Da Martina Dell’Ombra a una brillante carriera satirica: l’intervista a Federica Cacciola

Federica Cacciola è stata tra le primissime attrici italiane a intuire che lo spazio scenico si sarebbe allargato al mondo digitale, inventando nel 2014 il personaggio di Martina Dell’Ombra. Ripercorriamo le tappe della sua carriera nell'intervista.

Francesco Cannavà
Francesco Cannavà
Nasconde al suo interno una vasta gamma di sfumature e di interessi. Prova a restituire questa affascinante complessità che rende meravigliosa la vita, attraverso i film che realizza per ARTE, Rai, Sky, WDR e gli articoli di cultura e spettacolo per Il Digitale.
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Abbiamo incontrato Federica Cacciola. I suoi monologhi di costume, politica e società su YouTube e Facebook sono diventati in pochissimo tempo un successo in rete. Un’intuizione che l’ha resa una delle personalità del web più conosciute in Italia. Come attrice e autrice, in questi dieci anni, ha partecipato a numerosi programmi televisivi, podcast radiofonici, spettacoli teatrali e film. Per ripercorrere il suo viaggio, ci abbiamo dialogato in questa intervista.

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Federica Cacciola, quella carriera che si accese sul web

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Come è nato il personaggio di Martina Dell’Ombra?

Nel 2014 facevo parte di una compagnia di teatro performativo, un tipo di teatro che si basa sul coinvolgimento emotivo dello spettatore. Ci esibivamo nelle piazze delle città, sconvolgendo le persone che si trovavano per altre ragioni in quel luogo e non capivano che stavano assistendo ad uno spettacolo.

Stavo lavorando su un personaggio grottesco, una colombina svampita e un po’ stronza, e, prendendo spunto dai fatti di cronaca politica italiana che mi sembravano ridicoli, invento il personaggio di Martina. Per farlo vedere ai miei colleghi della compagnia teatrale realizzo un video e lo carico su YouTube. Lascio il canale aperto e quel video ottiene in una sola notte 200.000 visualizzazioni.

Le persone credevano che il personaggio di Martina fosse vero e lasciavano migliaia di commenti di insulti. Ho capito, immediatamente, che YouTube e il web erano diventati la nuova piazza sociale. Il tipo di teatro performativo che fino a quel momento facevo nel mondo reale adesso potevo farlo anche nel mondo virtuale.

Chi è Martina Dell’Ombra de Broggi de Sassi?

Ho scelto il cognome Dell’Ombra per l’ombra junghiana. Martina incarna le ombre peggiori di questa società. È classista, razzista, omofoba. È un insieme di caratteristiche che io trovo insopportabili. Nonostante questo è una persona di successo. Molto spesso la nostra società premia questo tipo di persone, e la cosa più triste è che le assurdità che Martina diceva dieci anni fa oggi le dicono i politici.

Qual è stato il tuo percorso di formazione?

Ho fatto il liceo classico a Messina, poi laurea in Lettere a Milano. Contestualmente, ho frequentato corsi di teatro e mi sono specializzata in recitazione alla New York Film Academy a New York.

Sei anche autrice dei tuoi monologhi satirici. Cosa rappresenta per te la satira?

Per me la satira è un occhio di bue che deve illuminare gli angoli oscuri della società, ridicolizzando ciò che non va bene.

C’è un’esperienza lavorativa a cui sei particolarmente legata?

Mi sento molto fortunata perché in questi anni ho realizzato alcuni dei sogni più grandi della mia vita. Lavorare con Serena Dandini in teatro e in tv, come autrice ed attrice, è stato uno di questi. Da piccola guardavo i suoi programmi in televisione e mai avrei pensato che da grande avrei fatto parte del suo gruppo di lavoro. Un altro sogno è stato lavorare a Radio Deejay.

Sei siciliana, cos’è la Sicilia per te?

Sono cresciuta a Sant’Alessio Siculo, un paesino vicino Taormina, in provincia di Messina. Mi sono trasferita a Milano quando avevo diciotto anni per esigenze di studio e sono rimasta a vivere per motivi di lavoro, ma il mio concetto di felicità è immaginarmi in Sicilia sdraiata sulla spiaggia davanti al nostro mare.

I tuoi follower sono principalmente giovani, ti senti responsabile dei contenuti che divulghi e dei ruoli che interpreti?

Come autrice e attrice il mio intento non è di educare i giovani ma di aprire degli spiragli di riflessione su varie realtà, certamente con un’attenzione particolare verso il sociale e i nuovi mondi della comunicazione. Questo è quello che cerco di fare continuamente.

Nel tuo ultimo libro, Amore e Psycho – educazione sentimentale per deficienti, affronti con ironia il tema delle relazioni sentimentali attraverso i miti greci.

Tutti siamo “deficienti” in amore, anche le divinità greche. Le storie dei miti sono piene di errori sentimentali, non c’è nessun dio che fa la cosa giusta. Se non ce la possono fare le divinità, come possiamo farcela noi? Lo stesso discorso vale per il sesso.

La sessualità appartiene alla dimensione affettiva ed emotiva dell’essere umano, anche quando si tratta esclusivamente di mero rapporto fisico portiamo le nostre “deficienze” come persone. Ho voluto affrontare questo tema con ironia per dare quel tocco di leggerezza che ci rende umani.

Come usi i social? Quali sono le pagine Instagram o Facebook che segui più volentieri quotidianamente?

Il mio rapporto con i social è di amore e odio. Se non facessi questo lavoro, probabilmente non li userei tutti i giorni. Seguo, principalmente, gli stand up comedian che mi divertono e i divulgatori scientifici.

Come usi il web?

Il web è stato l’evento che ha spalancato le porte della conoscenza e dell’informazione. Quando ero ragazzina facevo ricerche culturali e scientifiche sui libri, un’attività estremamente affascinante che non dobbiamo abbandonare definitivamente. Oggi le faccio principalmente sul web grazie alle molteplici possibilità del digitale.

Il caso pandoro-Ferragni, secondo te, ha avviato un cambiamento della figura dell’influencer?

Sicuramente, il modello dell’influencer patinata che la gente credeva perfetta sta crollando. Non so come sia potuto durare così tanto tempo. Io, già nel 2014, con il personaggio di Martina parodizzavo quel tipo di influencer perché per me era evidente che attraverso i social fosse possibile costruire una realtà finta, ma molta gente in questi anni ha creduto a questi personaggi e da loro si è lasciata influenzare.

Dopo il caso pandoro-Ferragni, il nuovo modello di influencer di successo verte sul valore dell’autenticità, ma a me fa paura anche questa nuova versione perché l’autenticità sui social non è possibile. È già difficile l’autenticità nella vita reale, come può esistere sui social? I social non sono la realtà, non mi stancherò mai di ripeterlo. È un concetto banale, ma a volte la verità risiede nelle cose più banali.

Nell’epoca del politicamente corretto è ancora possibile far ridere senza offendere qualcuno?

Io ritengo che non bisogna avere un atteggiamento troppo rigido nei confronti di chi fa comicità o satira, fissandosi sulla singola parola usata piuttosto che sul contesto. Però, secondo me, è giusto che la comicità si evolva di pari passo alla società. Quando la società si evolve e cambia, alcune cose non fanno più ridere. Certi stereotipi diventano vecchi. L’artista deve aggiornarsi e stare allineato alla sensibilità del pubblico.

Prossimi progetti?
Prima di tutto scrivere. Desidero concentrarmi sulla scrittura di un nuovo libro e del nuovo spettacolo teatrale. Non vedo l’ora di tornare anche in radio.

Leggi anche: Il nuovo libro di Alessandro Gori ha il sapore di un disco live

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