sabato, Settembre 19, 2020

Giornata della Memoria, perché proprio il 27 gennaio?

Nelle primissime ore del mattino del 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa, l’esercito dell’allora Unione Sovietica, entravano nel campo di concentramento di Auschwitz. Con i soldati di Stalin, per l’occasione in veste di liberatori, fu l’occasione di aprire gli occhi del mondo sugli orrori della Seconda Guerra Mondiale e sul genocidio degli ebrei. Tutti le prove, i filmati, le foto raccolte contribuirono poi nel 1946 ad istruire il processo di Norimberga nel quale, ai responsabili della Shoah, fu contestato per la prima volta l’accusa di crimini contro l’umanità.

Le persecuzioni agli ebrei, una cosa non nuova, purtroppo

Le persecuzioni decise da Hitler e dagli altri gerarchi nazisti, nella conferenza di Wannsee il 20 gennaio del 1942, sfociarono in quella che secondo i teorici di questa persecuzione dovevano essere i criteri guida della cosiddetta soluzione finale. Per quanto il dibattito storiografico riguardo la soluzione finale non abbia ancora prodotto un’opinione concorde tra gli storici ─ molti fanno risalire l’origine di tale intenzione già al 1941, altri ancora ne vedono non solo le radici ma anche il progetto fin dalla presa del potere di Hitler in Germania nel 1933 ─ va detto che quelle del Novecento e quella della Seconda Guerra mondiale non sono state le uniche persecuzioni di cui i praticanti della religione ebraica sono stati vittime. Possiamo trovare persecuzioni nei confronti del popolo di David fin dal Medioevo. Furono perseguitati nell’Europa Cattolica del Quattrocento, nell’epoca della Riforma Protestante e delle Controriforma Cattolica. Ancora nel Seicento. In generale, pur avendo spesso ruoli importanti nel tessuto sociale dei paesi occidentali, le persecuzioni non sono mai mancate. Leggi anche: Finge tutorial di makeup per aggirare censura e parla dei campi di concentramento

Una giornata della memoria perché se “Comprendere è impossibile conoscere è necessario”

Dal 2005 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata della Memoria, usanza già consolidata in Germania fin dal 1996. Si decise di commemorare ogni anno, il 27 gennaio, non solo la caduta di Auschwitz ma anche e soprattutto il ricordo degli orrori generati dall’ignoranza dell’antisemitismo perché ad oggi non è possibile per nessuno, in una società civilizzata, come sia stato possibile che esseri umani dotati di capacità di ragionamento abbiano potuto mettere in atto lo sterminio sistematico di altri esseri umani. In momenti suggestivi della storia del dopoguerra ci sono state visite al Campo di Concentramento. Nel luogo dove il tempo pare essersi fermato si sono raccolti in preghiera ben tre pontefici. Per la prima volta San Giovanni Paolo II nel 1979, successivamente il Papa tedesco, Joseph Ratzinger, che il 28 maggio 2006 nel suo discorso rispose con profonda fede cattolica e conoscenza teologica alla domanda che in molti si sono fatti: “Dov’era Dio in quei giorni, perché egli ha taciuto?”. I credenti identificano il male con l’antitesi di Dio, i non credenti possono essere atei ma riconoscere le opere di bene. Lo Stato di Israele ha riconosciuto, dopo la guerra, molti cittadini anche tedeschi ed italiani, giusti tra le nazioni. Per rispondere alla domanda di Benedetto XVI, Dio in quei giorni era in quelle persone e in quelle cose che sono state strumento di bene e sono servite, come tante persone normali a salvare le vite di tante persone, come loro, normali. Si può pensare ai Perlasca, Bartali, Schindler e tanti altri, molti ancora senza nome perché mentre il male ha un suo fascino il bene, come diceva Enrico Deaglio nella sua opera, ha una sua banalità.

“Perché ciò che è accaduto può ritornare”

Nel 2019 solo negli Stati Uniti ci sono stati 780 episodi di antisemitismo, in Germania potrebbero essere addirittura 1799. E l’Italia? Sono passati pochi mesi da quando il Presidente Sergio Mattarella ha espresso l’indignazione di tutta la società civile per la necessità di mettere sotto scorta la Senatrice a vita Liliana Segre. Purtroppo non si è trattato di casi isolati e la presenza di ideologie neonaziste ed antisemite è diventata sempre più imponente in Italia. Probabilmente il momento storico non è favorevole alla tolleranza o forse non si sta facendo abbastanza. Lo stesso Papa Francesco è stato in visita ad Auschwitz nel 2016 e proprio all’Angelus ha sottolineato la necessità di non smettere mai di ricordare. Leggi anche: 2019: i 10 momenti che resteranno nella storia

Cosa ci aspettiamo dal futuro? “Fare del bene, ma farlo bene”

Cosa possiamo dunque fare? Diderot avrebbe raccomandato che “non basta fare il bene, bisogna farlo bene”. Ad Auschwitz sembra che il cancello con la famosa scritta riguardo all’indipendenza che conferisce il lavoro faccia da frontiera tra una dimensione naturale e un’altra, modificata dall’uomo ma rimasta per sempre così. Il tempo pare essersi fermato, vi è un silenzio surreale che nelle sue parole mute dice tutto. Probabilmente occorrerebbe punire la presunzione di una razza rispetto alle altre, perché in fondo come diceva John Kennedy, siamo tutti di questo piccolo pianeta e siamo tutti solo di passaggio. Ma quello che possiamo fare come membri di uno Stato di cui siamo il popolo, e quindi uno dei 3 elementi che rendono una comunità organizzata uno Stato, sarebbe quella di incoraggiare la visita fisica sui luoghi dell’Olocausto perché, quando nelle orecchie sorde penetra quel silenzio surreale e quella nebbia in cui si vedono scene irreali che irreali non sono, l’anima ascolta e partecipa allo sgomento fisso, eterno, in quel punto della terra dove le dimensioni non esistono più e l’unica possibilità è la conoscenza della brutalità e del male che l’uomo può fare quando la ragione dorme ma anche quando si pone dalla parte sbagliata. Leggi anche: La storia di Davide, l’italiano che salva i cani dal massacro del Festival in Cina di Domenico Di Sarno

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