domenica, Maggio 16, 2021

Il fenomeno Clubhouse: e se fosse solo un modo per sentirci meno soli?

Un nuovo social fatto di soli messaggi vocali. Niente foto e niente fronzoli. Sarà la nuova frontiera del web o solo un altro modo per sentirci meno soli?

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Un social fatto di sole chat vocali, si entra in una stanza e si discute di un tema con altre persone. Un’idea così semplice quella dei fondatori dell’app Clubhouse, che sembra impossibile non averci pensato prima. Anche se non sappiamo quanto durerà, il successo di questo nuovo social ci dice che forse stiamo assistendo a una trasformazione delle relazioni umane molto più profonda di quella che immaginiamo.

Clubhouse: super investimenti e 5 milioni di download in pochi mesi

Anche se il fenomeno Clubhouse è scoppiato nelle ultime settimane, bisogna sapere che il  nuovo social dei messaggi vocali è nato negli USA a marzo 2020, proprio agli inizi della pandemia. Fondato dall’imprenditore della Silicon Valley Paul Davison e dall’ex impiegato di Google Rohan Seth, il neonato social ha subito ottenuto un importante investimento iniziale di 12 milioni di dollari da Andreessen Horowitz, il fondo che ha finanziato anche l’avvio di Twitter, Facebook, Airbnb, Groupon, solo per citarne alcuni. Oggi, la piattaforma conta già 5 milioni di download in tutto il mondo e ha ricevuto un altro round di investimenti da 100 milioni di dollari, arrivando a toccare il valore di 1 miliardo.

Clubhouse: come funzionano le stanze e chi può parteciparvi

La prima cosa da sapere su Clubhouse è che si può accedere solo su invito. La seconda è che al momento è disponibile solo per dispositivi iOS, quindi per iPhone. Una volta ricevuto l’invito ed entrati in piattaforma, si possono selezionare degli argomenti di interesse che spaziano dalla cultura, alla politica, allo sport, fino agli orientamenti sessuali e alla gastronomia. A questo punto vengono suggerite una serie di persone da seguire sulla base dei propri contatti e degli interessi selezionati. Da questo momento si può entrare all’interno delle stanze tematiche, dette room, e partecipare a conversazioni con altre persone.

Come funzionano le stanze e qual è la differenza tra room e club 

Le stanze sono gestite dai moderatori che sono contrassegnati da un asterisco verde accanto alla foto del profilo. I moderatori sono visibili nella parte alta dello schermo, subito sotto vi sono gli speaker, ovvero le persone chiamate a intervenire alla discussione. Sotto si trovano gli ascoltatori silenti che, però, possono chiedere la parola alzando la mano ed essere autorizzati a parlare dai moderatori. Le stanze possono essere pubbliche o private, le conversazioni si cancellano dopo 24 ore e non possono essere registrate, scaricate o inoltrate. Oltre alle stanze, vi sono i club, ovvero dei gruppi chiusi di utenti organizzati per temi e interessi. I club hanno molti più poteri rispetto alle stanze e possono compiere maggiori azioni come ad esempio registrare i contenuti delle room. Al momento ogni utente può creare un solo club dopo aver dimostrato di essere un utente attivo, ovvero di aver aperto un minimo di tre stanze.

Uno spazio dove incontrare i VIP

Sono già in  molte le celebrità che hanno iniziato a usare Clubhouse. Al suo ingresso, qualche giorno fa, Elon Musk, fondatore di Tesla, ha mandato il tilt la piattaforma, raggiungendo subito il limite di capienza della stanza in cui stava parlando di viaggi su Marte e del suo progetto Neuralink. Passando ai VIP nostrani invece, non è raro incrociare Barbara D’Urso, Michelle Hunziker, Francesco Facchinetti, Aurora Rmazzotti e altri personaggi pubblici che discutono di programmi tv, gossip, ma anche attualità o politica. In questo nuovo spazio, in cui si azzerano le distanze, non è inverosimile pensare di avere la possibilità di poter parlare a tu per tu con il proprio beniamino della tv. 

Clubhouse: voglia di maggiore autenticità sui social? 

Al contrario di altri social che si basano sull’uso di immagini e video, Clubhouse è una piattaforma dall’interfaccia molto semplice e scarna. Oltre a un’immagine di profilo, non è possibile scambiare nessun tipo di file che non sia un audio con altre persone e non è possibile inviare messaggi privati. I filtri scintillanti, le foto ritoccate, i sorrisi smaglianti e le messe in scena di vite perfette a cui ci hanno abituato gli altri social, scompaiono del tutto nella semplicità di quest’app senza senza fronzoli. Se selezionare le nostre foto migliori ci permette in un certo modo di pilotare l’immagine che gli altri hanno di noi, ciò non è possibile con la voce. Quando si è chiamati a intervenire in una stanza non c’è filtro che tenga, solo le nostre opinioni.

Il focus dell’app è sulle connessione umane autentiche e sul dialogo, piuttosto che sui like o il numero di follower

Ha spiegato detto Davidson in un’intervista.

L’ascesa del mondo dell’audio durante la pandemia

Nell’ultimo anno gli ascoltatori di podcast sono cresciuti del 15%, da 12 a 14 milioni. Il mondo dell’audio sta vivendo un florido momento con un proliferare di contenuti disponibili sulle più popolari piattaforme di streaming. La pandemia ha giocato il suo ruolo, con le persone costrette in casa, che hanno così avuto la possibilità di sperimentare nuovi modi per intrattenersi. E così è spiegabile anche il successo di Clubhouse. Ma attenzione a non creare confusione tra la piattaforma social e i podcast. Nei podcast la fruizione è a senso unico, si ascolta una o più persone parlare o approfondire un argomento, mentre nel nuovo social vi è uno scambio di opinioni in diretta. Bisognerà capire con il tempo se questi due mondi finiranno per fagocitarsi a vicenda o ad integrarsi. Un podcaster potrebbe ad esempio, proporre su Clubhouse un approfondimento del proprio podcast di Spotify. 

Perché Clubhouse è solo per iPhone?

Al momento i possessori di smartphone con sistema operativo Android sono esclusi dalla nuova piattaforma, il che potrebbe generare una certa frustrazione da parte di chi ama essere sempre al passo con le nuove tecnologie. Questa mossa però ha delle spiegazioni: da un lato l’esclusività, sostenuta anche dal sistema ad inviti, rafforza quello che in gergo si chiama “hype” della piattaforma, ovvero la voglia di farne parte. Dall’altra vi è una spiegazione di ordine pratico: gli utenti iOS sono numericamente molto inferiori rispetto a quelli Android e questo permette di testare ed eventualmente correggere eventuali difetti e malfunzionamenti dell’app prima di lanciarla su un mercato molto più ampio. Infine, una ragione di ordine economico: gli utenti Apple spendono mediamente di più in app mobile. Questo potrebbe essere, dunque, anche un modo per testare eventuali funzioni per monetizzare all’interno della piattaforma. Tuttavia, niente paura per gli utenti Android:


Stiamo lavorando per aprire la piattaforma a tutti il più velocemente possibile

Rassicura il co-founder Davidson in un’intervista alla CNBC.

Facebook e Twitter sul piede di guerra: già pronte a copiare Clubhouse

Con un successo così rapido e inaspettato, Clubhouse ha svegliato l’interesse dei giganti della Silicon Valley. E infatti, secondo quanto riportato dal New York Times, Mark Zuckerberg starebbe già lavorando a un’app rivale. Le indiscrezioni dicono che il fondatore di Facebook già da tempo sarebbe interessato al mondo dell’audio e proprio qualche giorno fa è stato avvistato in una room di Clubhouse. Anche Twitter si sta lanciando nel mondo delle chat vocali con il progetto Twitter Spaces. Il principio è lo stesso: aprire degli “spazi” con cui condividere messaggi vocali con un gruppo di persone. Al momento, Twitter Spaces è ancora in fase di testing ed è disponibile per un ristretto numero di persone.

E se Clubhouse fosse solo un altro modo per sentirsi meno soli?

Il fatto che Clubhouse sia nata in piena pandemia, non è un caso. In un momento in cui quella virtuale è rimasta l’unica realtà possibile per restare in contatto con le altre persone, un social vocale diventa l’ennesima estensione dei nostri sensi, per riprendere la profezia di McLuhan. La sensazione che si ha entrando nelle stanze è quella di essere in compagnia di altre persone: come essere in un bar o al tavolo di un ristorante con nuovi amici. Si rompe così quella sensazione di solitudine che ci ha accompagnati per un anno intero e si aprono nuove finestre per connettersi ad altre persone. 

Se da un lato la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione ha rappresentato un’ancora di salvezza in un momento molto buio della storia della nostra civiltà, dall’altra si ha il sentore che questa possa diventare la cristallizzazione di una condizione dalla quale forse non ci libereremo mai. Riusciremo dopo tutto questo contatto virtuale a ricostruire un mondo fatto di relazioni reali

Leggi anche: Trump contro Twitter: quando i social devono essere neutrali?

Clarice Subiaco
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Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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