lunedì, 19 Aprile 2021

Gli stilisti africani rivoluzionano la moda made in Italy: chi sono i Fab Five

Perché la multiculturalità è una realtà odierna e un valore aggiunto: “Anche noi contribuiamo allo sviluppo del Paese”. I Fab Five conquistano la Milano Fashion Week.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Fab Five, cinque stilisti di origine africana che hanno sconvolto le passerelle di Milano.

Perché anche il ‘sogno italiano’ esiste, perché anche nella fashion industry è tempo di dare spazio ai giovani, perché l’origine anagrafica non importa più, perché includere la diversità è il dovere di qualunque società sensibile, avanzata, aperta e meritocratica, ma soprattutto civile.

Gisèle Claudia Ntsama, Frida Kiza, Mokodu Fall, Karim Daoudi e Joy Meribe superano confini geografici, pregiudizi, tutte le difficoltà legate all’esclusività della moda e si lanciano nel Made in Italy.

Tradizioni, multiculturalismo e il desiderio di affermarsi sono gli ingredienti vincenti delle collezioni autunno inverno 2021 2022.

Fab Five, i cinque talenti BIPOC che aprono per la prima volta la fashion week milanese

Fab Five, i cinque talenti BIPOC che aprono per la prima volta la fashion week milanese.

L’acronimo BIPOC, black, indigenous and people of color (neri, indigeni e persone di colore) è un termine coniato a seguito delle proteste scoppiate in America e in molte altre parti del mondo, Italia compresa, a sostegno del movimento Black Lives Matter.

È questo l’ambito in cui nasce anche il gruppo di lavoro “Do Black Lives Matter in Italian Fashion?”, che, con l’evento We Are Made in Italy (WAMI), ha fatto il suo primo debutto lo scorso settembre ed è ora tornato in passerella.

Allo scopo di dare spazio e supporto a talenti BIPOC, grazie a Stella Jean, Edward Buchanan, Michelle Francine Ngonmo e CNMI, il progetto The Fab Five Bridge Builders, sostenuto da Camera Moda, ha aperto la Milano Fashion Week.

E cinque fashion designer provenienti rispettivamente dal Senegal, dal Burundi, dalla Nigeria, dal Camerun e dal Marocco, ma che da tempo vivono in Italia, hanno fatto così il loro debutto su una vetrina internazionale.

Stella Jean, designer e curatrice del progetto, racconta:

La multiculturalità in Italia è un fatto che non si può ignorare.

Non è possibile farcire copertine e passerelle con modelle nere e poi dietro le quinte avere strutture completamente bianche. È un’ipocrisia.

Michelle Francine Ngonmo, fondatrice dell’Afro Fashion Week, ribadendo l’importanza di superare le barriere razziali, ha aggiunto:

Le persone che hanno il potere di cambiare le cose devono dare alle persone di colore l’opportunità di mostrare il loro valore.

Quando lo faranno, allontanando l’idea di inclusione semplicemente come una concessione, siamo sicuri che rimpiageranno il non aver saputo cogliere prima l’opportunità di collaborare e creare insieme a dei talenti incredibili.

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Chi sono i Fab ive?

È Michelle Francine Ngonmo a scoprire i cinque talenti.

C’è Fabiola Manirakiza, che dal Burundi si trasferisce nelle Marche e nel 2016 fonda il suo brand, Frida Kiza. Sono i complimenti di una giornalista per un abito realizzato dalla stessa a dare impulso alla giovane a dar vita al proprio marchio. In Frida Kiza l’arte italiana rivive attraverso i colori della cultura africana.

Joy Meribe proviene dalla Nigeria e si affaccia alla moda dopo aver studiato Lingue, specializzandosi in mediazione culturale e linguistica. Il brand, che porta lo stesso nome della stilista e che viene definito “Afropolitan Made in Italy”, celebra l’universo femminile rievocando le origini della stessa designer, che devolve parte dei ricavati in borse di studio a favore delle giovani nigeriane.

Dal Senegal arriva invece Pape Macodou Fall, che esordisce nella vignettistica, nel cinema e nella pittura, ma sfonda nella fashion industry nel 2017 quando, dopo aver incontrato Michelle Ngonmo, disegna la sua prima collezione, un connubio di moda e arte. Il brand è noto come Mokudu.

Karim Daoudi, il designer marocchino, crea il suo brand omonimo nel 2017 e il suo è il mondo calzaturiero. Cresciuto a San Mauro Pascoli, unendo a linee semplici dettagli inaspettati, Karim vince il concorso per giovani stilisti di Federmoda Roma e partecipa al “The One” di Milano.

Ultima, ma non per importanza è Gisèle Claudia Nstama che dal Camerun, studia presso l’Accedemia di Belle Arti Bologna e poi a Strasburgo, alla Haute École des Arts du Rhin. Si distingue per privilegiare la canapa e per dar vita a collezioni non di ispirazione africana, ma piuttosto orientaleggiante. Il brand Gisèle Claudia Nstama radicato nell’arte contemporanea è una rivelazione moderna e avanguardista.

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I Fab Five, simbolo della ricchezza del nostro paese

I Fab Five, simbolo della ricchezza del nostro paese.

I cinque stilisti raccontano delle molte difficoltà incontrate nel passato, ma anche nel presente per via del colore della propria pelle.

Oggi, We are made in Italy offre a questi giovani il riscatto che meritano, la possibilità di far valere il proprio talento ben oltre pregiudizi e discriminazioni.

La mia vita è letteralmente cambiata. Sono passata dal sentirmi messa all’angolo ogni volta, anzi dal sentirmi invisibile, all’essere finalmente visibile. Questo può capirlo solo chi vive la mia realtà.

Racconta Joy Meribe a Fanpage. Claudia Gisele Nstama commenta invece il progetto WAMI dicendo:

Questo progetto vuole puntare sulla ricchezza che ha l’Italia. è un Paese multiculturale e bisogna capire che anche noi contribuiamo al suo sviluppo.

Perché un paese giusto è un paese meritocratico, perché viviamo in un mondo globalizzato dove la multiculturalità non è un’eccezione, ma una ricchezza, perché la forza sta nell’unione.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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