus. Impreparati a questa guerra inaspettata, presi alla sprovvista dall’attacco di un nemico invisibile, gli italiani hanno pagato e continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. Non si sapevano molte cose e il maggior numero di vittime di Covid è stato tristemente contato nelle RSA e tra i medici e gli operatori sanitari nazionali.

Caos e infodemia

All’inizio era il caos, si diceva tutto e il contrario di tutto. Il virus sopravvive per giorni sulle superfici, ma no, basta lavarsi le mani e sei a posto; la mascherina è pericolosa, la devi togliere con attenzione per non contagiarti, ma no, la mascherina ti salva la vita; l’incubazione è di due settimane, ma no, i sintomi appaiono dopo 5 giorni; è poco più di un’influenza, ma no, è un virus letale.

L’infodemia e la totale mancanza di coordinamento e comunicazione tra paesi all’esterno e tra regioni all’interno del nostro stivale hanno allungato i tempi di reazione. D’altra parte è quasi impossibile essere lucidi quando si è nel panico, lo hanno dimostrato tutti i governi, anche quelli il cui paese è stato colpito molto dopo l’Italia e che avrebbero potuto organizzarsi.

L’Italia martoriata

vittime di Covid

Nonostante sia stato un paese esemplare nella gestione del virus, l’Italia è martoriata dalla pandemia in maniera violentissima sin dall’inizio. Ripercorriamo i momenti tragici di questo incubo. La Lombardia è la prima a venire colpita, zona rossa off limits, conta il maggior numero di vittime di Covid. Le bare sono ammucchiatte ovunque, anche nei sagrati delle chiese. I funerali senza parenti vengono celebrati ogni quarto d’ora. Per smaltire le funzioni molti morti vengono portati in altre città dove verranno cremati. Sfilano per le strade di Bergamo i camion dell’esercito di notte, serpeggia il terrore.

Forse praticare autopsie sistematiche prima della cremazione avrebbe dato informazioni preziose ma il sistema sanitario è al collasso, le priorità urgenti e la necessità di salvare quante più vite umane possibili non lo permettono.

Tra solidarietà e spaccature

Il Covid rende tutti più buoni, più umani, si dice. È il momento della solidarietà tra paesi, uno spiraglio di speranza di cooperazione che vede arrivare in Italia schiere di medici in aiuto dalla Cina, da Cuba, dall’Albania.

Nel frattempo però Cina e USA cominciano ad accusarsi a vicenda di aver creato il Covid in laboratorio ed averlo usato come bomba mondiale per avere la supremazia. Sospetti, discriminazioni razziali, pregiudizi si insinuano sempre più forti nel mondo e lo avvelenano separando, dividendo, in un momento in cui tutti si è nella stessa barca e sarebbe necessaria l’unità.

I negazionisti mondiali e il fallimento dell’OMS

La pandemia raggiunge velocemente ogni angolo della terra, i governi gestiscono l’emergenza ognuno per sé, senza organizzarsi tra loro. La Cina reclama la necessità di una rete mondiale sanitaria per far fronte alla emergenza senza calcolare che già esiste l’OMS, a cui però non ha dato l’allarme per tempo. L’OMS da parte sua fallisce miseramente la sua missione di organizzare la sanità mondiale, mentre tra i governanti globali si distinguono tragicamente quelli negazionisti del Covid.

Il primo negazionista è Boris Johnson. Nonostante abbia l’esperienza italiana davanti agli occhi, il premier britannico inizialmente minimizza il virus e provoca lo sterminio dei suoi cittadini puntando all’immunità di gregge. Poco dopo fa una brusca virata e impone le misure di contenimento, dopo essersi contagiato e aver sperimentato la terapia intensiva. In tutto il mondo il grande dilemma è dover decidere tra salvare vite umane e salvare il PIL.

Le vittime di Covid in fosse comuni

Le politiche di inazione di Trump e Bolsonaro, i negazionisti per eccellenza, provocano centinaia di migliaia di vittime di Covid che ogni giorno si moltiplicano in modo esponenziale. A New York Island si scavano fosse comuni per seppellire le migliaia di cittadini che non sono in grado di pagarsi il funerale e la tomba. Trump spara corbellerie a raffica consigliando addirittura di iniettarsi la candeggina mentre i morti aumentano. In tutti gli USA ad oggi le vittime di Covid sono più di mezzo milione.

In Amazzonia interi appezzamenti del territorio vengono occupati da fosse comuni e da cimiteri. Le croci una attaccata all’altra, camion carichi di casse di legno, abbracci e disperazione riempiono una terra le cui popolazioni vengono lasciate a se stesse in balia del virus. Bolsonaro verrà indagato dal Tribunale dell’Aia per questo, con l’accusa di genocidio.

Dall’Iran al Sud Africa, in paesi in cui la maggior parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà, vengono scavate fosse comuni per le vittime di Covid. I morti nel mondo ad oggi sono 2.700.000, quasi tre milioni di vite spezzate.

Leggi anche Bolsonaro indagato dall’Aia per genocidio dei popoli nativi del Brasile

Arriva il vaccino per arginare le vittime di Covid

Si lavora instancabilmente per trovare il vaccino. Si pensa che sia l’unica panacea del male del secolo, unico modo di fermare lo stillicidio di vittime di Covid. Miliardi di dollari vengono spesi dai governi di tutto il mondo per finanziare la ricerca e assicurarsi preziose dosi del prodotto che però resta di proprietà delle case farmaceutiche con un’ingiusta disuguaglianza nella distribuzione tra paesi ricchi e paesi meno ricchi.

Il paradosso non è solo etico e morale, prima di tutto è illogico: una piaga che affligge l’intera umanità non viene bloccata in modo unilaterale, compatto e organico in virtù del dio denaro. Ognun per sé, il profitto per tutti. In molti chiedono che il brevetto dei vaccini venga reso pubblico in modo da dare il via libera alla produzione in tutti i paesi del mondo e accelerare il processo di immunizzazione della popolazione globale. “Il vaccino bene comune” si grida, ma al WTO ogni richiesta resta lettera morta.

Giornata nazionale o giornata mondiale?

“Uniti ce la faremo” gridavamo dai balconi, ma uniti chi? Ognuno nel proprio confine? Piangiamo disperatamente i nostri moltissimi morti, siamo tra i più duramente colpiti e siamo stati i primi a perdere i nostri genitori e i nostri nonni, i nostri medici e i nostri infermieri, i nostri angeli.

Ma per sconfiggere questo male globale, che Bill Gates profetizza sarà il primo di una lunga serie, forse è arrivato il momento di cominciare a sentirci non solo cittadini italiani, ma cittadini del mondo. Per questo le quasi tre milioni di vittime di Covid andrebbero ricordate tutte insieme e la Giornata nazionale in loro memoria dovrebbe essere mondiale. 

Leggi anche Turismo del vaccino: viaggi extra lusso con dose in omaggio, la nuova moda dei ricchi

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Ultime notizie